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ALPHA TIGER

 

ALPHA TIGER

 

Certamente la scelta di restare saldamente ancorati alle proprie radici musicali può alla lunga rivelarsi un'arma a doppio taglio, ma finchè a rinverdire i fasti di quello che fu il Metal glorioso della senda metà degli anni '80, ci saranno band entusiaste e vitali come i tedeschi Alpha Tiger, la vecchia scuola non avrà nulla da temere, assestandosi due universi lontana dall'estinzione. Fondati nel 2007 a Freiberg, nella regione della Sassonia, in Germania, per iniziativa della coppia di chitarristi Peter Langforth e Alexander Backash, sotto la denominazione Satin Black, i cinque tedeschi dapprima percorrono il sentiero di un certo thrash metal non proprio innovativo, ma bene eseguito e credibile – e realizzano un primo lp intitolato "Harlequin" nel 2008 – per poi cambiare nome in quello attuale ed inerpicandosi stilisticamente verso più meditate vette figlie di Fates Warning, Queensryche, certi Iron Maiden ed un immancabile aroma di Helloween. In pieno trend revivalistico rispetto alla scuola metal più quadrata e tradizionale, l'idea degli Alpha Tiger di mettere le loro indubbie qualità tecniche e compositive al servizio del più solido ed inossidabile Heavy Metal forgiabile con i metalli a disposizione su questo pianeta, allieta davvero l'udito, impreziosita non poco da una prestazione vocale davvero in grande spolvero, invero volutamente "tradizionale", ma proprio per questo preziosa e trascinante. Heavy Metal solido ma ricco di gusto e dinamica, impatto e melodia, epicità e forza quello dei cinque tedeschi, dosato con sapienza e vitalizzato dalla giovane età dei suoi creatori, che la lezione l'hanno imparata alla perfezione, ma si tengono costantemente lontani dalla mera emulazione, se non dallo scopiazzamento fine a se stesso portato anati su altri lidi. Fino al 2011 come Satin Black e poi trasformandosi in Alpha Tiger, i nostri hanno percorso tutte le tappe obbligatorie per una band heavy che si rispetti, partendo dalle cover ed affinando via via uno stile che, se proprio non si può definire innovativo, trova sempre nuovi adepti e costituisce una delle pietre angolari di un genere intero. Il cantante Stephan Dietrich magari non ha lo spolvero di lusso di gente come Geoff Tate, Ray Alder, Andre Matos o Michael Kiske, ma svolge egregiamente il suo compito, condendo in maniera convincente la ricca portata di roccioso Heavy Metal di lusso targato anni '80 propugnato orgogliosamente dal quintetto germanico. La formazione è completata dal bassista Dirk Frei e dal batterista David Schieif, una sezione ritmica che se proprio non si perde in numeri funambolici, mette a più riprese in evidenza una disinvoltura tecnica affatto trascurabile, come ad evidenziare che lo stile che gli Alpha Tiger portano avanti è una scelta fatta col cuore, e non per esibizioni all'ultimo virtuosismo. "Man Or Machine", pubblicato nel 2011si erge a manifesto del sound del gruppo, che non esita a fornire un saggio positivo di power moderno e di classe, ottimamente arrangiato e costruito su composizioni non proprio lineari e votate all'impatto, ma dal gusto non comune e dalla gestione della melodia ben più che amatoriale o da band alle prime armi. Nel gennaio 2013 è la volta di "Beneath The Surface" di ribadire quanto di buono si era udito nella prova precedente, fornendo il profilo di un progetto vivo e credibile, magari non esattamente nato per passare alla storia, ma certamente più che in grado di scrivere pagine più che dignitose nel grande libro del Metal con la "M" maiuscola. Classe, dinamica, mobilità e padronanza tecnica aiutano non poco gli Aplha Tiger a districarsi nelle loro stesse trappole compositive, sempre solide e durissime, ma curate fin nei minimi dettagli, cullate da una voce ispirata e potente. "Lady Liberty" è un ep di tre brani che la band pubblica nel 2014 per presentare l'album dell'anno dopo e per ripescare dal passato il brano che dava quasi il titolo al primo lp del quintetto, "Men Or Machines", qui in una versione estesa, quasi a voler ribadire una compattezza anche storica del proprio percorso artistico. Nel 2015 "IDentity" sembra voler tornare su territori più lineari ed agevoli, scegliendo coordinate compositive meno articolate che nel recente passato, pur non rinunciando alla cura ed all'attenzione per i particolari e ad una dinamica mobilissima del songwriting. Melodie vocali delicate e morbide si alternano ad epiche spinte power, irrorate di un chitarrismo prezioso e mai ridondante o perso in leziosità che toglierebbero potenza ed enfasi al risultato finale. Le caratteristiche del più maestoso Heavy Metal di grande caratura ci sono tutte, e vengono rispettate e omaggiate a dovere, con calore e passione in grado di ovviare entusiasticamente al fatto che forse non siamo esattamente di fronte ai primi della classe.

Vincenzo Barone