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Il quintetto degli Arch Enemy era atteso al varco con questo suo quinto lavoro sulla lunga distanza. L'inserimento della bella Angela Gossow dietro al microfono avvenuto dal precedente "Wages Of Sin" (2001), se da una parte aveva creato un indubbio entusiasmo, tale da far assurgere il progetto a nome di punta del fermento death cosoddetto melodico, dall'altra aveva anche raccolto dello scetticismo e fatto sorgere qualche interrogativo circa l'eccessiva "carcassizzazione" del sound complessivo proposto dalla band, accusata di rivolgersi troppo al passato invece che guardare al futuro: di giocare a vincere facile insomma. Non che "Anthem Of Rebellion" sia scevro da forti contaminazioni da parte del progetto precedente curato dal leader Michael Amott, sia chiaro, ma questa volta la proposta targata Arch Enemy sembra più equilibrata, priva di forzature e decisamente più spontanea e lineare, volta a codificare un sound attuale e credibile che dal passato mutui solo le cose migliori. Ecco quindi che la prova vocale della Gossow si allinea a tratti anche in maniera impressionante con quanto espresso da Jeff Walker nei Carcass, ed anche il lavoro delle chitarre dei fratelli Amott risulta saldamente radicato nello stile death caro al combo di Liverpool, ma con questo disco gli Arch Enemy sembrano volersi impadronire costruttivamente del loro imprintig così ricco di melodia eppure così estremo e potente, volgendo finalmente lo sguardo in avanti e creando in prospettiva: lanciando un ponte ideale verso futuri sviluppi piuttosto che concentrandosi sul rinverdire pedissequamente un passato di grandissima levatura, ma pur sempre passato. Gli Arch Enemy targati 2003 incassano quindi il successo di "Wages...", ma non si adagiano sugli allori e con "Anthem Of Rebellion" aggiustano il tiro e limano spigoli ed imperfezioni con grande gusto ed equilibrio, snellendo ed accorciando i brani e guadagnando in immediatezza, prediligendo efficacemente l'appeal votato all'impatto. Dopo la breve intro "Tear Down The Walls", esplode "Silent Wars", cruda e violenta, con la cantante che sembra proprio Walker, scegliendo però un approccio più distinguibile che nel recente passato, sostenuta da un songwriting ovviamente molto guitar-oriented, essendo la coppia delle sei corde a disposizione indubbiamente dotata di un gusto melodico sopraffino e di una tecnica di tutto rispetto. Un muro sonoro mai caotico o fine a se stesso, nella definizione di un death moderno ed attuale, assolutamente credibile e competitivo. "We Will Rise", scelta come primo singolo, mostra un gruppo in grande spolvero, capace di tratteggiare uno stile ricco di forza epica, di potenza evocativa e, naturalmente, dall'attitudine fortemente melodica, contrappuntata dal discreto ma presente uso di tastiere in appoggio. Gran lavoro di armonizzazione delle melodie ad accompagnare la voce al vetriolo mentre la sezione ritmica intesse trame mai contorte ma assolutamente efficaci e potentissime. Con "Dead Eyes See No Future", che gode di un impianto talmente accattivante da risultare quasi memorizzabile, abbiamo praticamente la quadratura del cerchio, con un gruppo che sa giocarsi le carte migliori con sapiente misura ed un non comune piglio che riesce a fondere la violenza e l'impatto tipici del death con l'heavy metal tradizionale, arricchito da un gusto per un songwriting che definire di gran classe è a dir poco calzante. "Instinct" e "Leader Of The Rats" si muovono sullo stesso sentiero tracciato da "Dead Eyes...": grande enfasi melodica ed un incedere che sa essere anche maestoso e solenne, pur saldamente ancorato ad uno struttura di base assolutamente estrema. Una produzione bombastica ma calda e tagliente è la ciliegina sulla torta di un disco che di riempitivi non sembra davvero avere bisogno. La consuetudine a dissertazioni al limite del doom da parte degli Arch Enemy qui si chiama "Exist To Exit", forse un tantino prolissa, ma decisamente efficace e tellurica quanto basta. L'interludio acustico "Marching On A Dead End Road", che riprende il tema di "Dead Eyes See No Future", accompagna ad una "Despicable Heroes" dalla forte impronta slayeriana, mentre nella successiva "End Of The Line" fanno capolino accanto all'ugola infernale della cantante, efficaci clean vocals ad opera di Christopher Amott, che arricchiscono non poco un brano votato alla potenza e non alla velocità. "Dehumanization" bissa l'esperimento vocale, creando un contrasto teso e drammatico, ricco di pathos ed epicità. "Anthem" è una sorta di breve marcia triomfale strumentale che porta alla conclisiva "Saints And Sinners", ennesima zampata mid tempo impreziosita dall'uso delle tastiere in sottofondo. Vincenzo Barone

 
 

Tear Down the Walls – 00:00:32
Silent Wars – 00:04:14
We Will Rise – 00:04:06
Dead Eyes See No Future – 00:04:14
Instinct – 00:03:36
Leader of the Rats – 00:04:20
Exist to Exit – 00:05:22
Marching On a Dead End Road – 00:01:16
Despicable Heroes – 00:02:12
End of the Line – 00:03:35
Dehumanization – 00:04:15
Anthem – 00:00:56
Saints and Sinners – 00:04:41