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LA RECENSIONE DI WAR ETERNAL

Generalmente gli stravolgimenti a livello di line up, specie se tra le defezioni si può annoverare quella di chi occupa il posto dietro al microfono, possono facilmente rivelarsi un'arma a doppio taglio per un gruppo musicale. Un passo verso lo sbandamento e la spersonalizzazione o al contrario una campagna acquisti rinvigorente ed efficace? Nuova linfa e quindi nuova ispirazione, oppure confusione e perdita di identità? L'abbandono definitivo (per la seconda volta nella storia della band) da parte di Christopher Amott , fratello del leader Michael, anche lui chitarrista, e della cantante Angela Gossow, in favore di Nick Cordle (ex Arsis) alla sei corde e della blu-crinita Alissa White-Gluz (ex The Agonist) in veste di singer, poteva riservare brutte sorprese, ed invece: niente. Niente nel senso che per gli Arch Enemy il decimo capitolo in studio della loro discografia non sposta di una virgola le coordinate sonore della proposta del gruppo, confermando anzi ogni caratteristica, ogni sfumatura, ogni potenzialità del talento espresso già in tanti anni di carriera. Cordle, tra l'altro è già stato sostituito, dopo la pubblicazione di “War Eternal”, dal nome illustre Jeff Loomis, già brevemente con i Sanctuary e poi co-fondatore, insieme al cantante Warrel Dane ed al bassista Jim Sheppard, anche loro dai Sanctuary, dei mai troppo esaltati Nevermore. Ferma restando la leadership di Michael Amott, gli Arch Enemy della canadese Alissa dietro al microfono si confermano in tutto e per tutto la creatura dall'identità sonora che abbiamo imparato ad apprezzare fino ad oggi, con in più una grinta maggiore nel cantato, sebbene fedelmente radicato sui binari di quanto faceva già la Gossow.

“War Eternal” trova quindi la sua collocazione nella discografia della band senza scossoni stilistici degni di tale nome, ma ribadendo, certamente con materiale di ottima qualità, il discorso intrapreso con capacità e mestiere da anni, presentando al grosso pubblico una nuova cantante indubbiamente avvenente, all'altezza della situazione, della quale però non vengono sfruttate tutte le potenzialità, specie quelle con il timbro vocale pulito. Non è da escludere che il materiale contenuto in questo album fosse stato concepito pensando alle caratteristiche della vecchia cantante e che quindi non ci sia stato il tempo e lo spazio, più che la volontà strettamente artistica, di inserire facendo affidamento su tutte le caratteristiche della nuova voce, senza dubbio più graffiante, grintosa e potente di quella di chi l'ha preceduta, oltre che dal range ben più diversificato ed ampio.

 

Atmosfera e tensione nell'inrto “Tempore Nihil Sanat (Prelude In F Minor)”, ed ecco che “Never Forgive, Never Forget” decolla a velocità stratosferica, evidenziando l'intenzione di mettere subito le cose in chiaro partendo durissimi e senza compromessi. Il graffiante apporto vocale si dimostra subito credibile e all'altezza, mascolino e a metà tra lo screaming e growl, grintoso e aggressivo come il genere richiede, scavandosi subito un solco di riconoscibilità perfettamente adatto al contesto. “War Eternal”, il brano, è giocato su un mid tempo ficcante e d'impatto, ricco di parti melodiche e di cattiveria, venato di thrash metal durissimo e ad alta caratura. Gli assoli, equamente divisi tra Amott e l'ormai ex Cordle, si confermano uno dei punti di forza del gruppo, dosati forse con eccessiva generosità, ma pieni di gusto e tecnica mai sterile o fine a se stessa. Qui nessuno si “suona addosso” facendo a gara di funambolismi solisti. Segue la intensa e potente “As The Pages Burn” che innalza un muro sonoro epico e solenne, compatto e senza alcuna crepa, modellato su una voce che è una frustata ai timpani, e trapuntato da fasi soliste trascinanti e ricche di melodia. Inizia con un gustoso assolo “No More Regrets”, mid tempo dotato di una sua solarità, figlia di una ispirazione che affonda le sue radici nel metal classico di matrice teutonica ed arricchito da stop and go che regalano un grande dinamismo alla struttura di un pezzo davvero positivo e degno di nota.

“You Will Know My Name” parte tesa e rarefatta, facendo leva anche su una sottotraccia orchestrale, e sembra quasi essere una dichiarazione di intenti d parte della bella Alissa, che mette in mostra doti di screamer per nulla da sottovalutare, riuscendo ad essere espressiva pur in un contesto tanto apparentemente limitato come il growl. Doppia cassa epica che accompagna un mid tempo ispirato e pregno di una grandeur solenne, dotato a più riprese di un riffing tanto classicamente heavy quanto credibile ed entusiasmante. Dolce interludio strumentale chitarristico “Graveyard Of Dreams”, ci conduce al cospetto della brutale “Stolen Life”, altra zampata mid tempo priva di qualsivoglia parte pulita nel cantato (un peccato, forse...), ma dinamica e trascinante, che mette in luce la solidità di una band che evidentemente ha ancora qualcosa da dire.

“Time Is Black” non fa prigionieri, risultando tra gli episodi più riusciti dell'intero lavoro, dipanandosi su una serie di riff e di accelerazioni ottimamente sorretti da arrangiamenti orchestrali che ne esaltano la potenza più che smorzarla, cucendo insieme parti veloci ed ariose con altre ai limiti del power metal intriso di epicità. Strutture agili che sottolineano un sound armonico ricco di verve e potenza, a rivendicare un trademark che non ha certamente smesso di piacere ed interessare.

“On And On” si accende fiera e altisonante, con la precisione letale di una lama, dall'incedere tortuoso e mobile, caratterizzata da parti melodiche intense – voce a parte – e da un songwriting fortemente differenziato, che alterna con sapienza momenti tirati e aperture melodiche, sospensioni di grande atmosfera e cavalcate a rotta di collo.

“Avalanche” si fa largo sinfonica e classicheggiante, sulla scorta di un ritmo schiacciasassi maestoso e, finalmente, di un minimo di “apertura” vocale, sebbene ridotta ai minimi termini. L'arrangiamento orchestrale impreziosisce il pezzo donandogli uno spessore rimarchevole, permettendo una serie di cambi di tempo dal gusto quasi operistico. Davvero bella.

“Down To Nothing”, dal vago sapore heavy classico teso ed ispirato, “Not Long For This World”, strumentale dall'incedere tra il doom e l'epic più d'atmosfera che si scioglie in un suono di piano trasognato e malinconico, e “Shadow On The Wall”, dal riff di matrice tutta americana che ne farà un immancabile episodio live, a suo modo un po' avulsa dal contesto stilistico generale, chiudono un album decisamente riuscito, in cui le forze nuove sembrano aver portato con sé un vigore intenso e dal futuro promettente.

 

(Vincenzo Barone)

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Tempore Nihil Sanat (Prelude In F Minor) – 00:01:12
Never Forgive, Never Forget – 00:03:44
War Eternal – 00:04:16
As the Pages Burn – 00:04:01
No More Regrets – 00:04:05
You Will Know My Name – 00:04:37
Graveyard of Dreams – 00:01:10
Stolen Life – 00:02:59
Time Is Black – 00:05:23
On and On – 00:04:05
Avalanche – 00:04:38
Down to Nothing – 00:03:48
Not Long for This World – 00:03:28