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ARCHITECTS

 

ARCHITECTS

 

Quartetto britannico, di Brighton in Inghilterra per l'esattezza, gli Architects muovono i loro primi passi come band, ed erano in cinque, nel 2004 mutando inizialmente più volte denominazione prima di giungere a quella attuale, passando attraverso Inharmonic e Counting The Days. Si tratta di virulento e sfacciato metalcore, suonato con grande perizia ed un gusto del tutto seri e riconoscibili, pur nell'ambito di un territorio stilistico in cui si è detto probabilmente già tutto e dove la concorrenza, vuoi anche per una certa staticità di genere, è tanto numerosa quanto livellata verso l'alto. Il gruppo si consolida attorno alle figure dei fratelli Dan e Tom Searle, rispettivamente batterista e chitarrista/tastierista – e principale compositore e mente creativa della band – che si avvalgono del bassista Tim Lucas, del chitarrista Tim Hiller-Brook e del cantante Matt Johnson per completare la formazione, caratterizzata, oltre che da una proposta musicale che sarebbe un errore sottovalutare, da una forte attitudine vegana e politicamente impegnata sul fronte dell'ambientalismo militante che è parte integrante della proposta degli Architects. Dopo aver preso coscienza della loro crociata alimentare, si sono anche schierati con l'organizzazione ambientalista Sea Shepherd Conservation Society, di cui il nuovo cantante Sam Carter diverrà addirittura ambasciatore britannico. Metalcore dicevamo, di quello incendiario, urgente, ricco di pathos drammatico, votato ad un impatto feroce ma lucido e sempre impreziosito da melodie vocali dall'enorme potenziale emotivo. Rabbia profonda e diretta condita da intense infusioni drammatico-melodiche, soluzioni che risultano quasi sempre centrate e nitide, pure e belluine allo stesso tempo, in grado di non far storcere il naso anche ai puristi del metal di scuola più classica, sebbene in un'ottica tanto demarcata e riconoscibile. L'album di debutto, intitolato "Nightmares", esce nel 2006, ma subito dopo il cantante Johnson lascia la band, sostituito dall'ottimo Sam Carter, che in realtà è un batterista di un certo livello solo occasionalmente prestato al ruolo di cantante, ma che troverà in questa veste il modo migliore per esprimersi come artista e come uomo. Anche il bassista Lucas decide di dare forfait per dare spazio alla sua carriera universitaria, rimpiazzato efficacemente da Alex Dean. L'ingresso del nuovo singer accelera la volontà di far uscire un nuovo album più in grado di rappresentare al meglio il sound attuale del gruppo, che compie così un deciso salto in avanti, continuando a prediligere la furia dell'impatto piuttosto che la cura delle armonie vocali o la melodia del ritornello. "Ruin" (2007) aggiusta il tiro e mette in luce il talento dei nostri, che mostrano di possedere le carte in regola per non restare solo una meteora nel pur estemporaneo panorama metalcore. Capaci di innervare il loro sound di idee che guardano in avanti, di un sapiente uso dell'elettronica e dell'effettistica esterna, gli Architects non risulteranno degli assoluti innovatori, ma neppure gli ultimi della classe, senza alcun dubbio. Nel tardo 2008 viene rilasciato uno split ep insieme ai compatrioti Dead Swans "Thirty Days Of Night", ottimamente accolto sia dal pubblico che dalla critica e che mette in evidenza una maturazione sempre più tangibile e ricca di promettente talento da parte del quartetto. La Century Media se li aggiudica (i soli britannici ad ottenere un contratto con l'etichetta tedesca dopo i Napalm Death) e ristampa immediatamente "Ruin" con tanto di bonus track, giusto il tempo per ingannare l'attesta per il terzo album, "Hollow Crown" (2009), per promuovere il quale l'attività concertistica si fa sempre più intensa ed il gruppo divide il palco con moltissimi nomi della scena, uscendone sempre carichi e positivi, forti di una intensità live tanto reale e sentita da non poter lasciare indifferenti. Da "The Here And Now" (2011) si assiste alla definitiva maturazione del progetto, che si assesta da qui in poi su coordinate melodiche più importanti e ricercate,  decisamente messe in primo piano rispetto al passato, più radicale e abrasivo. Problemi familiari portano al momentaneo allontanamento del bassista Dean, che però tornerà in seno alla band dopo solo pochi mesi. "Daybreaker" esce nel 2012 e sembra volersi stilisticamente ricongiungersi col mathcore delle origini. Il chitarrista Hiller-Brook da forfait perchè stanco e con il desiderio di nuovi interessi, e il gruppo non lo sotituisce in pianta stabile, limtandosi all'uso di turnisti o ospiti. "Lost Forever/Lost Together" (2014) e "All Our Gods Have Abandoned Us" (2016), la cui uscita è stata funestata dalla scomparsa di Tom Searle, vittima di un cancro, mantengono altissimo il livello, spingendo sempre più sul contrasto violenza/melodia.   Vincenzo Barone