Sonymusic-Centurymedia

BARREN EARTH

 

BARREN EARTH

 

Olli-Pekka Laine, bassista in forza nel gruppo stoner Mannhai  e nei Chaosbreed ed ex Amorphis (fino al 2000), fonda i Barren Earth ad Helsinki nel 2007, con l'intenzione di dare fondo alle sue velleità compositive, troppo lontane dallo stile delle band in cui milita al momento.

Ecco quindi prendere forma un progetto dallo spessore musicale enorme, di difficile catalogazione ma che risulterebbe davvero colpevole ignorare, almeno per quel che concerne gli estimatori di un certo death melodico aperto e progressivo, non necessariamente tecnicamente complesso, ma dal gusto fortemente progressive, intriso di folk, di doom, di puro rock e di fascinose reminiscenze ai limiti della psichedelia. Chiamati attorno a se una serie di musicisti di grande esperienza ed affidabilità, tutti titolari o ex di una serie di band ben note della scena nord europea come Swallow the Sun, Moonsorrow, Thy Serpent, October Falls, Turisas e Waltari, il bassista ha dato libero sfogo ad una verve compositiva di grandissimo gusto e spessore, dove convivono lo spirito degli Amorphis del magnifico "Tales From the Thousand Lakes" o di "Elegy" con un pizzico dei vecchi e mai troppo lodati Warlord di "Deliver Us", assoli dal sapore psichedelico con sfuriate death, cesellature raffinatissime dal grande respiro melodico con fughe rock progressive e celestiali suoni di pianoforte, evocazioni trasognate con vivacità folk, voci cupamente in growl e cantati puliti malinconici e sognanti con atmosfere bucoliche ai limiti della colonna sonora, cupezze intrise di doom con una epicità ricca di grandeur gotica. Dopo un demo registrato nel 2008, i Barren Earth, questo collettivo di esperti musicisti che si schiera comunque come sestetto, con due chitarre e le tastiere, esordiscono con l'ep "Our Twilight" nel 2009, facendosi immediatamente notare non solo nei circoli vicini alle sonorità death. Con tanta carne al fuoco, risulta davvero difficile restare indifferenti di fronte ad una proposta musicale mastodontica, che si erge poderosa sempre tenendosi a debita distanza da derive cervellotiche o autoindulgenti, ma intessendo ad ogni brano arazzi variegati e cangiati di immane bellezza e fascino. La malinconia di fondo dal tipico carattere finnico, tanto delicato quanto epico, regala alle melodie che innervano ogni brano una urgenza ed una drammaticità che trova sbocco in dissertazioni più tirate dal sapiente gusto death scandinavo. La prima esibizione dal vivo della band avviene solo dopo la pubblicazione del primo ep, attività concertistica che si intensificherà non poco alcuni mesi prima che uscisse l'album d'esordio, portandoli in un tour di cinque settimane in Nord America. "Curse Of The Red River" (2010) conferma quanto di eccezionale ascoltato sull'ep, risultando anzi un banco di prova più ampio ed efficace, dilatando tempi e arrangiamenti con un gusto ed una raffinatezza che hanno da più parti fatto gridare al vero e proprio capolavoro. La band vince il premio nazionale come esordiente dell'anno ed anche il Metal Storm Awards nella categoria miglio album di debutto. Nel 2012 esce "The Devil's Resolve" e, benché ai più sembrasse impossibile che il sestetto potesse superarsi rispetto all'esordio, ecco che i finnici ci riescono alla grande, fornendo nuovamente una prova di gran talento, compositivamente superlativa, in cui ogni cosa sembra essere al suo posto ed un sonwriting brillante rende l'ascolto affascinante ed ipnotico in ogni sua sfumatura. Strumenti come la cornamusa, il moog, il pianoforte, sottolineano ed impreziosiscono le suggestioni fortemente evocative del quadro sonoro dipinto dai nostri, in un caleidoscopio da brividi lungo la schiena, in grado serenamnte di essere apprezzato anche da chi necessariamente non segue il versante più duro ed intransigente dell'Universo metal. La notizia dell'abbandono del cantante Mikko Kotamaki per i pressanti impegni con i suoi Swallow The Sun, aveva spaventato gli estimatori dei Barren Earth, che però, alla pubblicazione del terzo attesissimo disco del gruppo "On Lonely Towers" (2015), hanno serenamente tirato un sospiro di sollievo visto che il nuovo arrivato, il faroese Jòn Aldarà, dei doomsters Hamferd, sembra non temere scomodi confronti con chi lo ha precedeuto, specie sui toni alti e puliti. Si smorzano un po' i rimandi al folk e si accentuano le dissertazioni doom contrapposte alle astrazioni progressive più di respiro, benchè la voce sappia rantolare minacciosa come death comanda. L'ampio spettro vocale dell'ultimo arrivato porta la band a sperimentare un po' di più, risultando a tratti più intricata che in precedenza, ma senza per questo perdere un'oncia della sua forza ipnotica e trascinante. Vincenzo Barone