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BUTCHER BABIES

 

BUTCHER BABIES

 

Sì, certamente i signori Henry Flury alla chitarra (già negli Amen), Jason Klein al basso e Chris Warner alla batteria (degli Scars Of Tomorrow) sanno il fatto loro, inscenando una base strumentale di stampo metalcore americano di tutto rispetto: potente, precisa ed ottimamente eseguita. Se poi questo ottimo tappeto strumentale accompagna due scatenate ex conigliette di Playboy che si dividono il ruolo di cantante, allora le cose possono rivelarsi decisamente più interessanti e degne di nota. Le avvenenti (sembra ovvio, no?) Heidi Shepherd e Carla Harvey costituiscono senza alcun dubbio il motivo di maggior curiosità e interesse dei Butcher Babies ed al contempo la ragione del contendre, la pietra dello scandalo, che ha fatto parlare di questa band più che altro per ragioni extra-musicali. Le front women gothic metal non fanno più notizia: ormai divenute tanto numerose quanto alla fine poco riconoscibili l'una dall'altra, entrando di prepotenza, con le dovute eccezioni naturalmente, nella consuetudine più facilmente omologabile e, ammettiamolo, inflazionando un mercato che necessiterebbe di sempre nuovo ossigeno per sopravvivere a se stesso. E allora perchè non spostare ancora più su l'asticella e non mettere ben due belle figliole dietro al microfono, e magari farlo in un contesto che sia ben più estremo? Se gli Arch Enemy della deliziosa Alissa White-Gluz sono troppo death metal per i vostri gusti e se cercate emozioni doppie e suoni che possano tranquillamente (si fa per dire) scatenare anche la dance floor alternativa più smaliziata, ecco serviti i Butcher Babies. Gruppo "vero" o furba macchinazione discografica preparata a tavolino? Il cosiddetto slut metal allora esiste veramente? In verità la cosa ha poca importanza, visto che il quintetto, fondato a Los Angeles nel 2010, sembra aver fatto breccia nelle preferenze di moltissimi fan di mezzo mondo, sia maschietti che fanciulle, sulla scorta di un sound credibile ed ottimamente confezionato, che rispetta con dovizia tutti i crismi di un genere che ha ampiamente dimostrato di avere un suo spessore ed un bacino di utenza decisamente ampio. Carla Harvey in particolare (la bruna delle due front women), non è affatto un personaggio da sottovalutare visto che, prima di intraprendere l'avventura musicale (il suo sogno da sempre) si è diplomata in Scienze Mortuarie al college, è stata organizzatrice di funerali e imbalsamatrice (sul serio) ed è anche attrice e autrice di albi a fumetti. Mostrare le proprie indubbie grazie sulle pagine patinate e leggendarie di Playboy non dovrebbe ormai fare più impressione di tanto, visto poi che le due screamer dei BB se la cavano egregiamente nel loro nuovo ruolo. Il gruppo si autoproduce il primo ep omonimo nel 2011, anno in cui esce anche un albo a fumetti a loro dedicato, scritto dalla Harvey, ed in cui la band mette su YouTube un video in cui esegue la cover di "Fucking Hostile" dei Pantera. Dopo aver realizzato il primo videoclip ufficiale "Mr.Slowdeath", arriva il contratto discografico con la Century Media e viene dato alle stampe l'esordio sulla lunga distanza "Goliath" (2013), prodotto dall'esperto Josh Wilbur (Hatebreed, Lamb Of God, Gojira), che vende oltre 3000 copie in appena una settimana dall'uscita e che raggiunge la posizione 112 nella Top 200 di Billboard. In omaggio alla compianta Wendy Williams dei Plasmatics, le due procaci fanciulle si esibiscono dal vivo fin dagli esordi in topless, con solo delle "x" fatte con del nastro adesivo nero sui capezzoli, ma presto opteranno per un look certamente sexy e provocatorio, ma un tantino più coprente. Un tour di spalla a Danzig ed una serie ben mirata di partecipazioni a grossi festival americani ed il gioco è fatto: scoppia in tutto il mondo metal il "caso" Butcher Babies. La musica c'è eccome e, pur sparando fonti di ispirazione un tantino altisonanti come Slayer, Slipknot, Pantera, Guns N' Roses e Marilyn Manson, il gruppo risulta credibile e competitivo, rivelandosi di gran lunga più duro e violento stilisticamente di tanti prodotti metalcore assai più zuccherosi gestiti solo da maschietti. Nel 2014 è la volta dell'ep "Uncovered" (e ti pareva) di tenere desta l'attenzione: una serie di cover (dai Suicidal Tendencies agli ZZ Top, fino ai S.O.D. Ed ai The Osmond) affrontate con piglio vincente dal quintetto che fa così crescere l'attesa per il secondo lp "Take It Like A Man" (2015), ancora più duro e pesante dell'esordio, in cui la band sembra aggiustare il tiro in favore di un maggiore impatto  e di parti cantate, chi lo avrebbe detto, con meno melodia e più aggressività, attraverso un growl ed uno scream che di femminile a tratti non hanno proprio nulla.   Vincenzo Barone