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CALIBAN

 

CALIBAN

 

Fondati ad Hattingen, in Germania nel 1997, i Caliban, che prendono il loro nome del personaggio dello schiavo deforme e selvaggio di "La tempesta" di Shakespeare, sono considerati fra i gruppi di punta del filone metalcore, che unisce rabbiosi attacchi frontali dal grande impatto ed aggressività tutta metal figlia del death di seconda generazione ad aperture fortemente melodiche nei ritornelli e in passaggi vocali d'atmosfera.

Inizialmente sotto la denominazione Never Again, il quintetto – da sempre condotto dal cantante Andreas Dorner e dal chitarrista Marc Gortz, oggi affiancati dal secondo chitarrista Denis Schmidt, che cura anche le parti vocali pulite, dal bassista Marco Schaller e dal batterista Patrick Grun – brucia le tappe fin dagli esordi, realizzando il primo demo solo 6 mesi dopo l'inizio dell'attività, suscitando subito l'interesse degli addetti ai lavori ed ottenendo un accordo discografico che, l'anno seguente, porta alla pubblicazione dell'ep omonimo. Inizia da subito un'intensa attività concertistica che porta i Caliban ad accumulare grande esperienza ed a dividere il palco con nomi come Cro-Mags, Earth Crisis e Morning Again. "A Small Boy And A Grey Heaven" (1999) è il disco d'esordio sulla lunga distanza che mette subito in evidenza le caratteristiche stilistiche migliori del gruppo, notate da pubblico e stampa, che incensa il lavoro con parallelismi anche arditi, ma che denotano la grande presa ed efficacia di una proposta senza dubbio destinata a superare le mode e le tendenze del momento. La vicinanza stilistica e l'amicizia tra le due band, porta i Caliban ad incrociare a più riprese la sua strada con i conterranei Heaven Shall Burn, altro gruppo di riferimento per il genere, così crudo e d'impatto, ma così aperto alla melodia ed ai cori memorizzabili dal grande effetto in sede live. Nel 2000 esce infatti lo split "The Split Program", appunto insieme al combo di Saalfeld, che prepara la strada al secondo lp "Vent", pubblicato l'anno seguente e fa guadagnare al gruppo, oltre ad una intensa serie di tour di portate diverse, la partecipazione al Beast Fest in Giappone, insieme a nomi del calibro di Pantera, Slayer, Morbid Angel, Machine Head e Biohazard, aumentando non di poco la credibilità del progetto e facendo in una certa misura accettare i Caliban dalla comunità metal più intransigente e purista, di solito scettica nei confronti del metalcore, considerato abitualmente troppo commerciale e giovanilistico. Il seguente tour negli Stati Uniti sfortunatamente subisce però una improvvisa interruzione a causa dell'attentato alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001. Una maggiore propensione alla melodia e con il conseguente smussamento di certe derive musicalmente più violente, emergono da "Shadow Hearts" del 2003, l'album che consente al quintetto tedesco di ottenere un importante contratto con la Roadrunner, capace di garantire finalmente il grande salto. L'anno seguente è la volta di "The Opposite From Within", prodotto da Anders Friden, il cantante degli In Flames, ed infatti è proprio l'aspetto del lavoro in studio che risalta nella riuscita del disco: un salto di qualità che era necessario ad un gruppo dalle velleità commerciali tanto ampie. Dopo la realizzazione del secondo capitolo del gemellaggio con i "cugini" Heaven Shall Burn del 2005 con "The Split Program II", l'anno seguente esce ""The Undying Darkness" che impegna il gruppo nel lungo Darkness Over Europe Tour, insieme ad All Shall Perish e Bleeding Through. Nel 2007 viene dato alle stampe "The Awakening", prodotto da Benny Richter, che presta i suoi servigi anche alle tastiere (e che produrrà in seguito anche i Moonspell), che arriva ad affacciarsi fino alla posizione 36 delle classifiche nazionali. "Say Hello To tragedy" (2009) segna un ritorno ad una maggiore durezza dal sapore a stelle e strisce, forse in considerazione del fatto che il fermento metalcore sta vedendo scemare l'interesse esploso negli anni precedenti, ed al volenteroso studio di soluzioni melodiche che non risultino prevedibili e già sentite. Ironia della sorte, anche questo disco raggiunge la 36esima posizione nelle charts tedesche. Dopo la realizzazione del riuscito ep di cover "Coverfield" (2011), "I Am Nemesis"(2012) mette nuovamente in luce un gruppo dalle indubbie capacità tecniche e dal notevole talento compositivo, soprattutto nelle sezioni più dure ed hardcore. "Ghost Empire" (2014) continua a guardare agli USA ed a tenere viva una formula ormai rodata, ma confezionata con gusto e mestiere, con risultati sempre di molto sopra la media. Nel 2016 è la volta di "Gravity" di marcare il territorio sulle coordinate più pesanti ed oscure del metalcore, in maniera più che convincente e riuscita, risultano una delle cose migliori del genere degli ultimi anni.

Vincenzo Barone