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LA RECENSIONE DI GHOST EMPIRE

La formula cosiddetta metalcore o la si ama o la si odia. Non sembrano esserci vie di mezzo, e chi ha avuto fino ad oggi la capacità o la volontà di entusiasmarsi di fronte al cantato growl coi ritornelli melodici dalle voci pulite, ai cori anthemici, a chitarre bombastiche su ritmiche tutte doppia cassa, breakdown continui, accordature ribassate a cannone e tempi marziali, certo non potrà esimersi da provare un certo entusiasmo di fronte alla nona uscita dei tedeschi Caliban, sulla scena da una quindicina d'anni, ma ben decisi a rimanere in sella rimanendo fedeli al loro stile, ad un genere che ormai di giovanilistico non ha più nulla, ma che si è ritagliato seguito e credibilità sulla scorta di imprevedibili - fino a poco tempo prima -  incursioni nella parte alta della classifica generale dei dischi più venduti. Il nono album del quintetto conferma e ribadisce ogni concetto formale e artistico proprio dello stile dei Caliban, “defenders” del metalcore più ferocemente attaccato alla tradizione. Una produzione fenomenale conferisce poi ai suoni del disco una potenza ed una profondità davvero annichilenti, come a porre una ideale ciliegina sulla torta di “Ghost Empire”, un brillante lavoro da parte di gente con una più che affidabile esperienza alle spalle e consolidato mestiere nell'ambito del proprio universo sonoro. La proposta dei cinque di Hattingen vede la grande cura per i cori anthemici e per le melodie aggressive dal grande impatto epico, legarsi con un filo rovente alla sintesi perfetta di cantato in rantolante cupissimo growl alternato a parti pulite dagli echi quasi pop, innescando tutta una serie di breakdown pesantissimi e dalla indubbia carica primordiale.

Risulta evidente come la faccia americana della medaglia-simbolo del genere trattato, sia quella che i Caliban preferiscono veder splendere, affrancandosi via via da certe caratteristiche ed accentuandone altre ben più catchy tipiche della frangia metalcore a stelle e strisce (chi ha detto Bring Me Horizon?).

“King” apre le danze cruda e violenta, sulle ali di un downtuning micidiale, di un growling da belva feroce e impazzita, e un up tempo sostenuto e dinamico che cuce insieme le epiche aperture melodiche dei ritornelli, ben sottolineate da un tappeto di tastiere dal solenne gusto industrial. Nella seconda parte del brano il fronte epico prende decisamente il sopravvento, inglobando le parti growl e divenendo una cavalcata poderosa. “Chaos Creation” non abbandona il sentiero, pur rallentando leggermente, almeno fino alla immancabile accelerazione pre-chorus, tuffandosi nella scelta di cori di grande presa come espediente primario per raggiungere una dimensione sempre di altissima qualità e potenziale da classifica. Tra gli episodi più riusciti dell'intero lavoro, “Wolves And Rats” è avvolgente e intensa, cattiva e innervata da infusioni di elettronica e tastiere che le donano un che di tetro che porta con se un alone di gotico oscuro e malinconico. Il crescendo è emozionante ed il downtuning insistente ma efficace.”Nebel” è il primo pezzo interamente cantato in tedesco presente nella discografia della band, e riporta i Caliban a guardare alle loro origini, in un brano che sembra provenire dai primi capitoli della carriera del quintetto teutonico, con quell'enfasi nel coro quasi adolescenziale. Rocciosa e agguerrita parte “I Am Gost” sparata a velocità spedita verso una serie di breakdown d'alta scuola, squarciati da aperture corali dal grande effetto evocativo, dalla carica e dal pathos intrisi di drammaticità e melodia malinconica, delicatamente dipinta in sottofondo dai contrappunti pianistici e dalla grande carica di cori anthemici molto trascinanti.

“Devil's Night”, scelta come singolo, vuole essere un manifesto ideale delle coordinate sonore seguite dal gruppo, accentuando ogni aspetto del sound della band e portandolo al suo estremo. La furia cieca muove il mid tempo come enormi macchinari che avanzano cancellando ogni traccia di vita, e la tensione che apre ai ritornelli ed ai cori principali si fa mortifera. Il riff di “Your Song” ci accompagna ingannevole su sentieri quasi da inno da stadio, prima di sfracellarsi in uno strappo velocissimo su cui la voce sbraita sgraziata prima del saliscendi fatto da breakdown e parti cantate molto catchy che ne fanno un brano assai indovinato. La ottima “Cries Ans Whispers” mette in bella mostra le grandi potenzialità dei tedeschi, che conoscono bene il loro mestiere e sanno confezionare brani dagli inusitati carica e impatto. Un inno metalcore giostrato su tempi veloci e sulla grande e intensa linea vocale pulita, mentre il tappeto strumentale si addentra in un dedalo di cambi di tempo puntualmente molto efficaci, sebbene quasi mai sorprendenti, visto la evidente dichiarazione d'intenti stilistica fortemente attaccata alla scuola di genere costituita dal tono di tutto il lavoro.

Vibrante e intensa, “Good Man” ci fornisce un gruppo in grande spolvero, diretta e micidiale, una mitragliata precisa ed insistente, a vincere ogni resistenza grazie anche al trascinante scandire dei cori, volti stavolta alla potenza e non alla sola melodia. Le chitarre ribassate ed il coltivare tempi che una volta venivano definiti “mosh”, ricchi però di maggiore spessore e carica estremizzante, caratterizzano una proposta che senza alcun dubbio farà la gioia dei puristi del genere. “I Am Rebellion” è tesa e gagliarda, carica e vigorosa, probabilmente molto efficace dal vivo, trapuntata da tastiere dal sapore agrodolce e dalla immancabile voce growl belluina che fa da degno contraltare alle dense infusioni melodiche delle parti cantate pulite. Tellurica e ficcante irrompe “Who We Are”, altro inno da strillare a squarciagola, corrosiva e arrembante, che gronda potenza da ogni nota di ogni breakdown, sempre densi e pesanti come genere comanda. A chiudere il disco “My Vertigo”, dalla distorsione impietosa, nuovamente su coordinate magari scolastiche, ma caricate a pallettoni ed in grado di spazzare via ogni ostacolo grazie all'impeto di un assalto all'arma bianca. Le tastiere danno ancora quel tocco epico e solenne e il quadro generale si definisce in uno stile riconoscibile, con cui i Caliban vincono facile. La bonus track “Falling Downwards”, con Matt Heafy dei Truvium come ospite, è un ottimo brano, drammatico e pulsante energia, che ribadisce stentoreo il credo sonoro dei tedeschi, in patria vero e proprio fenomeno di massa.

Vincenzo Barone

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King – 00:04:02
Chaos - Creation – 00:03:30
Wolves and Rats – 00:03:59
nebeL – 00:03:11
I Am Ghost – 00:03:46
Devil's Night – 00:04:23
Your Song – 00:04:26
Cries and Whispers – 00:03:55
Good Man – 00:05:07
I Am Rebellion – 00:04:21
Who We Are – 00:04:09
My Vertigo – 00:03:15