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CROWBAR

 

CROWBAR

 

New Orleans, Stati Uniti. Forse per il clima, o forse per la multiculturalità, o forse per l'oscuro feeling coi riti voodoo, ma un sound come quello da sempre propugnato dai Crowbar poteva provenire solo da lì. Prendere la formula hardcore ed affondarla nella melma paludosa di certe lagune della Louisiana, è probabilmente l'idea che è balenata nella mente di Kirk Windstein, deus ex machina e leader del progetto, quando ha imbracciato la sua chitarra e si è piazzato dietro ad un microfono per ruggire tutta l'ansia e l'alienazione che si teneva dentro.

Fra i capostipiti indiscussi di quello che in seguito verrà etichettato sludge metal, insieme probabilmente agli Eyehategod ed, in parte, a certi Corrosion Of Conformity, i Crowbar hanno avvelenato gli stilemi propri dei Black Sabbath, contaminandoli con l'hardcore – specie nell'approccio vocale, in una certa linearità del songwriting ed in alcuni cambi di tempo – e portandoli ad un livello di pesantezza e tensione che hanno meritato la creazione di una denominazione tutta nuova per il genere poi venuto fuori. Il gruppo affonda le sue radici nel 1988, quando Windstein entra in forza nella band hardcore Shell Shock, in cui conoscerà il futuro drummer dei Crowbar Jimmy Bower. La tragedia del suicidio del chitarrista di detta band Mike Hatch (che sembra abbia ispirato il brano dei Pantera "Hollow", ma questa è un'altra storia), spinge il gruppo a mutare nome - inizialmente in Aftershock, in seguito Wrequiem e poi ancora The Slugs -  ed identità musicale, rallentando ed appesantendo i ritmi oltre che abbassando l'accordatura, mischiando praticamente punk e doom. Una serie di assestamenti a livello di line up portrà il duo Windstein/Bower ad operare una ennesima, definitiva variazione di denominazione, approdando nel  1991 a quella attuale. Dopo l'esordio discografico "Obedience Through Suffering" (1991), passato in sordina, è con l'omonimo album del 1993, prodotto dall'amico Phil Anselmo (nei cui futuri Down militeranno sia Bower che lo stesso Windstein) che la band si fa notare nel circuito internazionale, segnando per sempre la musica estrema con il suo marchio massiccio, ossessivo e disperato. La girandola di musicisti che da qui in poi militeranno e si avvicenderanno nei Crowbar fa del chitarrista/cantante l'unica figura di riferimento, scrivendo lui tutta la musica, i testi e decidendo un po' ogni cosa riguardo al progetto. La personalità artistica del quartetto si sviluppa via via verso visioni colme di angoscia ed inquietudine, inchiodate senza pietà su partiture sempre pesantissime ma sinuose, ipnotiche ed avvolgenti, senza però mai rinunciare alle velleità hardcore che le hanno da sempre contraddistinte. "Time Heals Nothing" (1995), "Broken Glass" (1996) e soprattutto "Odd Fellows Rest" (1998) portano ad una maturazione invidiabile, raffinando un minimo il putridume viscoso degli esordi, senza però privarlo di un grammo della sua asfissiante depressione doom, o se preferite sludge, o in parte anche, perché no, stoner. L'inclusione di un paio di video della band nella heavy rotation di MTV ed in episodi di Beavis And Butt-head, favorisce l'ampiamento della fama dei Crowbar, che si permettono anche il lusso di partire in tour come spalla dei Pantera. "Equilibrium" (2000) consolida le posizioni conquistate e fa affacciare degnamente la band nel nuovo millennio, sempre sulla scorta di un sound ormai ampiamente riconoscibile, che gronda sangue ed odora di zolfo. "Sonic Excess In Its Purest Form" (2001) prelude ad una pausa di tre anni nell'attività del gruppo, vista la decisione di Windstein di concentrarsi sui Down, ma il cammino riprende efficacemente nel 2005 con "Lifesblood For The Downtrodden", la cui produzione viene affidata al bassista dei Pantera Rex Brown, che si occupa anche di suonarci su il suo strumento e le tastiere. Gli impegni paralleli di una certa rilevanza rallentano un po' l'attività della band, che torna alla carica nel 2011 con l'album "Sever The Wicked Hand", meno sulfureo e più irruento in cui, finalmente, si mantiene una certa stabilità a livello di formazione (che vede, oltre il leader cantante/chitarrista, Tommy Buckley alla batteria, Mattew Brunson alla chitarra e Patrick Bruders al basso, piazza quest'ultima che resterà però assai mutevole nel futuro). "Symmetry In Black" (2014) si muove sulle orme dell'album che l'ha preceduto, confermando una volta di più la credibile efficacia di un marchio di fabbrica che, in una ormai pur cospicua carriera, non ha mai conosciuto particolari cedimenti ed, anzi, ha saputo regalare ai propri fan prodotti sempre all'altezza delle aspettative, per depressive ed angosciose che siano.   Vincenzo Barone