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character

Quando tennero un concerto in Corea, nel 2005, i Dark Tranquillity ritennero l’occasione talmente speciale da mettere in scaletta alcuni pezzi inediti. Li provavano già da mesi e sentivano un bisogno estremo di suonarli su un palco. Il pubblico avrebbe potuto rimanere abbastanza freddo, come succede ogni volta che si suona materiale che non è già noto, eppure la gente andò fuori di testa. Il gruppo svedese ricorda ancora bene quel momento perché fu la prima volta che fece assaggiare al mondo esterno la qualità di un disco che sentiva speciale e riuscito ancora prima di riscontrarlo nelle reazioni della critica e nelle vendite. Si trattava di Character, appunto. Undicesima release ufficiale e ritorno clamoroso alle origini di The Gallery, l’album solo in apparenza riscopre la potenza e l’aggressività, sia nei serratissimi intrecci di chitarre che nel growl di nuovo abrasivo di Stanne. In realtà, l’esperienza variegata iniziata con Projector, passando per il contestato Haven e il sottovalutato Damage Done, ha permesso al gruppo di crescere a livello compositivo e ritrovare la verve pesante dei primi, inarrivabili album, ma esprimendola in modo più maturo e consapevole. La bellezza e l’unicità di Character infatti è soprattutto nello straordinario lavoro di scrittura e produzione. I pezzi si stratificano in una serie di arrangiamenti e ricami che solo attraverso ripetuti ascolti è possibile cogliere a pieno. Quindi il ritorno alle sicure terre dell’heavy death melodico di dieci anni prima, non è un gettar la spugna e chiudere la rischiosa e difficile stagione delle sperimentazioni stilistiche ma il rilancio verso una nuova sfida, ovvero quella di esprimere la violenza e la rabbia con la padronanza dei combattenti navigati. Character è un lavoro in cui l’analisi del paroliere Stanne, autentica coscienza critica della band, affonda le unghie su una situazione umana al capolinea. I pezzi sono i capitoli di un ideale pamphlet sul collasso emotivo dell’umanità, vittima della pressione dei mass media e sempre più usurata da problemi di incomunicabilità. Lost To Apathy, violento e tirato singolo apripista è l’emblema di questa invettiva disperata ma anche One Thought e Am I 1 spingono in alto i gradi dell’indignazione. L’autentica marcia in più nel ritorno al passato di Character è però il tastierista Martin Lars Brändström, in forza dal 1999 e proveniente da un cammino musicale estraneo al metal. Una lacuna che in fin dei conti diviene virtù. I suoi spunti elettronici avulsi e spesso fin troppo bizzarri, garantiscono ai Dark Tranquillity di aggiungere ariosità ai riff e le armonie classiche di cui sono mastri forgiatori. Soprattutto permette al gruppo di concludere l’album con la gemma intimistica My Negation, un’atmosferica chiusa volta all’introspezione e alla resa emotiva dopo l’incessante furia di dieci tracce serrate e travolgenti. Character è un album che riporta la band di Götalandia sul campo di battaglia metallico e con le sue armi più pesanti. Come sempre l’artwork, creato dal chitarrista Niklas Sundin, è coerente e stimolante. Il paesaggio futuristico a ben guardare è formato dagli elementi organici dell’essere umano in un’ideale connubio cyberpunk tra tecnologia e carne.

 
 

The New Build – 00:04:08
Through Smudged Lenses – 00:04:13
Out of Nothing – 00:03:54
The Endless Feed – 00:04:45
Lost to Apathy – 00:04:38
Mind Matters – 00:03:31
One Thought – 00:04:09
Dry Run – 00:04:08
Am I 1? – 00:04:31
Senses Tied – 00:04:04
My Negation – 00:06:30