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Registrato l'8 marzo del 1997 al Trocadero di San Francisco – quindi giocando furbescamente in casa – il concerto degli Exodus immortalato in questo live album, fotografa il frutto della reunion che la band decise di intraprendere dopo il prematuro scioglimento avvenuto nel 1992 seguito alla pubblicazione di "Force Of Habit". L'avvento del fenomeno cosiddetto grunge – praticamente non uno stile musicale preciso in realtà, ma un approccio alla musica decisamente lontano dalla furia primordiale del thrash – aveva reso la vita difficile a gruppi metal estremi pur storici ed altamente significativi come gli Exodus, per cui sembrò il caso di mollare il colpo, anche in conseguenza dei debilitanti eccessi di alcol e droga di cui erano ormai vittime i componenti della band. Quando nel 1996 l'originario cantante del progetto, quel Paul Baloff che aveva reso memorabile l'album di debutto "Bonded By Blood" (1985) con la sua voce sguaiata e urticante - poi sostituito dal più valido tecnicamente ma assai meno carismatico ed "estremo" ex Legacy (poi Testament) Steve Souza – decise di tornare in pista insieme ai compagni d'avventura Gary Holt e Rick Hunolt alle chitarre e Tom Hunting dietro i tamburi, coadiuvati dal nuovo bassista Jack Gibson, ecco che l'attività concertistica degli Exodus conosce una seconda avvincente giovinezza, incarnata alla perfezione in questo disco. Per i fan della prima ora è come un sogno che diviene realtà, ed ecco che i classici che hanno reso immortale il debutto del combo della Bay Area riaccendersi della luce selvaggia e primordiale che li aveva proclamati tali. "Bonded By Blood", il brano, parte dirompente e massiccio come tutti ce lo ricordavamo, con l'ugola maligna di Baloff che strappa brandelli di carne come non ci fosse un domani, accompagnato da una sezione ritmica chirurgica ma potentissima ed una coppia di "asce" che davvero non aveva rivali e che avrebbe indubbiamente meritato maggior fortuna e riconoscimento, anche in campo non strettamente thrash. "Exodus" irrompe a seguire senza indugi, scaricando su un pubblico forse poco udibile ma che certamente stava inscenando un autentico massacro sottopalco, una furia inusitata, mai caotica e assolutamente devastante. Tutto è d'alta scuola ed i riff stoppati viaggiano a gran velocità sui cingoli portentosi di un drumming senza pietà. "Pleasures Of The Flesh", dal secondo album, ma scritta quando Baloff era ancora nella band, così come tutti gli altri brani poi finiti sul secondo lp del quintetto presenti nella scaletta della serata al Trocadero, si scaraventa sul pubblico dopo la sua intro tribale senza fare prigionieri, sorretta da un riff epocale e resa ancora più maligna ed acida dalla voce del singer, perfettamente a suo agio nel devastante mid tempo che la contraddistingue. Tutti in gran forma, ma un Tom Hunting sugli scudi cuce ogni passaggio ed ogni cambio di tempo con rabbioso dinamismo e precisione. Le parti soliste delle chitarre si inerpicano agili sul muro sonoro innalzato dalla band, in un manifesto thrash senza tempo, inesorabilmente capace di trascinare chiunque nel pit più infuocato. Le urla belluine di Baloff fomentano il pubblico a dovere prima di rituffarsi nel vortice tratto dal fantastico esordio, prima con una "And Then There were None" ai limiti dell'epico, densa ed articolata, e poi con il vero e proprio inno di un intero genere "Piranha", una scheggia impazzita che non conosce le ingiurie degli anni e che viene presentata esattamente come ai vecchi tempi, innescando una tempesta senza tregua: un autentico cazzotto in faccia! "Seeds Of Hate" viene introdotta da una caustica arringa del compianto Baloff – poi stroncato da un infarto nel 2002, prima che la band riuscisse a pubblicare un nuovo studio album con lui dietro al microfono – e si abbatte poi sull'audience annichilita col suo incedere avvolgente e senza tregua, nonostante la sua dinamica molto mobile. La doppietta "Deliver Us To Evil" e "Brain Dead" mostra le facce diverse degli Exodus, rese ciascuna con furia primordiale: sferragliante e cruenta la prima, e "gigiona" e sottilmente paracula la seconda, durissima sì, ma trascinante e memorizzabile nel suo songwriting da "moshare" alla grande. "No Love", dopo il suo madrigalesco arpeggio introduttivo, si lancia nel suo turbine mid tempo senza tregua, seguita a ruota da una devastante e sempre bellissima "A Lesson In Violence", che picchia davvero duro, sparata a mille e tagliente come una ghigliottina. "Impaler" guarda al passato remoto pre-esordio (quando Kirk Hammett era ancora nella band) con grinta e grande impatto, prima di chiudere le ostilità, è proprio il caso di dirlo, con l'inossidabile fulminante carica di una "Strike Of The Beast" feroce e squassante come vero thrash comanda.

Vincenzo Barone

 
 

Bonded By Blood – 00:03:43
Exodus – 00:04:29
Pleasures Of The Flesh – 00:08:15
And Then There Were None – 00:05:58
Piranha – 00:05:42
Seeds Of Hate – 00:05:59
Deliver Us To Evil – 00:08:29
Brain Dead – 00:05:22
No Love – 00:06:41
A Lesson In Voilence – 00:05:57
Impaler – 00:06:08
Strike Of The Beast – 00:09:18