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Se questo disco non avesse incontrato problemi di pubblicazione all'epoca della sua uscita, probabilmente avrebbe fatto in tempo ad entrare nel novero assoluto delle pietre miliari sia del nuovo sottogenere metal, il thrash, se non addirittura di tutto lo scibile heavy in generale.

“Bonded By Blood” è uscito nel 1985, con un anno abbondante di ritardo rispetto al progetto iniziale, ma questo non ha impedito a ciascuno dei brani che lo compongono di divenire leggenda e causa di mischie furibonde e boati di approvazione ad ogni concerto del quintetto della Bay Area, fino ai giorni nostri.

Il Thrash Metal nella sua incarnazione più verace, sguaiata, potente e caustica, sostenuto da una sezione ritmica schiacciasassi, da chitarre precise ed affilate, da assoli ricchi di gusto ed attenzione, nonostante l'impatto a cui sono asserviti, ed una voce, quella del compianto Paul Baloff, divenuta poi un esempio imitato centinaia di volte: un graffio vocale senza alcuna concessione alla melodia ed al bello stile. Una sorta di schiaffo fonico che è la ciliegina sulla torta di un disco che da molti è tuttora considerato il picco assoluto dell'intera produzione degli Exodus.

Non una tregua, non un momento di pausa, non un brano lento in un lavoro-manifesto immancabile nella collezione di ogni estimatore del Metal che si rispetti. “Bonded By Blood”, il brano, mette da subito le cose in chiaro aprendo le ostilità con un riff “stoppato” memorabile, un up tempo tipicamente thrash ed una carica vocale velenosa, che dipinge senza remore affreschi estremi, perfettamente in linea con la base strumentale. “Exodus” poi pigia sull'acceleratore, evidenziando il drumming di Tom Hunting, sempre mobile e dinamico, nonostante il contesto a tratti claustrofobico di una proposta che per l'epoca della pubblicazione era davvero estrema. Nessun filler né calo di tensione, lungo una scaletta destinata ed entrare nella leggenda e nei cuori di tutti gli appassionati. “And Then There Were None” si attesta inizialmente su un tempo apparentemente più rilassato, muovendosi con sapiente dinamismo sul versante dell'impatto e con un ritornello a suo modo memorizzabile e urlabile a squarciagola durante i feroci live della band; l'accelerazione assassina giunge all'altezza degli assoli della coppia Hunolt/Holt, che si alternano fino al finale di scuola assolutamente Bay Area Thrash. “A Lesson In Violence” mantiene le promesse del titolo e si lancia in un attacco all'arma bianca che non fa prigionieri. Le ritmiche a mitraglia si fanno ancora più cattive, basso e batteria cuciono un tappeto ritmico delicato come un cingolato, mentre Baloff impreca dietro al microfono i suoi slogan sanguinolenti. 3 minuti e 49 secondi di massacro fonico totale!

“Metal Command” è un inno thrash immortale, una stilettata che non teme il passare del tempo e che resta un esempio imprescindibile di un intero genere, indicando la strada a tanti gruppi più giovani. Dritti al punto e crudi, gli Exodus si fanno paladini del motto “no ballads” sciorinando uno dopo l'altro brani furiosi e veloci, ma mai confusi o caotici, mettendo in evidenza anche doti tecniche tutt'altro che trascurabili.

La parabola thrash tocca il suo apice con “Piranha”, un mid tempo roccioso i cui spigoli ritmici si fanno strada nella leggenda, divenendo assolutamente memorabili. Un esempio di come cattiveria e potenza non siano necessariamente correlati alle velocità più proibitive.

Un arpeggio dal sapore medioevale crea l'illusione di un minimo di pausa, ma “No Love” si trasforma subito in un monumentale manifesto thrash ricco di cambi di tempo, di riff diversificati e di ritmiche spigolose che si insinuano dando la stura ad un drumming forsennato e ad assoli di sapore quasi NWOBHM. Una sorta di tributo da parte del quintetto statunitense ai maestri britannici del Metal, gli Iron Maiden, il tutto ovviamente “frullato” come il genere estremo impone e con una prestazione vocale arrabbiata e senza concessioni melodiche.

Gli oltre 7 minuti di “Deliver Us To Evil” permettono alla band di mettere in mostra tutte le soluzioni compositive e di arrangiamento di cui è capace, cucendo un entusiasmante arazzo thrash ricco di aperture ritmiche, accelerazioni repentine, cori urlati, doppia cassa e tempi medi ricchi di impatto e forza trascinante. Nonostante la durata, il brano non stanca e non risulta dispersivo, anzi: la mobilità ed il dinamismo complessivi ne fanno un ascolto imprescindibile ed un esempio di thrash vecchia scola che sarebbe criminale ignorare.

Chiude i giochi “Strike Of The Beast” che, come diverrà consolidata tradizione in tutta la seguente discografia degli Exodus, risulta essere uno dei brani più veloci dell'intero lotto, una sorta di colpo di grazia fonico piazzato in chiusura per non lasciare superstiti. Si accelera sensibilmente ed i riff che compongono il brano si fanno ancora più convulsi e chirurgici, innescando una deflagrazione thrash senza pietà. Ritmiche compresse e tempi sparati a 1000 si rincorrono nella definizione di un altro di quelli che in futuro diverranno i classici del repertorio del quintetto di San Francisco.

“Bonded By Blood” rimane una delle pietre miliari nella carriera della band e nella storia di tutto il thrash, in una entusiasmante parata di tutti i dettami del genere, sparati fuori dalle casse con una veemenza ed una convinzione difficilmente eguagliabili e che hanno reso gli Exodus una delle realtà più serie e credibili, uno dei nomi più rispettati e di spicco per due generazioni di estimatori dei suoni duri. Tutto iniziò anche da qui.

 

Vincenzo Barone

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Bonded by Blood – 00:03:44
Exodus – 00:04:05
And Then There Were None – 00:04:40
A Lesson in Violence – 00:03:49
Metal Command – 00:04:13
Piranha – 00:03:45
No Love – 00:05:08
Deliver Us to Evil – 00:07:07
Strike of the Beast – 00:03:57
And Then There Were None – 00:04:51
A Lesson In Violence – 00:04:01