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Dagli Stati Uniti giungevano copiosi e celebrati i fasti di una sempre più ricca e riconoscibile scena death metal, quando nella vecchia Europa i primi vagiti di tale letale contaminazione prendevano piede un po' dappertutto, con la rapidità e la forza tipiche delle novità più avvincenti e trasgressive. Che la Svezia sarebbe divenuta la patria adottiva di certe sonorità, reiventandole e personalizzandole attraverso caratteri propri e distintintivi, ancora non poteva essere previsto, ma subito ci furono gruppi che decisero di cavalcare l'onda maligna, e di farlo con indiscutibili grinta e talento. Dopo una serie di cambi di nome, la band originaria di Visby ed in seguito trasferitasi a Stoccolma, giunge nel 1988 all'attuale denominazione, registra ben 5 demo, un singolo e due split e finalmente, nel 1991, approda al suo esordio sulla lunga distanza, l'album "Into The Grave". Il quartetto – formato da Ola Lindgren (chitarra e voce), Jorgen Sandstrom (chitarra e voce), Jensa Paulsson (batteria) e Jonas Trondal (basso) – fa sua la lezione impartita dai colleghi d'oltreoceano, la elabora un minimo secondo una visione tutta locale, ribassando le chitarre e scegliendo una formula primordiale semplice e diretta, brutale e squassante, ma non per questo asservita alla velocità costante ed, anzi, optando anche per mid tempo a mitraglia pesantissimi ed aperture mortifere e catacombali che rendono il quadro generale distinguibile quel tanto che basta per tenere a battesimo quello che sarà di lì a seguire il trademark del death metal di stampo scandinavo. L'assalto di questo debutto parte con la devastante "Deformed", ideale compendio dello stile che i Grave proporranno con grande successo underground da lì in poi, colmo di una rabbia atavica, feroce e diretto, ma bene eseguito e mai debordante nel caos fine a se stesso. Le chitarre "a zanzara" martellano incessanti triturando strappi veloci sapientemente alternati a stacchi a volte sulfurei ed a volte più marziali, il tutto condito da un growl animalesco ma comprensibile e da un songwriting dinamico e abbastanza differenziato, pur non perdendo un'oncia della sua brutalità negli stacchi più lenti. La registrazione, avvenuta nei poi leggendari Sunlight Studios, rende giustizia alla proposta della band, mantenendo una certa pulizia e quella pur minima brillantezza tali da permettere di distinguere ogni strumento e quindi di godere a pieno del marciume death perpetrato dai nostri. "In Love" picchia duro senza perdersi in cerimonie, lineare e compatta, giostrata su una velocità sostenuta ma non esasperata su cui si incastonano mortiferi stacchi down tempo ed il belluino rantolo vocale preso a descrivere nefandezze gore di Sandstrom. "For you God" non fa prigionieri e non allenta affatto la tensione, partendo a razzo bellicosa e cattiva, con un urlaccio che dopo una manciata di giri del riff portante riesce a ghiacciare il sangue. Strappi ai limiti del blast beat la impreziosiscono a più riprese, prima di arrivare ad uno stacco rallentato micidiale sul quale si frantuma un assolo atonale per poi rituffarsi nel vortice death e nel suo palm muting a mitraglia senza requie. Parte lenta "Obscure Infinity", con un riff che sa di doom putrescente, fino ad accelerare riprendendo la danza che vede alternarsi tempi tipicamente death svedesi e parti votate alla pesantezza ed alla devastazione. Gli assoli sono ridotti al minimo, ma la forza dell'impatto non viene mai meno, grazie ad un cantato capace di fare a brandelli anche l'ascoltatore più scettico. Deragliante e malsana "Hating Life" è praticamente una violenta mazzata in pieno volto, impreziosita da stop-and-go che ne aumentano la tensione e da una serie di riff tanto primordiali quanto efficaci che non lasciano scampo. Nessun fronzolo o abbellimento: qui si picchia duro senza ma e senza se. La title-track è un immane manifesto del Grave-style, inanellando anche inserti tastieristici di grande effetto, capaci di evocare una tensione malata ed oscura, prima di lanciarsi in un bacino mostruoso di ferocia e urgenza tutta death senza compromessi. Il rantolo gorgogliante vocale è davvero perfetto sul tappeto sonoro efferato e senza requie intessuto dal quartetto, che va dritto allo scopo, senza nulla concedere alla melodia o al groove meno d'impatto. "Extremely Rotten Flesh" sconfina nel doom più marcio e mette quasi paura prima di lanciarsi a velocità assassina, mentre "Haunted" ha la delicatezza di un rullo compressore col suo mid tempo mastodontico. "Day Of Mourning" evidenzia le buone doti di strumentisti dei nostri, nonostante lo sviluppo estremo e fagocitante dei suoi riff, così come la tesissima "Inhuman" e la conclusiva "Banished To Live", degna chiusura di un album giustamente consegnato alla storia del death metal made in Europe. Vincenzo Barone

 
 

Deformed – 00:04:06
In Love – 00:03:36
For Your God – 00:03:46
Obscure Infinity – 00:03:08
Hating Life – 00:03:03
Into The Grave – 00:04:08
Extremely Rotten Flesh – 00:04:36
Haunted – 00:03:39
Day Of Mourning – 00:03:36
Inhuman – 00:03:52
Banished To Live – 00:04:51
Tremendous Pain – 00:03:25
Putrefaction Remains – 00:02:54
Haunted – 00:03:28
Day Of Mourning – 00:03:36
Eroded – 00:03:15
Inhuman – 00:03:39
Obscure Infinity – 00:03:08