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Squadra che vince, non si cambia. E perché mai gli svedesi Grave dovrebbero scegliere di modificare anche solo di poco una formula che ha loro regalato un seguito quasi fanatico? Ecco quindi che “Out Of Respect For The Dead” mette in mostra tutti i punti fermi che caratterizzano da sempre una proposta sonora come il death metal, fornendone una ennesima rappresentazione con classe e mestiere, non trascurando alcun aspetto tipico, ma dando prova una volta di più di saperci davvero fare con la materia. Voce gutturale, suoni ribassati, chitarra a grattugia bella sporca e ruvida, atmosfere claustrofobiche che si alternano ad aperture ai limiti del doom, up tempo sparati a mille e una cattiveria di fondo mai doma, ed ecco servito il nuovo sanguinolento piatti di caro vecchio swedish daeth metal. Gli estimatori fanatici del genere troveranno pane per i loro denti in questa undicesima prova del combo originario di Visby, che mantiene ben salde le coordinate di genere, proponendole però con piglio sempre credibile e sincero, portando avanti con coerenza un discorso musicale non a caso tanto amato dai suoi sostenitori. I nomi di riferimento sono ovviamente Nihilist (poi Entombed) , Dismember, Carnage, Morbid, Nirvana 2002, Tribulation, Grotesque, Carbonized e via massacrando, ma i Grave, forse anche troppo sottovalutati, ci sanno fare sul serio e ad ogni loro uscita dimostrano di essere altamente competitivi e di saper dare sempre nuovo vigore ad una proposta estrema che vanta in tutto il mondo innumerevoli tentativi di imitazione!

Dopo l'arresto cardiaco di cui è stato vittima il batterista Ronnie Bergersthal che ha rallentato per oltre un anno la band che ha aspettato che il drummer si riprendesse completamente e fosse in grado di riprendere a pieno ritmo l'attività, c'erano dei dubbi sul futuro dei Grave, che invece con questo ultimo platter, targato 2015, hanno dimostrato di essere in grande spolvero, mantenendo inalterata la loro solidità e potenza. Il quartetto scandinavo è ancora su piazza ed in grado di assestare colpi davvero notevoli sulla scorta del suo old school death metal di matrice europea, privo di ruggine e affatto vittima di fascinazioni commerciali varie o di contaminazioni di qualsivoglia genere.

Una breve intro strumentale volta a creare una certa tensione sfocia poi in “Mass Grave Mass”, un ideale manifesto delle connotazioni stilistiche dei Grave, talmente fedeli alla linea da risultare entusiasmanti nella loro cieca coerenza. Ecco quindi i tempi veloci dalla vaga melodia, i cambi in stile doom, le aperture mortifere e le ripartenze (per usare un termine caro al mondo del calcio) al fulmicotone, impreziosite da un cantato di pura scuola swedish. “Flesh Before My Eyes” mantiene le sue coordinate nei canoni di maniera, resi però con un piglio ed un mestiere che mettono in secondo piano ogni interesse per la sperimentazione e l'originalità a tutti i costi. La tradizione e la fedeltà al proprio credo sonoro non si fanno però mai pesanti e scontate, rendendo questo lavoro piacevole e del tutto credibile per ogni affezionato estimatore. Nonostante la voce sia roca e alla carta vetrata, le parole dei testi restano distinguibili e il suono grezzo non perde un'oncia della sua carica primordiale. “Plain Pine Box” si inerpica sul sentiero della pesantezza, basandosi su riff lenti e possenti e su un incedere medio votato al lato doom della proposta, un po' sul tipo di certi Celtic Frost. La capacità dei Grave di dosare sapientemente gli ingredienti del death made in Sweden resta uno dei punti di forza di un pezzo decisamente ben riuscito, impreziosito da un buon assolo e da una mobilità rimarchevole, pur nella sua relativa lentezza. La title-track si lancia nuovamente ad alta velocità, mai sconfinando nel blast-beat come il genere impone, ma mantenendo una dinamica semplice e diretta, priva di fronzoli, ben diversificata da cambi di tempo mai ridondanti. Riuscendo a dosare aggressività, melodie malate e momenti oscuri, il quartetto farà la gioia di chi lo ha sempre seguito e supportato, evitando sì sorprese e svolte stilistiche, ma lasciandosi cullare dal sound che ci si aspetta da un gruppo del genere. “The Ominous 'They'” erge un muro sonoro poderoso, costruito su una doppia cassa incessante e su una serie di riff grattugiati con sapiente mestiere che conducono l'ascoltatore attraverso cambi di tempo tesi e ispirati, decisamente ricchi di atmosfere vecchia scuola.

“Redeemed Through Hate” è uno degli episodi migliori del disco, deflagrando dopo una veloce rullata in un impatto sparatissimo, di slayeriana memoria, che va poi a sciogliersi in una apertura rallentata caratterizzata da un bell'assolo di chitarra, mentre la voce rasposa e roca dipinge panorami di morte e violenza. La velocità poi riprende il sopravvento ed il brano si lancia in una corsa forsennata fino alla sua conclusione che si fonde praticamente in “Defiled”, un altro brutale assalto fonico all'arma bianca. I riff a motosega si susseguono senza soluzione di continuità, in un groove marcio e letale, così ricco di forza ed impatto da non stancare mai. Il cambio di tempo col basso in bella evidenza è tanto classico quanto ben riuscito. “Trial Of Ungodly Trades” segue ancora tracce di scuola Slayer, revisionate però in salsa swedish death, col suono gutturale della voce ed una distorsione pesantissima ed impietosa a caratterizzare il tutto. Una randellata in pieno viso, con un paio di stop-and-go da arresto cardiaco ed una veemenza esecutiva che non conosce cedimenti, neppure al cambio di tempo suonato senza stoppare le corde, rinunciando cioè al tradizionale suono a mitraglia, che ci accompagna fino a fine brano. Chiude le ostilità la lunga “Grotesque Glory”, dal riff sulfureo e soffocante, che avanza con la grazia di un lento Godzilla tra fiamme e macerie, lasciando dietro di sé solo desolazione e distruzione. Lungo i quasi 10 minuti della sua durata, il pezzo avvolge nelle sue spire maligne stritolando ogni resistenza grazie ad una pesantezza inaudita, mitigata - per così dire - solo dallo strappo decisamente tirato e death posto a metà brano.

Gli ingredienti ci sono tutti: cosa aspettate a farvi avvelenare?

 

Vincenzo Barone

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