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HATEBREED

 

HATEBREED

 

C'era una volta, a Bridgeport, New Haven, nel Connecticut, un gruppo hardcore denominato Jasta 14. Quando nel 1994 da questo gruppo se ne andarono in massa il cantante Jamey Jasta, il batterista Dave Russo, il bassista Chris Beattle e il chitarrista Larry Dwyer (in pratica mi sa che c'era rimasto solo un chitarrista), ecco nata la prima incarnazione degli Hatebreed. Tutto incomincia con prove assidue, una serie fisiologica di avvicendamenti in sede di line up, ed il tradizionale demo, fatto girare più che altro per diffondere il nome tra i locali della zona, così da poter suonare in pubblico il più possibile. L'ormai leggendario ep "Under The Knife" (realizzato nel '95, ma fatto uscire solo l'anno seguente) costituisce l'esordio discografico degli americani, e li impone  come una delle più competitive del panorama hardcore con forti venature thrash dell'epoca. "Satisfaction Is The Dead Of Desire" (1997) non si fa attendere e chiarisce subito che ci si trova di fronte ad una realtà che non sarà facile ignorare, nel bene come nel male. Una piccola bomba underground il successo dell'esordio sulla lunga distanza per i monelli hardcore di terza generazione, se mi si concede licenza. L'assidua frequentazione di ambienti metal ed i tour condivisi con nomi quali Slayer, Napalm Death, Entombed e Deftones, minano non poco la "purezza" stilistica del gruppo, che via via prende una impronta sempre più metal ed estrema. Ed il pubblico di stretta osservanza metal non tarda ad accorgersi di loro e ad accoglierli sotto l'accogliente ala degli adepti del crossover metallizzato con tinte thrash. "Perseverance" (2002) e "The Rise Of Brutality" (2003) ribadiscono inequivocabilmente la tendenza più recente degli Hatebreed, che strizzano l'occhio a sonorità più dure e heavy, oltre che ad una fetta di pubblico ben più numerosa che in precedenza. Ne è prova abbondante la candidatura degli Hatebrred ai Grammy dell'edizione di quell'anno fra le best metal performance. L'inclusione nel bill del prestigioso tour "Unholy Alliance", al fianco di Slayer, Slipknot e Mastodon, garantisce al progetto una visibilità enorme ed uno sdoganamento ufficiale dagli angusti confini di nicchia. Download, Ozzfest, Waken e Donnington li vedono tra i protagonisti in positivo: una consacrazione vera e propria, sebbene il grande salto non avvenga poi alla grande, forse per via dei molti prodotti validi che lo stesso stile interpretato ha via via saputo tirar fuori nel tempo: la concorrenza non sta a guardare. "Supremacy" (2006) è il quarto album della band ed il primo dove fa il suo ingresso in formazione il nuovo chitarrista Frank Novinek. Quasi contemporaneamente la band viene colpita da un grave lutto con la scomparsa per suicidio dell'ex chitarrista Lou Richards, che aveva militato nelle fila degli Hatebreed ad inizio carriera. La band perde qualche colpo e torna sul mercato discografico solo tre anni dopo, nel 2009, con l'album/tributo di cover "For The Lions", poi bissato alla fine dello stesso anno con l'abum che porta il nome stesso della band, come a fornire un manifesto programmatico degli Hatebreed che si affacciano alla "doppia cifra" del post 2000. Sempre nel 2009 il chitarrista Sean Martin, salito a bordo da ormai 10 anni, lascia la band perchè più interessato a vivere la musica in studio, a livello tecnico. Nel 2012 alcune seccanti controversie legate alle voci (naturalmente false ed ampiamente smentite in seguito) secondo cui la band avrebbe a che fare con frange estremiste di aderenti al White Power razzista americano, rallentano l'attività della band che comunque torna sul mercato nel  2013 con "The Divinity Of Purpose", che riprende il discorso musicale esattamente dove era stato interrotto e lo rende ancora più battagliero e feroce, mettendo in luce un mestiere che ormai comincia ad avere un certo peso. L'hardcore metal dei nostri è vivo e potente e, pur contaminandosi irreversibilmente col thrash a stelle e strisce, mantiene ben salde le proprie radici, ancorandosi ad un approccio hardcore punk ancora autentico e riconoscibile. Tre anni dopo (nel 2016), viene pubblicato "The Concrete Confessional", che ribadisce fermamente gli stilemi che hanno fatto apprezzare il gruppo sia dal pubblico metal che quello più strettamente hardcore, portando al punto di fusione i due generei, mutuando le caratteristiche più immediate e d'impatto dei due e portando il tutto ad un livello di furia rabbiosa che può far impallidire qualunque altro gruppo ascrivibile al genere, sia pur nelle sue derive più estreme.   Vincenzo Barone