Sonymusic-Centurymedia

antigone

Provengono da Saalfeld, la città tedesca delle grotte fatate, ma il loro approccio è furente, massiccio e senza compromessi, come ogni bravo ragazzo cresciuto nella disastrata Germania Est. Gli Heaven Shall Burn sono pacifisti, vegani e antinazisti ma musicalmente risultano più come l’equivalente di una rissa finita in tragedia. La sola arma che vogliono usare per combattere le brutture del mondo è la musica e gli strumenti finiscono per essere travi, chiodi e catene con cui sferzare i nostri petti anestetizzati dalle troppe notizie di massacri tutti uguali e violenze perpetrate ogni secondo da uomini brutali e senza scrupoli su animali e bambini. Associati alle hardcore band americane, in realtà il loro sound è assai più pesante, terrigno e sprofondato nel cuore dell’Europa metallara. La matrice è il muraglione imbattibile dei Bolt Thrower di War Master mitigato appena dall’estro malinconico di My Dying Bride e At The Gates. Antigone è il disco che li ha imposti all’attenzione generale, il loro esordio con la Century Media (sempre lasciando però un piede nel caldo crogiolo della Lifeforce Records, tanto per sentirsi ancora in pace con la coscienza e non mollare l’underground). L’etichetta tedesca gli offre i mezzi per diffondere il messaggio di amore e opposizione alle logiche guerriere che è la base e il vero movente della distruttività valvolare degli HSB. Il quarto album consolida definitivamente lo stile del gruppo e apre a una stagione di grande fertilità creativa, culminata con la “trilogia iconoclasta” pubblicata tra il 2006 e il 2010.  Marcus Bischoff è il portavoce della protesta, urlata, proprio in Antigone, fino a farsi venire i polipi alle corde vocali. Il resto della formazione non è mai stata così affiatata e stordente. Questo disco, rispetto agli esordi muscolari e abbarbicati alla retorica death metal di scuola britannica è più melodico e disponibile a esprimere una certa emotività ferita: per esempio Numbing The Pain è una lettera di ribellione alle nefandezze del mondo, declamata su un’onda struggente di armonie degne dei tempi draconiani dei più grandi Paradise Lost. L’alternanza tra quiete e tempesta è esemplificata anche dalla scelta di racchiudere un repertorio estremamente potente e caotico in una cornice di raffinata musica d’ambiente. Il compositore coinvolto in questo compito è l’islandese Ólafur Arnalds, che nell’Intro accoglie dolcemente l’ascoltatore prima di scagliarlo in una fornace di indignazione e caos, mentre nell’Outro conduce l’uditorio fino all’ingresso dell’ospedale delle coscienze malandate. Gli Heaven Shall Burn le invocano, le assillano, le nostre coscienze, aggredendole nel sonno lucido e tirandole per i piedi. I testi gridano sempre al plurale, celebrando l’onore di grandi uomini come Nelson Mandela o il poeta peruviano Victor Jara. Registrato nei Temple Of Disharmony di Patrick W. Engel, Antigone resta forse l’album più rappresentativo della band. Il titolo è ripreso da una tragedia di Sofocle e omaggia il personaggio ribelle della figlia dell’infame Edipo, pronta a farsi murare viva pur di offrire degna sepoltura al fratello traditore del re e della patria. L’artwork è un bellissimo ibrido tra iconografia classica greca e Metropolis di Fritz Lang.

 
 

Echoes (intro) – 00:01:29
The Weapon They Fear – 00:04:38
The Only Truth – 00:04:29
Architects Of The Apocalypse – 00:04:01
Voice Of The Voiceless – 00:04:52
Numbing The Pain – 00:05:36
To Harvest The Storm – 00:04:45
Risandi Von (outro) – 00:01:31
Bleeding To Death – 00:04:14
Tree Of Freedom – 00:04:49
The Dream Is Dead – 00:04:41
Deyjandi Von (outro) – 00:03:39