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HELLHAMMER

 

HELLHAMMER

 

Probabilmente l'influenza più dichiarata (insieme a Venom e Bathory) da parte di legioni di band sparse in tutto il mondo e dedite ad estremismi sonori legati al metal ed a tematiche oscure. Gli svizzeri Hellhammer, pur con una produzione discografica assai esigua ed un arco temporale d'azione che per i più è stato soltanto la scellerata ed inesperta anticamera di quelli che saranno i seminali Celtic Frost, sono prepotentemente entrati nella storia del metal perchè inconsapevoli padri di tutto il genere estremo heavy e delle sue filiazioni più cupe e primordiali. In pratica è innegabile che gli Hellhammer siano una pietra miliare imprescindibile per ogni estimatore del lato più aggressivo e d'impatto (anche tematico/lirico) dell'intero universo di borchie e catene. Da sempre gravitante intorno alla figura del chitarrista/cantante Thomas Gabriel Fisher – poi noto come Tom G.Warrior -  il gruppo ha mosso i primi passi sotto la denominazione Hammerhead nel tardo 1981 a Nurensdorf, nei pressi di Zurigo, ispirato da Motorhead, Raven, Black Sabbath e naturalmente Venom dal punto di vista sia musicale che attitudinale. La fascinazione per un'impatto visivo lugubre ed estremo almeno quanto la musica, ha fatto il resto, regalando al trio svizzero anche la paternità parziale dell'uso del face-painting, del posare con armi bianche e in pose da posseduti feroci e pericolosissimi. Già totalmente preso dalla febbre per l'heavy metal e avendo mosso i primi passi in timide band (Tarot, Grave Hill), nel 1981 il giovane Tom vola in Inghilterra, tornando carico di dischi NWOBHM, tra cui il singolo "In League With Satan" dei Venom, che lo colpisce per ferocia e butalità, a quel tempo assolutamente inedite in forma tanto animalesca e d'impatto. Con la ferma intenzione di regalare al mondo quanto di più marcio e cattivo si fosse mai sentito in precedenza, Fisher abbandona i progetti precedenti e, coadiuvato dall'ex roadie proprio dei Grave Hill Stephen Patton al basso e dal batterista Peter Stratton, inscena gli Hammerhead, che muteranno denominazione in Hellhammer nel giugno del 1982. Ispirati sempre dai Venom, i nostri decidono per dei nomi di battaglia, degli pseudonimi artistici che ne facciano delle entità maligne, piuttosto che delle persone, ed ecco che Fisher diventa Tom G. Warrior detto Satanic Slaughter, mentre Patton diviene Steve Warrior detto Savane Damage. Stratton viene poi sostituito nel tardo 1982 da Jorg Neubart, che diviene Bruce Day detto Denial Fiend. Gli esorbitanti prezzi delle sale prova o degli studi di registrazione, costringe la band ad un tour de force di una notte per registrare ben diciassette pezzi dei quali nove andranno a formare il primo demo "Death Fiend" (1983) e poi, con l'aggiunta di altri quattro pezzi, il secondo "Triumph Of Death" (1983). Il frutto di tali sforzi è un grumo putrido di metallo sanguinolento, un inno malato all'eccesso sonoro, un autentico passo verso l'Inferno da parte di tutto il movimento metal mondiale: l'asticella era stata spostata. Marci e cupi, immersi nella loro densa e appiccicosa oscurità, gli Hellhammer furono accolti come dei nuovi profeti in ambito underground da fanzinari e fan, ma subirono una spinta uguale e contraria da parte della gran parte della critica internazionale, totalmente impreparata a cotanto armageddon fonico a bassissima fedeltà. Stroncati anche ferocemente, i tre subiscono il colpo ed addirittura Stratton molla tuttome si tira indietro. Fisher non si da per vinto, vede divenire sold out i due demo in pochissimo tempo e nascere l'interesse della Noise per il progetto che chiede un nuovo nastro della band. "Satanic Rites" (1983), il terzo demo, vede così la luce (si fa per dire) proprio sotto Natale, con Tom Warrior a coprire il ruolo di chitarrista, di cantante e di bassista. Nel 1984 Martin Eric Ain, poi detto Slayed Necros, entra in forza nel gruppo al basso, ed il trio partecipa con due brani alla compilation curata dalla Noise "Death Metal" (insieme a Helloween, Running Wild e Dark Avenger). Subito dopo viene dato alle stampe "Apocalyptic Raids" (1984), un ep di quattro brani che conferma quanto di buono (e al contempo quanto di negativo) gli Hellhammer avevano fatto dire di se da pubblico e critica. Esaltati dagli uni e bocciati senza remore dalla gran parte dell'altra, stroncatura alla quale stavolta non sopravviveranno. L'ep, unica testimonianza discografica dei futuri Celtic Frost, diviene un monumento, un simbolo, una bandiera. Death e black metal attingeranno a piene mani e solo preziose e curate ristampe, arricchite da gustosi e rari bonus, leniranno la delusione per non essersi accaparrati una prima edizione su vinile, oggi divenutà rarità per collezionisti. Vincenzo Barone