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MARDUK

 

MARDUK

 

Fondati verso la fine del 1990 dal chitarrista (ex-Abruptum) Morgan Hakansson, gli svedesi Marduk rappresentano senza dubbio uno degli esempi più romarchevoli del concetto di die-hard black metal.

Da sempre fautore di un assalto sonoro feroce e senza compromessi, il gruppo originario di Norkipping ha saputo ritagliarsi una nutrita fetta di fan affezionati e fedelissimi, che hanno reso la carriera della band, pur in un'ottica marcatamente underground, una sorta di marcia trionfale. Il nome del progetto è ispirato alla divinità babilonese del caos, e mai denominazione fu più azzeccata, rispecchiando in tutto e per tutto le finalità artistiche intransigenti e totalmente estreme portate avanti da Hakansson & Soci, fin dagli esordi caratterizzati dal face painting, da tematiche guerresco-blasfeme e da ettolitri di sangue finto. L'intenzione di eseguire il metal più brutale che si fosse mai udito in Svezia nell'era post-Bathory, ha da subito delineato un profilo preciso per i Marduk, innamorati delle velocità parossistiche e dell'impatto spinto fino ai massimi livelli, pur contando sempre su una perizia tecnica e su una precisione altamente competitive. Dopo la realizzazione del demo "Fuck Me Jesus" (del 1991, divenuto famoso a causa di una copertina che definire blasfema è puro eufemismo), poi ristampato a grande richiesta nel 1995, la storia discografica del gruppo si inerpica attraverso ben 13 album, 3 live ufficiali celebratissimi, 7 ep e 3 dvd, giungendo, anche attraverso radicali cambi di line up, fino ai giorni nostri mantenendo immutata l'attitudine sonora estrema, innervandola però da diversificazioni di tipo marziale e mid tempo, atte a dare alla proposta musicale del quartetto una maggiore mobilità e dinamica generale. "Dark Endless" (1992) è l'esordio ufficiale, seguito l'anno successivo da "Those Of The Unlight", in cui le coordinate musicali risentono ancora di un certo retaggio death che comunque con "Opus Nocturne" (1994) viene definitivamente abbandonato in favore di un furioso black metal sparato a velocità proibitive. "Heaven Shall Burn... When We Are Gathered" (1996) aggiusta ulteriormente il tiro, precedendo la trilogia di album che, secondo la filosofia dei Marduk, incarna il trittico cardine del black metal tutto: sangue, guerra e morte. "Nightwing" (1998) rappresenta il sangue, col suo parziale concept dedicato a Vlad Tepes di Valacchia, altrimenti noto come Dracula, e regala episodi anche più meditati rispetto al consueto stile del gruppo. Segue "Panzer Division Marduk" (1999) incarna la guerra – evidenziando la forte fascinazione esercitata da temi legati alla Seconda Guerra mondiale per il combo nord europeo - ed è da più parti ritenuto il capolavoro estremo per eccellenza, il manifesto assoluto del black metal moderno: violentissimo e senza tregua. "La Grande Danse Macabre" (2001) rappresenta la morte, e conclude la trilogia aprendo nuovamente il sound a soluzioni più meditate, sempre ovviamente estreme, ma votate all'atmosfera ed alla pesantezza più che alla sola velocità. Il nuovo secolo vede susseguirsi una serie di avvicendamenti nella formazione, che però sembrano non intaccare mai sensibilmente il prodotto musicale finale, costantemente di ottima qualità e di livello sempre altissimo. Lo storico cantante Legion abbandona in favore dell'ex-Funeral Mist Mortuus; alla batteria Fredrik Andersson lascia il posto prima a Emil Dragutinovic ed in seguito a Lars Broddesson; il bassista B.War lascia e viene sostituito dall'ex chitarrista degli esordi Magnus "Devo" Andersson, ma nulla sembra turbare più di tanto l'incedere bellicoso della band che con "World Funeral" (2003), "Plague Angel" (2004) e "Rom 5:12" (2007) inizia il suo assalto al nuovo millennio, senza mai rinnegare la furia atavica del suo stile, ma via via arricchendolo di sfumature oscure, di tempi più dilatati, di ritmi al limite della marcia militare. "Wormwood" (2009) sottolinea e ribadisce le due facce dei Marduk 2.0: quella assatanata e ferina da una parte, e quella pesante e poderosa dei mid tempo imperiosi e solenni. Il talento interpretativo di Mortuus e l'estrema cura in fase di arrangiamento e produzione, oltre che una padronanza tecnica tutt'altro che trascurabile, rendono sia "Serpent Sermon" (2012) che "Frontschwein" (2015) importanti testimonianze di quanto il black metal duro e puro, quello che rifiuta le tastiere, le venature gotiche, le aperture ai limiti del dark, sia ancora oggi credibile e in grado di regalare sani brividi di piacere a chi predilige sonorità estreme fortemente tinte di nero.

 

Vincenzo Barone