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frontschwein

Una carriera ormai giunta al quarto di secolo ha consacrato il gruppo svedese come una delle realtà più solide, coerenti e credibili dell'universo black metal internazionale. Al di là di mode o tendenze effimere, il percorso sonoro dei Marduk è rimasto solidamente legato ad uno stile che non conosce compromessi e che, col passare degli anni, ha assunto connotazioni sempre più personali e riconoscibili, anche per l'esperienza accumulata grazie ad una intensa attività live. Tematiche liriche ed iconografia fanno ovviamente parte integrante dal pacchetto estremo proposto dal quartetto scandinavo che, senza mai rinunciare al corpse-painting ed a scelte visive tra il satanico e il guerrafondaio, ha portato avanti il suo discorso con ferma determinazione e fiducia nelle proprie potenzialità. I cambi di line-up che hanno caratterizzato l'attività dei Marduk, che oggi fanno indiscutibilmente capo alla figura del chitarrista Morgan Steinmeyer Hakansson, non ne hanno minato la solidità e la coerenza stilistica, da sempre foriera di un black metal senza compromessi, teso e velocissimo, oscuro e cupo, eseguito sempre su livelli di eccellenza.

Giunto con “Frontschwein”, pubblicato nel 2015, al suo tredicesimo album, il gruppo inanella con questa prova uno degli episodi più validi del periodo più recente di attività, mettendo in evidenza una forma compositiva convincente ed estrema, intrisa di temi guerreschi (come avvenne a suo tempo con “Panzer Division Marduk”) ma non per questo meno avvincente. Lo stile degli svedesi sì è via via raffinato senza però perdere un briciolo della sua forza distruttiva e del suo immane impatto, alternando episodi tiratissimi ad altri dall'incedere marziale e severo, se non addirittura dilatato e pesantissimo, ma sempre riconoscibilmente black. Esperienza e mestiere hanno portato la proposta musicale dei Marduk su livelli difficilmente riscontrabili altrove, portando avanti un discorso estremo in maniera credibile anche se sensibilmente più diversificata che in passato. La prova vocale di Mortuus è assolutamente efficace e intrisa di cattiveria e potenza al tempo stesso, adattandosi con talento sia ai momenti più tirati che a quelli mid tempo, nella definizione di un album immancabile nella collezione di ogni estimatore del suono estremo.

Il tema bellico ben si adatta alla costante aggressione fonica procrastinata dagli scandinavi, sia a livello lirico che iconografico, che organizzano una scaletta sapientemente dosata nell'alternanza di cariche furiose e brani più d'atmosfera. Ecco quindi che blast-beat forsennati e riff tesissimi e intricati si danno il cambio con tempi marziali e rallentati, per un risultato finale che non lascia delusi. La ferocia ha saputo evolversi senza snaturarsi, conservando uno stile marcio e brutale nonostante la cura negli arrangiamenti ed un songwriting ampiamente collaudato.

“The Blond Beast”, “Wartheland”, “Between The Wolf-Packs”, “Nebelwerfer”, la lunga “Doomsday Elite” e “503” sono i pezzi che, ognuno in maniera differente, hanno il compito di stemperare in qualche modo la furia black di base, solidamente presente negli altri episodi che compongono il disco.

Le ostilità si aprono con la devastante title-track, che mette subito in chiaro che la band è in gran forma e non è disposta a fare prigionieri. Blast-beat imperiosi ed una voce al vetriolo contrappuntano riff diversificati ma pregni della furia atavica tipica del genere. “The Blond Beast”, dal ritmo in levare, rallenta la velocità di crociera senza però perdere minimamente di pesantezza e forza d'urto, sulla scorta di un incedere marziale che dal vivo creerà di fronte al palco mischie disumane. “Afrika” si riporta su velocità proibitive sorrette da riff diversificati che si inseguono incessanti, creando un poderoso quadro fonico dalle innumerevoli sfumature di nero. “Wartheland” si muove sinuosa e letale su lidi mid tempo portati avanti da un drumming tanto preciso quanto violento, in un'orgia di potenza black metal che non necessita di velocità spasmodiche per essere credibile. “Rope To Regret”, per altro scelto come singolo apripista dell'album, mostra i Marduk nel loro ambito più congeniale, risultando un impietoso assalto all'arma bianca, un manifesto black malato e feroce, corrosivo e sparato a mille senza nessuna pietà. “Between The Wolf-Packs” sterza nuovamente verso velocità meno parossistiche alternando strappi tipici del genere a tempi medi vivaci ed a chitarre “zanzarose” che hanno fatto la fortuna della scuola black nord europea. “Nebelwerfer” conta su una interpretazione vocale ai limiti del recitato che si staglia crudele su un tappeto ritmico lento, ai limiti del doom epico di scuola bathoriana. Un episodio a suo modo particolare, ma ricco di forza maestosa, dall'incedere pachidermico e pesantissimo. Con “Falaise: Cauldron Of Blood” si torna di nuovo su coordinate estreme espresse con sapiente mestiere, velocità notevole ed aperture ai limiti dell'epic, con un Mortuus sempre sugli scudi, a caratterizzare la prova col suo timbro ringhiato e lacerante. “Doomsday Elite”, la più lunga del lotto, si snoda alternando soluzioni opposte, passando dal doom infernale e cupo, carico di angosciosa sofferenza, a strappi in blast-beat tiratissimi e senza via di scampo, da parti vocali accompagnate dalle sole chitarre ad aperture epiche di maestoso black d'alta scuola. Davvero un episodio rappresentativo della maturazione del quartetto che mette in mostra, in questo pezzo come nell'intero l'album, tutto lo scibile sonoro di cui è capace e che ha portato coerentemente avanti lungo tutto l'arco di una carriera ormai storica. “503” si dipana su un tempo medio poderoso su cui si staglia una voce agonizzante e compromessa, che scarica il suo rantolo mortifero alternandolo addirittura a parti pulite, procedendo lento e ossessivo in una marcia senza speranza. La violentissima “Thousand-Fold Death” chiude il disco sui binari a cui i Marduk ci hanno abituati in passato, sparando su blast-beat infernali il loro altissimo potenziale d'impatto, chirurgica nella sua crudele carica fonica, lanciata senza compromessi a sbriciolare ogni ostacolo.

“Frontschwein” non delude le attese e mostra una band largamente in grado di dire la sua, in forma più che mai, competitiva e credibile, in grado di portare avanti il nero messaggio ancora per molto tempo.

Vincenzo Barone

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Frontschwein – 00:03:13
The Blond Beast – 00:04:26
Afrika – 00:03:59
Wartheland – 00:04:17
Rope of Regret – 00:03:51
Between the Wolf-Packs – 00:04:28
Nebelwerfer – 00:06:16
Falaise: Cauldron of Blood – 00:04:58
Doomsday Elite – 00:08:11
503 – 00:05:11
Thousand-Fold Death – 00:03:45