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MOONSPELL

 

MOONSPELL

 

In attività già dal 1989 sotto la denominazione Morbid God, i portoghesi di Amadora, poco distante da Lisbona, cambiano nome in Moonspell nel 1992, dopo aver realizzato un paio di demo ed essersi guadagnati un gettone di partecipazione nella compilation di nomi underground locali "The Birth Of A Tragedy".

I fisiologici aggiustamenti per assestare la line up, ed arriva la registrazione del demo "Anno Satanae" (1993) che pone subito la band all'attenzione generale grazie ad un black metal intenso e aggressivo, ma non privo di atmosfera e personalità. Il fatto che il nastro conoscerà almeno due ristampe qualche tempo dopo (una anche in vinile), e che verrà interamente recuperato e ri-suonato per la raccolta retrospettiva "Under Satanae" (2007), la dice lunga sul valore e l'importanza che il demo avrà non solo nel percorso dei Moonspell, ma per l'intero movimento metal estremo europeo, che lo esalta come pietra angolare di un certo modo di intendere il black metal, non solo basato sulla ferocia e l'impatto, ma impreziosito da atmosfere cupe e maestose. Ovvio che il nastro porti la band a guadagnare il primo contratto discografico per la pubblicazione dell'ep d'esordio, quel "Under The Moonspell" (1994) che farà assurgere la band nel gotha delle new sensation estreme europee e mondiali. Lo stile dei Moonspell si contamina fortemente delle radici geografiche della band, mettendo in luce un lato folk che dona al sound una malinconia trasversale, una sua epicità oscura ed emotiva, pur incastonata in un contesto assolutamente estremo. L'album di debutto "Wolfheart" (1995) ribadisce ed amplifica quanto di buono ed originale si è ascoltato nell'ep, aggiungendo un minimo di esperienza e mestiere in più e mettendo in evidenza un songwriting ancora più potente e immaginifico. Pur figli degeneri di Celtic Frost e Bathory, con una decisa spruzzata dal sentore black sinfonico, i portoghesi capitanati dal cantante Fernando Ribeiro riescono con successo a fondere nelle loro influenze anche la musica tradizionale portoghese, quella araba e mediorientale, ed un forte sentore gothic. E' con "Irreligious" (1996) che però avviene la definitiva maturazione, la quadratura del cerchio, che regala al gruppo il meritato riconoscimento internazionale, sulla scorta di un sound che, già dall'intro, mette in luce una teatralità ed una grandeur fatta di diversità anche opposte. La voce di Ribeiro non rinuncia allo screaming o al growl tipici del genere di origine, ma si sposta su coordinate ai limiti del dark, sorretta da un tappeto tastieristico ora più in evidenza e da dinamiche ritmiche tribali dal sapore di terre lontane. L'album della consacrazione si snoda sinuoso e intrigante tra atmosfere cangianti, maestose e profonde, in cui buio e luce si inseguono in ogni brano, in ogni arrangiamento. Il singolo "Opium" diviene uno dei punti di forza dell'intero repertorio della band ed il momento clou dei loro concerti. Dopo l'ep "2econd Skin" (1997) che aveva fatto presagire una sempre maggiore propensione verso il lato gothic/folk a scapito di quello meramente metal estremo, è con "Sin/Pecado" (1998) che i Moonspell danno la sterzata definitiva, immergendosi completamente in una ambientazione figlia dell'elettronica dark, ingabbiando le dissertazioni puramente metal in contesti sempre in bilico tra il gothic ed il folk, con la voce sempre più calda e penetrante pittosto che graffiante e selvaggia, e le aperture strumentali permeate di sentori di deserto e di paesaggi d'oriente. Raffinatezze e cura di arrangiamenti ed atmosfere a tratti quasi new wave/dark si accostano a riff acuminati mai però troppo spinti o pesanti. "The Butterfly Effect" (1999) e "Darkness And Hope" (2001) scandagliano i nuovi orizzonti dei Moonspell in ogni direzione, amplificandone gli aspetti di ricerca ed i toni immaginifici, esplorandone gli anfratti più nascosti e carichi di enfasi ancestrale. Con "The Antidote" (2003) i portoghesi scelgono di tornare indietro: torna il growl e i profili più riconoscibilmente metal, per un album sì di gran classe e ben saldo nelle sue finalità gothic/dark, ma ben più duro e cattivo di quelli immediatamente precedenti, per la gioia, almeno parziale, dei fan della prima ora. "Memorial" (2006) prosegue sulla medesima linea dura e le contemporanee ristampe del vecchio materiale fino ad "Irreligious" rendono bene l'idea delle intenzioni dei portoghesi, ottimamente ribadite in "Night Eternal" (2008), "Alpha Noir" (2012) e "Extinct" (2015) in cui una certa irruenza metal prende il sopravvento sulle pur raffinate disserazioni art rock o sul dark/gothic di maniera.

 

Vincenzo Barone