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MORGOTH

 

MORGOTH

 

Inizialmente sotto la denominazione di Cadaverous Smell - poi mutata, vista la passione per Tolkien e il suo "Signore degli Anelli" da parte dei due membri fondatori Rudiger Hennecke (batteria e tastiere) e Carsten Otterbach (chitarra), in Minas Morgul e, una volta completata la formazione con l'arrivo del bassista/cantante Marc Grewe (ex Comecon) e del chitarrista Harry Busse, in quella definitiva, Morgoth – la band nasce nel 1985 in Germania, a Maschede.

"Pits Of Utumno" è il titolo del demo d'esordio, pubblicato nel 1988, che fa guadagnare al gruppo il suo contratto discografico con la Century Media che, con grande fiuto ed attenzione, accompagna i Morgoth nella loro progressiva maturazione, radicata saldamente nella scuola death metal, ma aperta e dinamica. Gli ep "Resurrection Absurd" (1989) e "The Eternal Fall" (1990), supportati dalla opportuna gavetta on the road in tour europei di spalla a Pestilence ed Autopsy prima ed a Demolition Hammer e Obituary poi, contribuiscono alla progressiva definizione del proprio stile e della propria personalità musicale, che vede la sua concretizzazione nell'esordio sulla lunga distanza "Cursed" (1991), ma non prima di aver completato la line up con l'ingresso del bassista Sebastian Swart, che consentirà a Grewe di occuparsi solo delle parti vocali. Il death metal crudo ma non privo di spunti interessanti propugnato dal gruppo deve inizialmente molto ai Possessed e soprattutto ai Death di Chuck Schuldiner, specie per quanto riguarda l'impostazione vocale ed un certo songwriting chitarristico, e la band viene notata da pubblico e stampa, ritagliandosi rapidamente una certa notorietà ed un discreto seguito. All'esordio fa seguito un'intensa attività concertistica che porterà i tedeschi negli Stai Uniti, di spalla ai connazionali Kreator ed ai Biohazard, e di nuovo in Europa, a supporto di Immolation e Massacre. Nel 1993 viene pubblicato "Odium" ed il sound proposto,  pur restando fortemente ispirato dai nomi accennati per l'esordio, tende a rivelare una certa maggior personalità, specie nella scelta di alcuni suoni percussivi industrial-oriented e nella diversificazione del songwriting, a tratti più meditato e d'atmosfera, impreziosito anche da qualche tappeto di tastiere e da arrangiamenti che portano alla mente certi Voivod più d'impatto. Di nuovo on the road al seguito di Tiamat, Unleashed e Tankard, ma si fa presto strada, nonostante i riconoscimenti, una certa stanchezza da parte dei membri della band che ad ogni modo, dopo una pausa di riflessione, arriva al 1996 e fa uscire "Feel Sorry For The Fanatic", in cui la sterzata stilistica solo accennata dal precedente lavoro si fa ben più evidente, inerpicandosi sempre più su sentieri voivodiani, contaminati però fortemente da toni industrial e caratterizzata da scelte vocali che si affrancano dagli schemi tipicamente death metal. Velocità e growl lasciano così il posto ad un minimo di melodia e ad un progressive alternativo dal gusto a volte addirittura raffinato, con le tastiere che fanno capolino con maggiore frequenza, anche se senza prendere mai il sopravvento. Il malcontento in seno alla formazione porterà all'abbandono in fasi diverse proprio dei due membri fondatori ed infine al definitivo scioglimento, avvenuto nel 1998. Una occasione mancata ed un rimpianto che band e pubblico dovranno sopportare fino alla reunion del 2011, inizialmente ideata solo per un tour commemorativo dei 20 anni dell'album d'esordio "Cursed", ed alla fine divenuta ufficiale con la ripresa dell'attività a tutto tondo. Nel 2012 esce infatti il live "Cursed To Live" (dal titolo esplicativo a dir poco), poi nel 2014 il singolo "God Is Evil", che mette in evidenza un efficace ed importante ritorno alle sonorità degli esordi, senza però abiurare del tutto le dissertazioni industrial della fine del ciclo precedente. Con alla voce Karsten Jager (ex Disbelief), Marc Reign alla batteria, Sotirios Kelekidis al basso, ed i veterani Harry Busse e Sebastian Swart (passato alla sei corde) alle chitarre, nel 2015 vede la luce "Ungod", l'album del ritorno, decisamente death metal nella forma e nelle intenzioni. Aggressivo e pesante, pur senza lanciarsi in velocità da gran premio, il nuovo/vecchio corso dei Morgoth mostra un gruppo in grado di dire la sua, competitivo e credibile, capace di soddisfare i palati più avvezzi al genere e, è bene sottolinearlo, ancora legati alla inarrivabile opera dei Death...   Vincenzo Barone