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NAPALM DEATH

 

NAPALM DEATH

 

Quando un gruppo diventa sinonimo di un intero genere, vuol dire che il messaggio è giunto a destinazione e che il pubblico ha trovato un degno punto di riferimento nell'ambito di una scena, di un panorama musicale. Vuol dire che si sta parlando di un nome a suo modo storico e imprescindibile rispetto al genere eseguito. Insieme a quello degli americani Repulsion, il nome dei Napalm Death, britannici di Meriden, vicino Birmingham, è quello che in definitiva viene con maggiore naturalezza accostato al cosiddetto grind o grindcore, che dir si voglia. Suonare ultraveloce ed in una forma a dir poco brutale e diretta, è divenuta una caratteristica riconoscibile e riconducibile ad uno specifico sottogenere metal, che ormai sia il pubblico che la critica, tendono ad incarnare con l'impegno artistico portato avanti dagli inglesi in esame, in qualunque parte del pianeta ci si trovi e qualunque lingua si parli. Fondati nel 1981 da Miles Ratledge e Nicholas Bullen  - rispettivamente batterista e bassista/cantante – i Napalm Death nell'arco della loro lunghissima carriera hanno cambiato praticamente un esercito di elementi, tanto che della formazione iniziale è un bel pezzo che non è rimasto più nessuno. Inizialmente sotto la denominazione Civil Defence e partendo da uno stile hardcore punk rozzo e primordiale, i britannici hanno raggiunto una sorta di formazione "classica" solo dopo il 1986, col cantante Mark "Barney" Greenway, il chitarrista Mick Harris, il chitarrista Jesse Pintado (prematuramente scomparso nel 2006), il bassista Shane Embury ed il batterista Danny Herrera, . Anche volendo fare uno stringato riassunto dei cambiamenti di elementi avvenuti nell'ambito dell band, ci vorrebbero due cartelle solo per quello, per porre cronologicamente i numerossissimi avvicendamenti che hanno caratterizzato l'intera carriera del gruppo. Basti pensare che per i Napalm Death una rapida conta degli ex arriva per lo meno ad annoverare una ventina di personaggi che sono via via entrati in forza e poi ne sono usciti per una ragione o per l'altra. Sono numerose le band che contano nelle loro fila ex elementi dei Napalm Death o che, una volta fuoriusciti, hanno formato altri gruppi a loro volta. Nomi del calibro di Carcass, Cathedral, Scorn, Godflesh, Brujeria, Lock Up, Meathook Seed (solo per citarne alcuni) dovrebbero rendere bene l'idea del "traffico" di cui i Napalm Death sono stati protagonisti nel corso degli anni. Dopo aver registrato tre demo più hardcore che metal, i nostri sono approdati al nastro intitolato "Hatred Surge" (1985), che è stato il primo a subire una certa contaminazione metal vera e propria - fu l'ingresso in formazione di Harris che segnò un ulteriore sensibile passo avanti nella metallizazione del sound e dell'aumento di velocità e brutalità delle composizioni - evolutasi poi in altri due prodotti simili, che condurranno la band all'esordio sulla lunga distanza con il famigerato "Scum" del 1987, registrato in due fasi distinte, con relative immancabili variazioni di line up. Il gruppo si coniò autonomamente il termine grindcore per indicare lo stile proposto, già sentito, in parte, a livello strettamente underground, ma portato all'estremo dagli inglesi. "Scum" diviene presto un simbolo, un lavoro seminale per l'intero sviluppo dell'ala estrema del metal, rivedendo violentemente le strutture musicali della semplice forma-canzone. "From Enslavement To Obliteration" esce nel 1988 e per la band iniziano i lunghi tour, con altri importanti cambi di personale che porteranno poi Lee Dorrian a fondare i suoi Cathedral, Pintado (ex Terrorizer) ad unirsi in pianta stabile alla band insieme all'ex-voce dei Benediction "Barney" Greenway. "Harmony Corruption" esce nel 1990 ed ormai la strada per un riconoscimento internazionale è del tutto spianata ed il grindcore smette definitivamente di essere legato al più oscuro undeground, fondendosi col death più brutale ed intransigente e conoscendo una insospettabile evoluzione. "Utopia Banished" (1992) sembra guardare nuovamente al passato ultra-estremo, mentre il successivo "Fear, Emptiness, Despair" (1994) riporta la band sulla rotta del death, mostrando un certo desiderio di cambiare e guardare avanti. "Diatribes" (1996), "Inside The Torn Apart" (1997), "Words From The Exit Wound" (1998), "Enemy Of The Music Business" (2000) e "Order Of The Leech" (2002) sembrano invece voler tornare alla ferocia spasmodica del grind originario, e con i successivi "The Code Is Red... Long Live The Code" (2005), "Smear Campaign" (2006), "Time Waits For No Slave" (2009), "Utilitarian" (2012) e "Apex Predator – Easy Meat" (2015), la tendenza viene abbondantemente confermata: grindcore più che death. Vincenzo Barone