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NEVERMORE

 

NEVERMORE

 

Quando la fresca e promettente heavy metal band di Seattle Sanctuary si trovò intrappolata nel vortice del cosiddetto grunge, cominciando a subire malcelate pressioni da parte della casa discografica per una svolta stilistica in tal senso, che avesse di conseguenza un importante ritorno commerciale, il cantante Warrel Dane ed il bassista Jim Sheppard non ci stanno, e fondano un loro progetto personale, i Nevermore. E' il 1992 e per la band inizia un periodo di assestamento della formazione e dello stile proposto, frutto di reminiscenze thrash in salsa US power metal molto pesanti e muscolari, spruzzate di un raffinato songwriting progressive e forte di una interpretazione vocale davvero unica nel suo genere, quasi teatrale, ricca di pathos credibile e di immenso spessore interpretativo, oltre che di indubbie doti tecniche. Un primo demo "Utopia", di ben dieci brani, viene messo in circolazione nel 1992, seguito poi due anni dopo da "1994", stavolta di cinque pezzi, ed il nome del gruppo comincia a circolare insistentemente nei circoli underground dei "sopravvissuti" alla tempesta grunge, rimasti fedeli al verbo metal. Si arriva così al 1994 con una formazione stabilizzata con l'ingresso del batterista Van Williams e dell'ottimo chitarrista Jeff Loomis, che già aveva collaborato con i Sanctuary in sede live, e quindi, l'anno dopo, alla pubblicazione dell'omonimo album d'esordio, ottimamente accolto da pubblico e critica, che non mancano di accorgersi dello spessore della proposta degli americani, sempre pesante e carichissima, tesa e feroce, ma intessuta di dinamiche differenti e sinuosità tutte progressive, a volte morbide e carezzevoli, a volte aspre e drammatiche. Il tutto sovrastato da una prova vocale assolutamente sugli scudi, che ha modo di dipanarsi in tutto il suo consistente range tonale ed interpretativo su basi tortuose ma dinamiche, sospese in maniera equidistante tra thrash, power, metal tradizionale, epic e tanta voglia di sperimentare e spingersi compositivamente in territori progressivi e di ampio respiro, anche melodico. Un tour europeo di spalla ai Blind Guardian ed uno americano insieme ai Death consacrano la band a livello internazionale, facendola riconoscere come solida e coerente nella sua indiscutibile durezza. Il gruppo diventa un quintetto con l'ingresso del secondo chitarrista Pat O'Brein poco prima della pubblicazione dell'ep "In Memory" (1996), che anticipa di un paio di mesi l'uscita del secondo album dei nostri, "The Politics Of Ecstasy", che conferma quanto di buono evidenziato nell'esordio, ampliando ancora di più gli orizzonti entro i quali far muovere la creatura Nevermore in tutta libertà, sia compositiva che contenutistica. O'Brein lascia la band per unirsi ai Cannibal Corpse, ed il suo posto viene preso da Tim Calvert (ex Forbidden). Il come back discografico si fa attendere ben tre anni e finalmente, nel gennaio del 1999, ecco uscire "Dreaming Neon Black", un difficile concept sulla discesa nella pazzia da parte di un uomo disperato per la morte della donna che gli aveva preso il cuore, storia drammaticamente ispirata dall'esperienza personale di Dane, che subì la perdita della fidanzata, la cui interpretazione è varia, diversificata, multiforme: fenomenale ed emozionante, come tutto il disco del resto, osannato dagli addetti ai lavori e capace di rendere i Nevermore una delle realtà più solide dell'intero fenomeno metal made in USA vissuto dal lato più duro ed aggressivo. I tour si susseguono, insieme a Mercyful Fate, Arch Enemy, Opeth, Iced Earth, ma un altro tassello abbandona, Calvert si tira indietro causa matrimonio, ed al suo posto non viene preso nessuno, a parte per le date live, in cui troveranno posto come turnisti Curran Murphy (Annihilator) e Chris Broderick (Jag Panzer). Il gruppo decide di restare un quartetto. Nel 2000 è la volta di "Dead Heart In A Dead World" di deliziare i padiglioni auricolari degli ormai moltissimi estimatori del gruppo, che si imbarca in un lungo susseguirsi di tour, fra cui spicca per la caratura del bill, quello insieme ai Savatage. Il singolo "Belive In Nothing" (2001) è l'unica nuova uscita fino al 2003, quando viene dato alle stampe "Enemies Of Reality", dalla produzione incerta ma validissimo. Uno split insieme agli Arch Enemy e la pubblicazione del sesto album "This Godless Endeavor", caratterizzano il 2005, seguito da importanti affermazioni live internazionali nei principali eventi e festival, lunghi tour, gli album solisti sia di Dane che di Loomis, che fanno trascorrere il tempo fino all'atteso ritorno dei Nevermore nel 2010 con "The Obsidian Conspiracy", forse più assimilabile e"facile" dei precedenti, ma dall'innegabile valutazione altissima. Nel 2011 Loomis e Williams lasciano il gruppo.

Vincenzo Barone