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LA RECENSIONE DI TRADIC IDOL

Nella sua longeva esistenza artistica il gruppo dei Paradise Lost ha vissuto fasi alterne, non tanto dal punto di vista dei risultati commerciali e di riscontro di pubblico e media, ma proprio dell’evoluzione musicale. Per esistere e stare insieme cosi a lungo e con questo tipo di successo sicuramente la band inglese è passata attraverso diverse fasi di profonda ed a volte anche dolorosa mutazione.” Tragic Idol” è però un album che può essere considerato della svolta sotto molti punti di vista. Succede di tre anni a” Faith Divides Us – Death Unites us, un disco che per molti versi aveva esasperato quella sottile linea che da sempre i Paradise Lost percorrono attraverso il metal e le sue varie espressioni, dal doom al grind, dal metal core allo speed. “ Tragic Idol” setta anche un nuovo parametro in termini di tempistica con un nuovo album ogni praticamente tre anni, considerando che il precedente è datato 2009, questo esce nel 2012 e “The Plague Within” vedrà la luce nel 2015, appunto tre anni più tardi. Alla batteria subentra Adrian Erlandsson degli In Flames che in realtà si era unito al gruppo già nel 2009, ma di fatto questo è il primo album in cui suona. La connection svedese viene alimentata con la produzione di Jens Bogren fautore della scuola di Goteborg con alle spalle un ruolino di produzioni già impressionanti, da Bloodbath ad Opeth, da Katatonia ad Amon Amarth e poi ancora Pain of Salvation e gli stessi Paradise Lost, con i quali aveva iniziato a collaborare 4 anni prima in una forma più esplorativa. Il suo ruolo diventa inequivocabilmente più centrale ora e “Tragic Idol” è un album irrimediabilmente vivo, ricco di spunti di riflessione. “Solitary One” rappresenta un ipotetico trait de union col recente passato, ma da “Crucify” in poi Nick Holmes e compagni mettono la terza e partono all’attacco. “Fear of impending hell2 e “Honesty in death” segnano un nuovo parametro dove la melodia sembra sposarsi idealmente con i dettami del doom. I Paradise sembrano improvvisamente rivitalizzati; “Theories from another world” e “To the darkness” sembrano pulsare di un’energia nuova, finalmente sprigionata dopo anni oscuri. 10 grandiosi brani di metal nuovo, intelligente, articolato ma melodico. Ne esistono sul mercato due versioni speciali: una deluxe con due brani in più “Ending Through Changes” e la cover “Never take me alive” originariamente realizzata dagli Spear of Destiny. Nella versione giapponese invece 3 live tracks in aggiunta “True Belief”, “One Second” e “Say Just Words”. “Tragic Idol” è un vero capolavoro realizzato a cavallo tra la campagna inglese in uno studio del Lincolnshire ed i Fascination Street Studios della cittadina di Orebro in svezia. Il risultato è davvero un grande disco, compatto, rabbioso, energico al punto giusto. Paradise Lost at their best.

Paolo Maiorino

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Solitary One – 00:04:08
Crucify – 00:04:08
Fear of Impending Hell – 00:05:24
Honesty in Death – 00:04:07
Theories from Another World – 00:05:02
In This We Dwell – 00:03:54
To the Darkness – 00:05:09
Tragic Idol – 00:04:34
Worth Fighting For – 00:04:11
The Glorious End – 00:05:23