Sonymusic-Centurymedia

SAMAEL

 

SAMAEL

 

Il percorso artistico ed evolutivo dei Samael costituisce un perfetto esempio di come da una base estrema ed apparentemente intransigente alle contaminazioni, possa invece scaturire la scintilla dell'innovazione.

Se non proprio ai vertici della creatività più sperimentale e innovativa, gli svizzeri in esame hanno saputo compiere un cammino che li ha portati, sempre credibilmente, dall' old-school black metal degli esordi fino ai confini dell'elettronica e dell'industrial più tetro e marziale. Fondati nel 1987 a Sion, in Svizzera, dai fratelli Michael e Alexandre Locher (chitarrista/cantante il primo e batterista il secondo, che poi prenderanno i nomi d'arte rispettivamente di Vorphalack - poi contratto in Vorph – e di Xytraguptor – prima modificato in Xytras e poi semplicemente in Xy), inizialmente preceduto per breve tempo da Pat Charvet dietro i tamburi, i Samael muovono i loro primi passi con la consueta trafila di demo (ben tre), la partecipazione ad una compilation, la realizzazione di un ep ("Medieval Prophecy" del 1988) e l'inevitabile assestarsi della formazione che vede comunque le due figure principali sempre in primissimo piano, se non addirittura quali unici membri del progetto. Ed infatti i Samael sono solo in due (con Vorph ad occuparsi delle parti vocali, della chitarra e del basso e Xy alla batteria ed alle tastiere) quando nel 1991 vede la luce "Worship Him", il debutto sulla lunga distanza, un concentrato di suoni ed iconografie decisamente ascrivibili all'universo black metal più oltranzista, sebbene mai sparato a grande velocità ed anzi contaminato da quanto i conterranei Celtic Frost avevano realizzato ad inizio carriera, almeno a livello di songwriting. L'interesse suscitato è immediatamente notevole e la Century Media subentra alla francese Osmose nell'assicurarsi i servigi del gruppo, che l'anno seguente realizza "Blood Ritual", con l'inclusione nella line up del bassista Masmiseim. Il suono rallentato ed il cantato in screaming, oltre che una produzione davvero ottima, rendono il disco un piccolo successo underground che regala ai Samael tour e recensioni entusiastiche un po' in tutto il globo. Ma è con "Ceremony Of Opposites" (1994) che la band compie il definitivo salto di qualità, innervando il proprio sound di un'aura solenne e poderosa, ai limiti del sinfonico, che non perde un'oncia in pesantezza, ma rende la proposta intrisa di una cattiveria sinistra che ne fa una delle pietre miliari nella storia del metal estremo europeo. Divenuto un quaretto con l'ingresso del tastierista Rodolphe H., il gruppo ormai è impossibile da ignorare, mettendo in luce un gusto ed una classe cristallini, in grado di intessere trame sonore malefiche, dal grande potenziale ipnotico, su un canovaccio estremo fatto di atmofere sulfuree ed una autentica quasi palpabile cattiveria. Gli arrangiamenti di tastiera sono perfetti ed efficaci, ed impreziosiscono il tutto davvero alla grande. L'ep "Rebellion", che sfoggia anche la cover del brano "I Love The Dead" di Alice Cooper, "samaelizzato" con efficace maestria, vede le dinamiche della proposta del quartetto mantenere invariata la rotta di lento ma inesorabile progressivo sbilanciamento verso atmosfere più avanguardistiche e moderne, glaciali e marziali, intrise di malefica determinazione ed epicità. "Passage" (1996), con l'arrivo del secondo chitarrista Kaos e la rinuncia al tastierista, con Xy che riprende il doppio ruolo di batterista/tastierista, segna un altro importante passo nella maturazione di uno stile ormai divenuto riconoscibile, freddo, solenne e ricco di una grandeur tipicamente industrial. La fama del progetto aumenta esponenzialmente anche grazie al video del brano "Jupiterian Vibe", trasmesso anche su Headbangers Ball di MTV. L'ep "Exodus" (1998) prima e l'lp "Eternal" (1999) vedono il cammino compositivo/artistico proseguire con costante coerenza, contaminando sempre più con sampler e soluzioni tipiche dell'elettronica e dell'industrial un sound che sa sì rinnovarsi, ma senza stravolgere se stesso, "nutrendosi" in modo costruttivo per aumentare in potenza evocativa, atmosfera e, immancabilmente, sferzante cattiveria. Preceduto dal singolo "Telepath", nel 2004 esce "Reign Of Light", che va a colmare un silenzio che aveva preoccupato sul destino dei Samael, ed invece si tratta di una gemma tipica del loro modernismo tribale, del talento innovatore che ne ha fatto un nome di punta, sebbene di non facilissima catalogazione. "Era One" (2006) e "Solar Soul" (2007) non sbagliano un colpo, ma con "Above" (2009) i nostri si dilettano mirabilmente con un ritorno repentino e credibile al black metal degli esordi, ma sparato a velocità notevoli. Di nuovo atmosfere solenni e apocalittiche in "Lux Mundi" (2011), che riporta il gruppo, dopo la voluta sbandata primordiale e ferina di "Above", su coordinate che sottolineano e ribadiscono il concetto di industrial presente su "Passage" ed "Eternal", ma pregno di una ispirazione ed un gusto ben lontani dal conoscere cedimenti sensibili.

 

Vincenzo Barone