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Il trasloco della band svizzera dalla Osmose alla Century Media segna una svolta decisiva sia sul piano stilistico che del successo commerciale. Ceremony Of The Opposites vede l’abbandono drastico del death-doom alla Celtic Frost di To Mega Therion per riff essenziali e spinti da una produzione asciutta e nevrotica realizzata dal grande Waldemar Sorychta. Il genio polacco del goth metal riesce a trasformare dei motivi elettrici ossessivi e basilari degni di una hard rock crew in gigantesche pietre mollate sulle nostre teste. L’andamento delle ritmiche è pompato fino a raggiungere la carica di un esercito di bestiali demoni che marciano e schiacciano al suono di lineari e massicci quattro quarti la nostra concezione tradizionale del metal estremo. I testi esprimono livelli di furia e blasfemia satanica tra i più esasperati mai registrati in tutta la storia del genere e ancora oggi suscitano disagio nei fan più moderati, magari avvicinatisi al gruppo dopo che la loro ricerca si è spostata dalle laviche segrete di Lucifero alle stellari combinazioni del nero spazio. La metamorfosi dei Samael da interessante ma derivativa band avantguard a una delle più fresche e incisive realtà industriali dell’heavy anni 90 inizia proprio da questo capolavoro, e prosegue nel loro successivo best-seller Passage. In quel disco avviene il repentino e definitivo abbandono della batteria tradizionale per la drum machine, con tastiere e sinfonie d’arrangio più evidenti e insistite, mentre nella cerimonia degli opposti resta tutto più umano troppo umano, con una violenza sanguigna affidata agli strumenti classici e l’elettronica usata più a margine, come spezia con cui farcire la cicciosa irruenza delle chitarre marziali. Trentacinque minuti scarsi suddivisi in dieci segmenti che sono come blocchi granitici indivisibili, composti in modo tale da formare un nero muraglione di violenza e blasfema fierezza. Baphomet’s Throne, con il suo intro di archi e batteria che si squarcia in un arpeggio black circolare; To Our Martyrs, versione meccanicistica degli Slayer più ancicristiani; Black Trip, doppia cassa e ideale fusione tra i Metallica del Black Album e i Venom di Prime Evil, sono solo i momenti più eclatanti di un lavoro che mantiene la sua forza e la sua purezza da cima a fondo con la coerenza di uno scenario spietato di preti crocefissi a perdita d’occhio lungo la via Appia del nuovo Inferno sulla terra. Ceremony Of The Opposites e Passage non si spiegherebbero se però in mezzo non ci fosse Rebellion, EP qui assemblato come una disgustosa appendice. Questo mini-cd, uscito in mezzo ai due capolavori, oggi più di ieri risulta un ponte tra le fiamme e le comete più sinistre. In un pugno di brani i Samael continuano a macinare satanismo in chiave cibernetica con la title-track ma si concedono anche succose rivisitazioni di tracce risalenti a prima dell’alluvione rigenerativa del 1994: vale a dire After The Sepolture e Into The Pentagram. E poi c’è la cover della sempre malatissima I Love The Dead del vate Alice Cooper, riadattata in chiave elettronica e resa più sardonica ancora dalle orchestrazioni in stile big band.

 
 

Black Trip – 00:03:19
Celebration of the Fourth – 00:02:53
Son of Earth – 00:03:58
Till We Meet Again – 00:04:11
Mask of the Red Death – 00:03:04
Baphomet's Throne – 00:03:30
Flagellation – 00:03:41
Crown – 00:04:06
To Our Martyrs – 00:02:37
Ceremony of Opposites – 00:04:39
Rebellion – 00:03:26
After The Sepulture (new version) – 00:03:33
I Love The Dead (666) – 00:03:30
Static Journey – 00:06:04
Into The Pentagram (new version) – 00:04:25