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SANCTUARY

 

SANCTUARY

 

Questo quintetto di Seattle, Washington, è in azione dal 1985 e, fin dai suoi esordi, ha sempre messo in evidenza una personalità e delle caratteristiche compositive ben riconoscibili, sebbene al di fuori dagli eccessi tipicamente thrash dell'epoca, e figlio di un power roccioso e ricco di enfasi epica, come nel tipico stile statunitense. Gusto, potenza, melodia, dinamismo e fantasia sono gli ingredienti su cui si dipana imperioso e magniloquente il poderoso power dei Sanctuary, solidamente  sorretto da una perizia tecnica per nulla trascurabile e, soprattutto, dalla prova vocale di Warrel Dane, un equilibrista dell'ugola, capace di passare dal ringhio belluino fino a picchi quasi in falsetto, in grado di far impallidire persino un King Diamond in grande spolvero. Dai toni più alti fino alla grandiosità tipica dell'epic più ispirato e d'atmosfera, Dane si muove agilmente su territori impervi, e lo fa con una tale apparente facilità da lasciare davvero basiti. Dopo avver realizzato il demo di ordinanza intitolato semplicemente "1986 Demo", che contiene due soli brani ("I Am Insane" e "Incubus", in seguito "ripescata" come "Dream Of The Incubus") che sono serenamente in grado di evidenziare i punti di forza di una proposta che non tiene certamente conto di mode o tendenze del momento, e si attesta su posizioni "puriste", figlie di un power made in USA intenso ed ispirato, teso come una corda di violino, dall'enorme pathos drammatico e dell'incedere tutt'altro che schiavo della velocità fine a se stessa. Vibranti e ricchi di grandeur tipicamente epic/power, i nostri si permettono con disinvoltura il rischio di piacere agli estimatori dei primi Queensryche, così come ai fan di Metal Church o Armored Saint (giusto per fare degli esempi), fornendo ampia prova di mostrarsi maggiormente a proprio agio su tempi ed arrangiamenti di scuola tipicamente heavy piuttosto che occhieggianti allo speed se non addirittura al thrash più evoluto. I Sanctuary finiscono così per attirare l'attenzione di Mr. Dave Mustaine dei Megadeth, che prima fa loro da talent scout caldeggiando un importante deal discografico con la Epic, poi addirittura producendo il loro esordio, quel "Refuge Denied" (1988) che stampa specializzata e pubblico salutarono come fulgido esempio di nuova frontiera del metal a stelle e strisce. Parte così un tour di spalla agli stessi Megadeth, in compagnia anche dei tedeschi Warlock di Doro Pesch, che permette al gruppo di regalare una esposizione enorme alle composizioni dell'album, che si fanno apprezzare entusiasticamente anche dopo numerosi ascolti, allargando così una fan base già di tutto rispetto. Nello stesso anno, i Sanctuary prendono parte a due split: il primo in condivisione promozionale con i Fifth Angel, incluso nella serie "Interchords", il secondo, intitolato "Megahurtz", insieme di nuovo ai Fifth Angel, ai Riot V ed ai meno noti Slammin' Watusis. "Into The Mirror Black" (1990) irrompe sul mercato evidenziando ulteriormente il valore assoluto di una realtà che avrebbe senza alcun dubbio meitato maggior fortuna. Un album praticamente perfetto infatti, che lima le sia pure poche (ma inevitabili) ingenuità dell'esordio, convogliandole in un insieme sonoro davvero di gran classe, con un cantante sugli scudi ed un affiatamento tecnico e compositivo che comincia a fare la differenza. Una produzione finalmente all'altezza (col massimo rispettto per il leader dei Megadeth) rende giustizia ad un sound ricco di potenza ed atmosfera, di carattere e di personalità, anche se probabilmente il "gigante" Epic non si rende bene conto della situazione favorevolissima,e non supporta il platter come avrebbe dovuto. Anzi, oltre al danno si aggiunge pure la beffa, ed i Sanctuary vengono a più riprese incalzati affinchè cambino rotta stilistica e si convertano almeno in parte al filone grunge imperante, con annessi e connessi. Il ferro va battuto finchè è caldo e viene immesso immediatamente sul mercato anche l'ep in parte registrato dal vivo "Into The Mirror Live/Black Reflections" (1990). Le pressioni dell'etichetta finiscono per portare allo scioglimento dei Sanctuary, che cedono il posto alla nuova realtà Nevermore (che vede coinvolti il cantante Warrel Dane, il bassista Jim Sheppard ed il turnista live Jeff Loomis) nel 1992. Alla lunga anche per i Nevermore le cose non vanno esattamente come sperato ed ecco che nella seconda metà del 2014 riappaiono i Sanctuary col nuovo "The Year The Sun Died", è il caso di dire, a furor di popolo. Ed in effetti si tratta della prosecuzione virtuale di "Into The Mirror...". "Inception" (2017) è una interessante compilation dove praticamente viene presentato il gruppo com'era prima del tanto celebrato esordio... Vincenzo Barone