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Per festeggiare i venti anni di carriera, la più durevole e genuina hardcore band di sempre si prende per la prima volta un po’ di tempo e di respiro. Ricarica per un attimo le pile della ferocia e con molta calma crea e fa uscire questo speciale calcio in bocca sparato in faccia all’amministrazione Bush e tutto il ciarpame guerrafondaio che vuol mandare il mondo giù per il cesso cosmico. I Sick Of It All dei fratelli Lou e Peter Keller ne hanno passate di tutti i colori: nati nella più ruspante e nevralgica zona della Grande Mela - il Queens di Scorsese, Donald Trump e Peter Steel -  i quattro irriducibili musicisti sono sopravvissuti alle posticce neo-scene punk e hardcore di fine millennio e allo spettro del loro stesso successo commerciale:  quando Scratch The Surface porta il loro nome all’attenzione del pubblico heavy mondiale facendo vacillare per un momento la fiducia dei fans più irriducibili. La band però non è così fessa da svendersi per qualche bigliettone e manda al diavolo qualsiasi tentazione di ammorbidimento e fasulleria con una serie di album sempre oltranzisti e fedeli alla propria linea. Death To Tyrants saluta la Fat Wreck Records dei NOFX, colpevole di una certa carenza promozionale nel vecchio continente, ed esce con la Abacus, pseudonimo commerciale della Century Media, etichetta che si prenderà cura dei SOIA dal 2006 fino all’ultima apparizione discografica della band risalente al 2014 con The Last Act Of Defiance. Per ammissione degli stessi Lou Keller e il batterista e co-produttore dell’album Armand Majidi, questo ottavo lavoro del gruppo, registrato agli Atomic Recording di New York, è il più rifinito e ponderato della loro intera carriera, ma possiede la qualità intrinseca di mantenere al cento per cento la proverbiale carica distruttiva e irrefrenabile della band. Death To Tyrants esce proprio in un momento molto difficile per la Storia degli Stati Uniti, vittime e artefici di una guerra al terrorismo senza capo né coda e popolo bue colpevole di aver riconfermato alla presidenza un burattino incapace. Always War, brano all’occhiello dal tiro thrashcore ultra-aggressivo rinfaccia all’America la sua stessa retorica di paese divino autorizzato a massacrare chiunque per la propria supremazia. Forked Tongue, eseguita con l’ospite d’occasione Freddy Cricien dei Madball, è un proclama di infedeltà a una patria ormai sprofondata sempre di più in una palude di bugie e auto-indulgenza. Uprising Nation esplode in un bavoso headbeags metal in tributo alla stagione crossover anni 90 di cui volenti o meno i Sick Of It All sono stati tra i più irriducibili cantori. In coppia con Majidi, a dar spinta e piglio crudo a Death To Tyrants c’è il vichingo del mixer Tue Madsen, noto per aver rimpolpato il sound a Dark Tranquillity, The Haunted e i Meshuggah più maturi e qui realizzatore di una prova da manuale dell’ingegneria fonica. L’artwork nazi-pop è a cura del tatuatore, musicista e cover artist pennsylvano David Quiggle.

 
 

Take The Night Off – 00:02:42
Machete – 00:02:03
Preamble – 00:02:03
Uprising Nation – 00:02:23
Always War – 00:02:06
Die Alone – 00:02:33
Evil Schemer – 00:02:43
Leader – 00:01:13
Make A Mark – 00:03:11
Forked Tongue – 00:01:30
The Reason – 00:02:05
Faithless – 00:02:53
Fred Army – 00:02:43
Thin Skin – 00:02:14
Maria White Trash – 00:02:51
Don't Join The Crowd – 00:02:56