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LA RECENSIONE DI LAST ACT OF DEFIANCE

Sventola fiera la bandiera dell'hardcore newyorkese. Se è vero che la qualità sta anche nel rispetto della tradizione, i Sick Of It All hanno una volta di più svolto alla perfezione il loro compito, portando coerentemente avanti un discorso sonoro che non molla mai, immutabilmente fedele a se stesso. E dubito che esista al mondo qualcuno che chiederebbe ad una band come questa di impelagarsi in mutazioni e trasformismi che ne snaturerebbero irrimediabilmente non solo il trademark musicale, ma anche la tanto vituperata attitudine. Una carriera quasi trentennale e dieci album alle spalle non si cambiano in uno schioccar di dita, ed ecco che il quartetto della Grande Mela torna alla carica sulla scorta di un sound sempre brillante ed aggressivo, in puro stile hardcore punk, ricco di slogan urlati a squarciagola, ritmi sostenuti, aperture cadenzate di grande suggestione, cori scanditi come un sol uomo, arrangiamenti minimali ed una carica che non conosce lo scorrere degli anni. L'assalto senza compromessi procrastinato dal gruppo dei fratelli Koller è piacevolmente immutato, credibile e privo di fronzoli, servendo in un piatto d'argento tutti i punti fermi che hanno nel tempo caratterizzato e fatto amare il genere hardcore made in New York. Quattordici pugni in faccia che non lasciano scampo, della durata massima di due minuti e quarantatrè secondi, ed ognuno in grado di far abbondantemente muovere il culo e “scapocciare” senza remore. Se restare immancabilmente fedeli a se stessi può diventare alla lunga un'arma a doppio taglio, in questo caso è esattamente il contrario, perché la qualità e la forza di gruppi come i Sick Of It All sta proprio nella coerenza stilistica e nella credibilità di chi anima il progetto, votata a vivere il proprio stile musicale come vera e propria scelta di vita ed a riversare il proprio credo e l'attitudine personale in quanto si compone e propone al pubblico. Contaminazioni e sperimentazioni di sorta non fanno parte dell'universo dei SOIA, per cui sarebbe un grave errore aspettarsi qualcosa di diverso dall'hardcore che anche questo gruppo ha saputo coltivare e portare avanti, vivo e vegeto anche oggi in questo undicesimo platter della loro storia. Tutto nel solco della tradizione, senza elucubrazioni compositive di sorta, ma immediatezza, impatto e semplicità a imperare, e nulla altro si chiede al quartetto.   “Sound The Alarm” mette subito le cose in chiaro, lanciandosi furiosa in un assalto frontale diretto ed in your face; il cambio rallentato con tanto di cori fa davvero sognare di ascoltarla in mezzo ad una mischia di fronte ad un palco chissà dove. “2061” è sguaiata e abrasiva, con la voce di Lou Koller immutabile e cattiva, mentre i tre musicisti dipingono un quadro così fieramente genuino da risultare entusiasmante. Il basso di “Road Less Traveled” riporta alla mente gli Agnostic Front e i Crumbsuckers dei tempi in cui la scena hardcore flirtava con quella thrash metal cittadina di Overkill, Anthrax e Nuclear Assault, in un brano anthemico e potente, non velocissimo, ma giostrato su tempi medi da pogare in sana libertà. “Get Bronx” si mantiene su un mid tempo diretto e pesante, molto punk, sorretto da cori continui e dal piglio guerresco tipico del genere. “Part Of History” è un susseguirsi di strappi ad alta velocità che davvero non lascia scampo, fino al cambio rallentato poderoso ed anthemico immancabile nei brani più d'impatto dei SOIA. “Losin War” sembra uscita da un album dei Nuclear Assault o dei Brutal Truth, se non fosse che gli hardcorers newyorkesi sono cronologicamente arrivati prima e che quindi il debito d'ispirazione non è certo a loro carico. Lo stacco ritmato coi cori urlati è una vera goduria. La cattivissima “Never Back Down” è sorretta da un ottimo lavoro di basso e risulta particolarmente gustosa nella parte cantata, decisamente punk vecchio stile, a suo modo un omaggio alla scuola britannica. I testi, come da consolidata tradizione, restano saldamente legati a temi sentiti e vissuti con rabbia e desiderio di rivalsa, mentre il tappeto sonoro, sempre ottimamente eseguito, si muove esperto e smaliziato su sentieri ben noti, ma non per questo meno credibilmente ricchi di energia e dinamismo. Ecco che “Facing The Abyss” sembra strizzare l'occhio a certi Misfits, sebbene il marchio hardcore resti bene in evidenza in ogni nota sparata fuori dalle casse. “Act Your Rage” è breve e velocissima, una violenta randellata che stende e annichilisce fin dal primo ascolto, sfociando in un cambio cadenzato irresistibile. “Disconnect Your Rage” è stata scritta per essere eseguita dal vivo e per trascinare il pubblico in  mischie senza tregua, cantando a squarciagola ogni suo slogan da parte di tutti i presenti. Segue “Beltway Getaway” i cui cori nuovamente ricordano la primissima band di Glenn Danzig ed il cui incedere roccioso la rende tra le cose migliori del lotto, tutto comunque su livelli ben più che standard. La veloce e lineare “Sidelined” porta avanti il discorso hardcore tradizionale senza fronzoli, caustica e diretta come da manuale. Mestiere, passione e dedizione alla causa ed il disco scivola senza pause e cali di tono su “Outgunned”, invero un po' scolastica, ma grintosa e trascinante. “DNC”, la più lunga dell'album, è un inno tirato e ricco di cori memorabili, in stile oi al 100%, da mischie epocali in sede live e degna di una menzione particolare in sede di recensione per il suo gusto e per la forza epica tutta punk: un brano davvero intenso e dal groove marcatissimo. Continua la marcia nella tradizione di genere con “Stand Down”, dal tortuoso incedere ritmico che evidenzia come la semplicità sia per i Sick Of It All una scelta non certo dettata da limiti tecnici. Giungiamo alla fine con “With All Disrespect” in cui il basso di Craig Setari cuce sapientemente una base ritmica di tutto rispetto impreziosendo un songwriting tutt'altro che minimale, ricco di variazioni e cambi, che chiude i giochi sottolineando il lato più “curato” della proposta del quartetto. Nulla di nuovo sotto il sole, ma davvero da una band di tale levatura, autentica garanzia di valore e qualità, avremmo preteso qualcosa di diverso? Promossi a pieni voti, una volta di più. Vincenzo Barone

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Sound the Alarm – 00:01:47
2061 – 00:02:19
Road Less Traveled – 00:02:29
Get Bronx – 00:02:13
Part of History – 00:01:41
Losing War – 00:02:25
Never Back Down – 00:02:06
Facing the Abyss – 00:02:24
Act Your Rage – 00:01:27
Disconnect Your Flesh – 00:02:30
Beltway Getaway – 00:01:58
Sidelined – 00:02:34
Outgunned – 00:02:07
DNC – 00:02:43
Stand Down – 00:02:16
With All Disrespect – 00:02:31