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SUICIDE SILENCE

 

SUICIDE SILENCE

 

Fondati nel 2002 a Riverside, in California, i Suicide Silence sono quello che si potrebbe definire senza tema di smentita l'esempio più classico di deathcore made in U.S.A. al 100%.

Armati di una infinita scorta di breakdown e con dietro al microfono uno screamer che oscilla paurosamente tra lo screaming più isterico ed il growl più profondo e rantolante, i cinque ragazzotti ingranano la marcia con la loro ferocia dall'impatto immane, e scalano facilmente la classifica delle preferenze internazionali degli estimatori del genere, regalando dosi di sana ultraviolenza fonica senza guardare in faccia nessuno. Al principio si trattava solo di una band collaterale, un divertissement di gente in pianta stabile in altre band, un side project, ma dopo il terzo demo, realizzato nel 2003, il gruppo si è definitivamente dato forma, vista l'ottima accoglienza da parte della critica di settore e dei fan seguaci del verbo deathcore o metalcore, che dir si voglia. Accordature ribassate, alternanza di breakdown e blast beat, furia vocale e songwriting curato e privo di eccessive scivolate melodiche, fanno dei cinque californiani uno dei gruppi più competitivi e credibili del loro movimento di appartenenza, certamente orientato per lo più ad un pubblico assai giovane, ma non per questo privo di spunti più che promettenti per il futuro. Qualche assestamento a livello di line up, esibizioni dal vivo per rodare a fondo il meccanismo e la band non tarda a crearsi un seguito invidiabile, approdando nel 2005 all'ep d'esordio omonimo, un primo segnale acerbo ma ricco di potenzialità, subito notato positivamente da pubblico e critica. L'anno seguente esce uno split lp con i colleghi Downtown Massacre e la Century Media non tarda a farsi largo fra le etichette pretendenti e ad accaparrarsi i servigi del quintetto. Nel 2007 viene pubblicato quindi l'esordio sulla lunga distanza per i Suicide Silence, quel "The Cleansing" capace di debuttare al 94° posto della classifica di Billboard e di vendere oltre 7000 copie solo nella prima settimana dall'uscita. Inizia una intensa attività live che porta la band anche a sbarcare in Europa ed in Australia e che contribuisce non poco alla diffusione del nome della band. Prima dell'uscita del secondo album, "No Time To Bleed" (2009), il gruppo viene premiato sia come "Most Innovative Band" che come "Best New Talent" al Revolver Golden Globe Award e se ne va in tour insieme a Mudvayne, Static-X, Dope e Black Label Society. Il nuovo lp raggiunge la 32° posizione nella top 200 di Billboard, e partorisce una serie di singoli e relativi video puntualmente di grande successo, specie in terra americana, di cui "Genocide" viene incluso nella colonna sonora del film "Saw VI". Per la band inizia un tour da headliner che si protrarrà per quasi due anni. La scalata al successo ed al riconoscimento internazionale prosegue col successivo "The Black Crown" (2011), che raggiunge la posizione 28 di Billboard ed evidenzia una notevole crescita da parte del gruppo, sia a livello tecnico-compositivo, comunque mai di qualità trascurabile, che lirico, evidenziando una maturazione encomiabile ed un deciso salto di qualità. La partecipazione al Mayhem Festival accanto a nomi del calibro di Machine Head, Trivium e All Shall Perish costituisce un po' la consacrazione definitiva a nome di punta di un intero fenomeno musicale come il metalcore. Ogni storia ha purtroppo delle pagine drammatiche e nel novembre 2012 il cantante Mitch Lucker muore in un incidente motociclistico. Lo shock per i membri della band è davvero profondo e segue quasi un anno di inattività, interrotto solo da un concerto in memoria del singer in cui ogni brano viene cantato da un differente collega/amico dello sfortunato Lucker. E' Hernan "Eddie" Hermida degli All Shall Perish il prescelto per la difficile sostituzione e per la prosecuzione di una carriera che sarebbe stato un peccato interrompere prematuramente. Il titolo del nuovo album è "You Can't Stop Me" (2014), tratto dal testo di un brano omonimo che Lucker aveva scritto prima della sua tragica scomparsa, e Hermida brilla per personalità e range vario ed esteso, non facendo musicalmente rimpiangere il suo predecessore, mentre i quattro musicisti ripropongono con piglio convincente gli stilemi che hanno fatto la fortuna del gruppo: quasi totale assenza di assoli, breakdown e riff ribassati, blast beat massacranti a volte innervati di sottile melodia ed aperture mosh pesantissime e mortifere. Chris Garza (chitarra), Mark Heylmun (chitarra), Alex Lopez (batteria), Dan Kenny (basso) ed il citato Hermida possono guardare al futuro con ottimismo, specie se sapranno scavalcare le barriere stilistiche, visto che le potenzialità ci sono tutte.

Vincenzo Barone