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TIAMAT

 

TIAMAT

 

Fra i primissimi gruppi dell'intero movimento death metal svedese, i Tiamat muovono i loro primi passi nel 1988, sotto la infelice denominazione Treblinka – decisamente troppo ingombrante se si hanno seppur minime velleità di successo - poi momentaneamente mutata in Abomination e finalmente in quella attuale.

Da sempre gravitanti attorno alla figura del leader Johan Edlund (chitarra, voce, tastiere), i Tiamat – il cui nome è ispirato dalla mitologia babilonese e sumera, appartenendo alla dea primordiale della creazione e della bellezza – sono stati tra gli iniziatori di una scena che, di lì a pochi anni, farà parlare di se tutto il mondo metal ed anche oltre. Fondamentalmente un progetto solista caratterizzato da innumerevoli avvicendamenti sempre attorno alla figura di Edlund, lo stile proposto dal progetto è un cammino compositivo in costante mutazione, lungo un percorso sempre di ottima qualità, che ha portato il rudimentale death metal innervato di atmosfere black degli esordi, via via attraverso processi di smussamento e levigatura, in territori doom, poi gothic, dark, psichedelici, ai confini con l'elettronica fino al rock nella sua accezione più ampia, il tutto senza mai perdere il proprio filo conduttore creativo. Dopo la consueta trafila di demo ("Crawling In Vomits" e "Sign Of The Pentagram") arriva il primo singolo "Severe Abominations" (1989) e quindi il debutto sulla lunga distanza, "Sumerian Cry" (1990) che, pur nella sua rozza e primitiva espressione black/death, fa meritare alla band grande attenzione a livello underground. I due album successivi, "The Astral Sleep" (1991) e "Clouds" (1992) hanno visto fondere elementi di atmosfera ed ampie aperture tastieristiche all'impronta ancora riconoscibilmente death della band, che solo in "Wildhoney" (1994) sterza decisamente verso lidi più meditati, quasi al limite del progressive e della psichedelia di marca pinkfloydiana. Pur lasciando interdetti i fan della prima ora, l'evoluzione stilistica di Edlund & Soci ha saputo avvicinare al progetto un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo, risultando credibile in ogni incarnazione sonora in cui si è di volta in volta avventurato, carezzando con gusto e stile soluzioni tanto sperimentali quanto ben riuscite. Le contaminazioni che hanno reso i Tiamat così particolari a livello musicale hanno portato "A Deeper Kind Of Slumber" (1997) fino ai confini della sperimentazione elettronica ed il successivo "Skeleton Skeletron" (1999) ad un passo dal gothic rock da classifica, danzereccio quel tanto che basta per fare la gioia del popolo della notte che si divide tra vampirismo e discoteca. "Judas Christ" (2002) si spinge verso uno space rock oscuro ma di grande atmosfera, ed ancora "Prey" (2003), il cui brano "Cain" viene incluso nella colonna sonora del videogioco "Vampire: The Masquerade – Bloodlines", spinge nuovamente sul versante gothic, immergendo l'ascoltatore in atmosfere trasognate e sospese, avvolgenti e dai toni quasi ipnotici. A più riprese affiancato dalla figura del musicista produttore Waldemar Sorychta, Edlund ha saputo plasmare la sua ispirazione scegliendo un sentiero fatto di vibrazioni intense, di atmosfere di ampio respiro, di malinconia ed emozione, sempre rese con suoni pieni e cristallini, ricchi si di spessore e potenza, ma dal grande potenziale evocativo. Una lunga pausa durata ben cinque anni porta ad "Amanethes" (2008). in cui i Tiamat realizzano un po' un compendio degli stili affrontati nel passato, fornendo una prova variegata e mobile, dove doom, metal, gothic, rock, psichedelia, avanguardia e progressive si alternano, fondono e susseguono senza soluzione di continuità, in un caleidoscopio di sonorità forse non più in grado di sorprendere, ma sempre dal gusto raffinato e riconoscibile. "The Scarred People" (2012) prosegue sul sentiero di certe fascinazioni dark dalla volontà commerciale, non apportando nulla di nuovo, ma ribadendo con forza una formula sì sfruttata, ma che ad ogni nuovo capitolo sa giocarsi le sue carte con sapiente maestria, con quel po' di personalità che ha saputo fare dei Tiamat di Edlund un prodotto serio e affidabile. Il gothic rock screziato di metal e verniciato di dark sa sempre regalare qualche sano brivido, forse non più al pubblico più smaliziato, ma certamente in maniera profonda per chi sia vvicina solo ora al lato oscuro della musica dura.

 

 

Vincenzo Barone