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TRIBULATION

 

TRIBULATION

 

Fondati nel 2001 ad Arvika, in Svezia, sotto l'iniziale denominazione di Hazard – due i demo realizzati, nel 2001 "Aggression Within" e nel 2004 "Agony Awaits", musicalmente devoti al thrash europeo più classico, ma condito da tematiche gore, con violenza e zombie – nel 2004 mutano la denominazione in quella attuale mentre lo stile si affianca al death scandinavo più in voga all'apoca, intriso di tematiche oscure ed horror. "The Ascending Death" è il titoilo del demo realizzato nel 2005 e lo coordinate fortemente death si fanno palesi, così come nell'ep di debutto, "Putrid Rebirth" del 2006, con 4 brani caustici ed aggressivi, che mettono in luce potenzialità serie da parte del quartetto scandinavo. La band inizia davvero a farsi le ossa, grazie ad una buona attività live e attraversando senza troppo danno i fisiologici cambi di formazione che una realtà underground in pieno sviluppo deve necessariamente subire e superare. Giungiamo al 2009 ed ecco l'esordio sulla linga distanza, l'album "The Horror", che sa fondere tematiche liriche splatter ed horror – tipiche della scuola death americana – ad un suono in tutto parente stretto di quanto propugnato al tempo da nomi del calibro di Entombed, Dismember, Carnage e Grave. Rudimentale ma per questo credibilmente violento e di sicuro impatto, il death/thrash crudo e sanguinario della band si fa notare e non sono pochi ad indicare in questa nuova realtà uno dei nomi da tenere seriamente d'occhio per il futuro. Ecco invece la prima "sterzata", il primo cambio di passo da parte del combo svedese, che nel secondo album "The Formulas Of Death" (2013) sembra volersi inerpicare su sentieri ben più meditati ed accidentati, sentieri di natura progressive, sempre di stampo estremo, ma di gran lunga più curato, arrangiato ed emotivamente profondo di quanto vomitato nella ferocia dell'esordio. Uno spessore nuovo, fatto di sentori oscuri, di atmosfere sulfuree, di panorami da incubo di foreste buie ed intricate, un pesante drappo di morte che rende l'ascolto soffocante e ricco di inquietudine. La voce di Johannes Andersson dipana il suo rantolo mortifero su aperture sospese e oniriche mentre la band si addentra in territori fatti di incubi e visioni sanguinarie. Facendosi largo fra foreste di riff, cambi di tempo e d'atmosfera, in perenne bilico tra rabbia e melodia, i quattro svedesi sono riusciti a più riprese ad evocare il fantasma dei mai troppo lodati Dissection, con una maestria che definire spontanea è puro eufemismo. La svolta piace ed il gruppo sembra lanciato verso una affermazione underground che attende solo la definitiva maturazione per essere certificata per acclamazione popolare. Dopo il singolo per collezionisti "The Death & Rebith Of..." pubblicato nel gennaio 2015, arriva nei negozi "The Children Of The Night" (aprile) e, sorpresa sorpresa, ecco che nuovamente i Tribulation cambiano marcia e stavolta si giocano la carta dell'heavy metal classico. Il terzo album dei nostri è proiettato all'abbandono di certi eccessi ed alla evocazione addirittura di una certa NWOBHM più graffiante ed aggressiva, senza eccessive divagazioni o sovrastrutture negli arrangiamenti, ma un grande trasporto per vivacità ed immediatezza. Andersson prosegue ad essere forse l'unico richiamo costante nel percorso artistico della band, benchè la sua voce sembri sempre in grado di cavarsela con gusto e personalità in ogni nuova prova che i Tribulation sembrano volersi imporre stilisticamente. Tanti assoli pieni di enfasi epica e di melodia, mentre il metal scorre via trascinante e credibilmente dinamico. Il singolo "Waiting For The Death Blow", sempre del 2015, si allinea col carattere del terzo album in quanto a piglio classico, ed è solo all'inizio dell'anno successivo che l'ep "Melancholia" (un ep della durata di oltre 42 minuti, composto da ben 7 pezzi, tra un remix e l'altro) sottoscrive una attitudine alla costante ricerca da parte del quartetto, che partendo da quanto entusiasticamente dichiarato a livello musicale nel precedente "The Children...", propone e ripropone letture divesre del tema di base, ponendo le basi per un futuro nuovamente votato all'evoluzione. Il singolo di cover dei Misfits "Devilock/Death Comes Ripping" (2016) non fa che ribadire l'evidente necessità da parte della band di confrontarsi con sonorità sempre diverse e da rivisitare in chiave Tribulation alla prima occasione possibile.   Vincenzo Barone