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UNEARTH

 

UNEARTH

 

Il fenomeno cosiddetto metalcore si è abbondantemente nutrito dello scalpore delle band che ne hanno segnato il sentiero stilistico in principio, per poi diluirsi in una pletora di nomi e nomignoli magari sempre formalmente validi, ma non in grado di dire qualcosa di realmente significativo e memorabile. Gli Unearth, americani di Boston, fanno indubbiamente parte dell'onda primaria, non essendo affatto degli imberbi novellini, trovandosi in attività ormai dal 1998.

Le influenze di questa band vanno quindi ricercate fra gli inventori più o meno coscienti del genere, prima che divenisse un bene di largo consumo, adatto anche a chi del metal effettivamente non aveva fatto la colonna sonora della propria vita. Vengono in mente gli At The Gates naturalmente, ma con innestato quel mood tutto americano di concepire certe estremizzazioni, che da al lato hardcore della medaglia una certa preponderanza (soprattutto a livello vocale) rispetto a quello strettamente metal.

Quando il cantante dei Second Division Trevor Phipps si unisce ai Point 04, nel 1988, nascono gli Unearth che ottengono un contratto discografico e giungono al traguardo (o meglio, alla linea di partenza) pubblicando l'ep d'esordio "Above The Fall Of Man" solo un anno dopo.

Un cambio di casa disografica per ottenere condizioni e possibilità migliori, e nel 2001 esce "The Stings Of Coscience", il primo lp, ottimamente accolto da pubblico e critica e che consente al nome del gruppo di comparire con sempre maggiore insistenza nei circoli degli addetti ai lavori. Gli Unearth iniziano così una intensa attività live, che li porterà fino all'Ozzfest, vero banco di prova per un gruppo del genere e, dopo i fisiologici cambi ed assestamenti della formazione, inevitabili quando si comincia a fare sul serio, è la volta dell'ep "Endless" (2002) a farsi strada sia tra gli estimatori del metalcore ed anche, è giusto dagliene atto, anche tra chi non segue mode o tendenze effimere ma sa riconoscre la qualità quando la ascolta. Lo stile va raffinandosi e smussando alcune ingenuità, il lavoro delle chitarre è massiccio e curato, la sezione ritmica ha qualità tecniche affatto trascurabili e la voce sa trasmettere rabbia credibile e viva ed anche momenti melodici di malinconica angoscia: le carte in regola ci sono tutte. Il salto di qualità non tarda a venire e, dopo che la Metal Blade si aggiudica i servigi del quintetto, viene dato alle stampe "The Oncoming Storm" (2004), che mette in chiaro a livello internazionale le potenzialità della band che infatti parte in tour, guarda caso, con Killswitch Engage, Shadows Fall e Lamb Of God prima e Slipknot poi. Il terzo album è da più parti considerato quello della maturità, della stabilizzazione definitiva, della consacrazione, e "III: In The Eyes Of Fire" (2006) non fa eccezione, con Terry Date dietro la consolle e registrato a Seattle. Circoscrivere il valore di questo disco al solo ambito metalcore sarebbe infatti un errore grossolano, costituendo in realtà un fulgido esempio di thrash moderno a tutto tondo, eseguito con perizia, dotato di un songwriting poderoso e convincente, ricco di dinamica e potenza, veloce ma anche pesantissimo, così ricco di cambi di tempo e di diversificazioni a livello ritmico e di riff tritaossa, che sarebbe criminale non ascoltarlo, almeno una volta. Evoluzione e maturazione sono indiscutibili, nella definizione di uno stile destinato a sopravvivere evidentemente alle superficiali passioni dei teenager brufolosi, ma divenire un nome di riferimento nel metal tutto. La cosiddetta New Wave Of American Metal ha trovato uno dei suoi gioielli più preziosi. Arriva la seconda partecipazione all'Ozzfest, il primo tour da headliner ed uno americano di spalla nientemeno che agli Slayer prima (un esame passato a pieni voti) ed insieme a Dimmu Borgir, Devildriver e Kataklysm dopo. Da sottolineare come, per coprire momentaneamente il ruolo di batterista durante il tour americano dell'estate 2007, gli Unearth abbiano assoldato dietro le pelli nientemeno che Gene Hoglan (Dark Angel, Death, Testament, Fear Factory, Strapping Youg Lad tra gli altri). Il live "Alive From The Apocalypse" (2008) chiude trionfalmente la prima parte di carriera, proseguita poi  sempre ad altissimo livello con "The March" (2008), con le due chitarre davvero sugli scudi, "Darkness In The Light" (2011), sempre all'altezza e con il mestiere a farla da protagonista, e "Watchers Of Rule" (2014), che vede la eOne subentrare alla Metal Blade e, pur nella sua berve durata (una mezz'ora e via), risultare quanto di meglio il metalcore abbia saputo partorire da alcuni anni a questa parte: una vera mazzata in pieno viso, molto più metal che core.   Vincenzo Barone