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UNLEASHED

 

UNLEASHED

 

Fa sorridere pensare che la storia degli Unleashed nasca da una estromissione un po' furba e codarda subita dal bassista Johnny Edlund nel 1989. Per fare sì che il corpulento Edlund fosse silurato dai Nihilist, gli altri membri hanno dapprima sciolto la band, per poi riformarla tale e quale, ad eccezione del solo Johnny, sotto la denominazione di Entombed. Fatto fuori in modo così poco ricco di bizantinismi, il nostro non si perde d'animo e, arruolati alla causa tre degni complici (Robert Senneback alla chitarra e voce, Fredrik Lindgren alla chitarra solista, Anders Schultz alla batteria) si mette subito al lavoro e realizza solo nel 1990 ben tre demo ("The Utter Dark", "... Revenge" e "Promo", registrato per la Century Media), ma esordendo nel doppio ruolo di bassista/cantante sono nello split del 1991 "In The Eyes Of Death", realizzato insieme a Tiamat, Asphyx, Grave e Loudblast (nell'occasione fu il chitarrista/cantante Senneback ad essere estromesso suo malgrado, in favore del chitarrista Tomas Olsson). Col nuovo assetto viene pubblicato dapprima il singolo "And The Laughter Has Died" (1991) e poi, lo stesso anno, finalmente l'esordio sulla lunga distanza "Where No Life Dwells", entusisticamente accolto da critica e pubblico, ammaliati dal death dai toni epici e intriso di cultura norrena e tradizioni vichinghe propugnato dal quartetto. Probabilmente il poi tanto celebrato viking metal inteso come stile autonomo e riconoscibile inizia proprio qui, col primo passo degli Unleashed – sempre tenendo come punto di riferimento i Bathory del secondo periodo, quello epic. Pur giungendo al traguardo dell'esordio con un anno di ritardo rispetto agli Entombed, i quattro guerrieri capitanati da Edlund realizzano comunque, senza saperlo, uno dei pilastri assoluti del death metal svedese. La potenza diretta e senza fronzoli ed il riffing basso e ruvido diverranno dei veri e propri marchi di fabbrica dell'intero movimento scandinavo. Un tour europeo di spalla ai Morbid Angel cancella ogni dubbio sull'effettivo valore degli svedesi che l'anno successivo si ripetono con "Shadows In The Deep" (1992), capace di far salire ulteriormente le quotazioni del gruppo, pur dopo un esordio davvero "col botto". "Across The Open Sea" (1993) insiste sulle coordinate che hanno reso gli Unleashed una delle realtà più longeve e credibili (oltre che fin troppo coerenti) dell'intero panorama primordiale death scandinavo, accentuando magari i toni epici ed i temi mitologici, ma restando fondamentalmente fedele al marchio di fabbrica estremo, sebbene mai sparato a velocità disumane. "Live in Vienna '93" è un gustoso omaggio all'energia che il gruppo sa sprigionare dal vivo, facendosi ormai puntualmente valere sui palchi di mezzo mondo: la perfetta ciliegia sulla torta di una prima parte di carriera davvero su livelli d'eccellenza. Nel 1995 esce "Victory" e, sebbene la formula musicale non sia più una sorpresa e quella parimenti concettuale sia stata nel frattempo ampiamente abusata, tutto funziona a dovere ed il meccanismo si conferma bene oliato. "Eastern Blood – Hail To Poland" è nuovamente un live, pubblicato nel 1996, che serve un po' da presentazione per il chitarrista Fredrik Folkare, presente su alcuni brani, che prenderà definitivamente il posto del defezionario Lindgren proprio per la pubblicazione del successivo "Warrior" (1997). Un po' di stanchezza ed il desiderio di completare gli studi e mettere ordine nelle proprie vite, ed arriva una pausa di riflessione di quasi cinque anni, che si conclude comunque nel 2002 con la pubblicazione di "Hell's Unleashed", un ritorno se non proprio innovativo, comunque più che valido. Il successivo "Sworn Allegiance" (2004) aggiusta ulteriormente il tiro fornendo una prova dinamica e ricca di ritrovato vigore, dove nulla viene stravolto, ma tutto migliorato e curato al massimo, oltre che propinato con autentica passione e grande energia. "Midvinterblot" del 2006 segue senza osare nuove avventure, ma restando dignitosamente su un livello medio che fa comunque della carriera dei nostri un bell'esempio di costanza e serietà. "Hammer Battalion" (2008), "As Yggdrasil Trembles" (2010) e "Odalheim" (2012), comunque il più ispirato e riuscito della produzione post reunion insieme al citato "Sworm...", mantengono alte le quotazioni del quartetto, che può procedere a testa alta, certo del valore e della coerenza della sua proposta, magari non miracolosa, ma onesta e sincera, schietta nella sua poderosa baldanza epica, come pure nei suoi momenti più oscuri. "Dawn Of The Nine" (2015) doveva fare i conti con un album precedente molto solido e la sfida non era facile...

 

Vincenzo Barone