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sworn-allegiance

Da molti considerato l'album della rinascita, della definitiva riscossa dopo un periodo di relativo appannamento creativo che sembrava consentire ad Hedlund & Soci di sfornare soltanto lavori certamente validi ed all'altezza, ma nulla più di un esercizio di stile e mestiere che consentisse alla band di mantenersi a galla e credibile, ma non più di farsi notare fra le eccellenze del genere, "Sworn Allegiance" viene pubblicato verso la fine di luglio del 2004 ed è il settimo lp degli svedesi Unleashed. Fra i prime mover della scena death metal scandinava, i nostri, nell'arco della loro più che lusinghiera carriera, che si protrae dal lontano 1989 ed affonda le sue radici nell'alba di un movimento che di lì a pochi anni saprà rivoluzionare la scena metal estrema internazionale, accanto a nomi del calibro di Nihilist e quindi Entombed – da cui è fuoriuscito appunto Hedlund – hanno saputo ritagliarsi una posizione di tutto rispetto grazie a scelte stilistiche forse non proprio raffinate e cervellotiche a livello di songwriting, di produzione, di look e di tematiche trattate nei testi (gli Unleashed hanno da sempre portato avanti un discorso legato a doppio nodo alla mitologia norrena, storie vichinghe, sanguinose battaglie e paganesimo), ma senza alcun dubbio grondanti energia, impatto e gusto melodico tutt'altro che trascurabili. "Winterland" parte a razzo e senza orpelli o fronzoli di sorta, lasciando immediatamente intendere che questa volta il quartetto sembra aver ritrovato la pesantezza e la lucidità degli esordi, snocciolando immediatamente un brano carico di forza e passione, di groove melodico negli assoli e strabordante dinamica e cattiveria, con una prova vocale tagliente e convinta. Death metal scandinavo nella sua forma più pura, diretto e veloce come un tir pronto a schiacciare ogni ostacolo. Con "Destruction (Of The Race Men)" l'assalto si fa anche più intenso, col suo incedere saltellante ed i suoi strappi tiratissimi, in grado da solo di far dimenticare la pausa di riflessione intercorsa fra l'album del ritorno – il precedente "Hell's Unleashed" (2002), buono ma non così memorabile – e l'opaco "Warrior" (1997). Il grigiore di una certa usura sembra essere del tutto superato, sulla scorta di un sound vitaminizzato e rinvigorito in maniera e misura sorprendente, capace di rievocare i tempi d'oro della band, con la sua ritmica stoppatissima ed una intensità palpabile e devastante. Il furibondo vortice death metal si comprime nella tesa "Only The Dead", mid tempo poderoso che non lascia scampo grazie alle sue "sospensioni" arpeggiate, ad un cantato graffiante ma profondo ed alla melodia che innerva il percorso compositivo chitarristico rendendo il tutto a suo modo epico e maestoso. Lo spirito battagliero del quartetto si snoda attraverso una "The Longships Are Coming" che non lascia dubbi grazie ad un incedere senza pietà, nuovamente dipanato su tempi medi rocciosi e carichi di rabbiosa intensità, con una accelerazione piazzata ad accompagnare gli assoli, nitidi, centrati e ricchi di gusto, mirabilmente incastonati su una trama ritmica delicata come un mezzo corazzato. Di nuovo il piede che preme sull'acceleratore: "Helljoy" parte dritta come un fuso, aggressiva e brutale, con le ritmiche "a zanzara" che si fanno spazio attraverso un muro sonoro che non concede tregua anche quando si apre all'assolo, davvero indovinato. Nessuna rivoluzione o stravolgimento stilistico, ma brani centrati ed efficaci, pregni di una rabbia credibile pur nella loro apparente semplicità, come nella esemplificativa "Insane For Blood", dalle reminiscenze slayeriane, che si insinua letale sulla scorta di riff ricchi di groove mortifero e di un cantato cattivo come ad inizio carriera. Tempo saltellante come repertorio impone su "I Bring You Death", impreziosita da repentine accelerazioni, che non potrà che ispirare l'headbanging più sfrenato, con grande spiegamento di chiome. Bello l'assolo isterico ed il drumming sempre più esasperato verso fine brano. "Attack!" tiene fede al suo titolo e si mantiene su un ritmo a dir poco sostenuto, ricco di un vigore che gli Unleashed non tiravano fuori da troppo tempo. "CEO" è pesante e maligna, colpendo come un poderoso maglio, sulla scorta di un buon assolo e di una interpretazione vocale acida e rabbiosa. Fa capolino un pizzico di heavy tradizionale in "One Night In Nazareth", oscura e con un Hedlund che, come in tutto il disco, insiste più su tonalità growl piuttosto che strillate. "Praised To The Lord" è un proiettile vagante che porta all'inno "Metalheads", dal vago sentore motorheadiano in salsa death metal scandinavo: un killer! "To Miklagard" e "Long Live The Beast" chiudono il lotto degnamente, anche se non esattamente in maniera imprescindibile, un album riuscitissimo. Vincenzo Barone

 
 

Winterland – 00:03:03
Destruction (Of the Race Men) – 00:02:55
Only the Dead – 00:03:59
The Longships Are Coming – 00:04:09
Helljoy – 00:03:05
Insane for Blood – 00:03:59
I Bring You Death – 00:03:20
Attack! – 00:01:40
CEO – 00:02:27
One Night In Nazareth – 00:03:12
Praised Be the Lord – 00:02:25
Metalheads – 00:03:14
To Miklagard – 00:03:41
Long Live the Beast – 00:03:24