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A torto ricordati da molti come i titolari di una delle copertine più brutte e grottesche nella storia del metal moderno – quella del loro esrodio omonimo datato 1999 – gli svedesi Wolf si schierano fieramente nel novero delle band da considerarsi irreversibilmente "defender" del verbo più tradizionalmente Heavy Metal. Nessuna concessione a modernismi, tastiere, voci femminili o accordi ribassati, ma solo e semplicemente caro vecchio e sempre efficace metal al 100%, nella scuola classica di nomi del calibro di Judas Priest, Saxon, Iron Maiden e soprattutto Mercyful Fate, specie per quanto concerne certe soluzioni vocali, sebbene sempre in maniera ben più misurata rispetto a quanto fatto dal buon King Diamond, operate dal leader chitarrista/cantante Niklas Stalvind. Quest'ultimo è una sorta di integralista del suono old school ed ha dato alla sua band una impronta inequivocabilmente legata ai dettami più classici del genere, sviscerando un amore inossidabile, è proprio il caso di dirlo, per il metallo pesante più puro e scintillante. "The Black Flame" è il quarto album del quartetto svedese – che vede, oltre al citato Stalvind nel doppio ruolo di singer e chitarrista, Mikael Goding al basso, l'ex Dissection e Satanized Tobias Kellgren alla batteria e Johannes Losback, ex Seventh Son, alla seconda chitarra – ed è stato pubblicato nel 2006 con la produzione di Fredrik Nordstrom, chitarrista e tastierista dei Dream Evil, altri noti alfieri del marchio "Heavy Metal punto-e-basta". I pur minimi segnali evolutivi messi in luce dagli scandinavi nei primi tre dischi, trovano la loro consacrazione in questo album, un riuscitissimo manifesto di fedeltà alla causa e di indubbie capacità tecnico-compositive, attraverso dieci brani scintillanti e dinamici, ispirati e ricchi della carica e dell'energia che ha fatto la fortuna di tutto il genere. Fin dall'opener "Children Of The Black Flame" i nostri inscenano la loro credibile ritualità classica attraverso un metal diretto e senza fronzoli, solido e muscolare, dal canatato melodico votato a tonalità alte e dall'approccio epico, e dal chitarrismo mai strabordante o funambolico, ma ricco di trasporto, intensità e gusto. Una sezione ritmica dinamica ma disciplinata e quadrata nel senso positivo del termine, sorregge il tutto con cura e mestiere, risultando il motore affidabile ed ideale per le scorribande ritmiche delle due asce. "The Bite" è rocciosa e potente: sembra uscita direttamente dagli anni '80 e la prova vocale brilla per enfasi e forza evocativa: un mid tempo compatto e trascinante, dalle reminiscenze a metà fra gli Iron Maiden, i mai dimenticati Riot ed una spruzzata di sano "metallone" tedesco. Si accelera leggermente con "The Dead", dove il parallelismo con i Riot più recenti si fa più accentuato, sebbene gli scandinavi non dimentichino mai i maestri britannici Iron Priest (ops!). "Black Magic" (che non è una cover, tranquilli) si fa largo epica ed ispirata, molto melodica e trascinante nel suo mid tempo spigoloso impreziosito da aperture sospese e da accenni ad accelerazioni comunque misurate. Davvero un bel pezzo. "At The Graveyard", dal riff d'apertura maledettamente maideniano, si dipana strizzando l'occhio anche ai danesi del pittato Diamond, pur dotando il cantato di una intensità melodica assai più accentuata, dal piglio epico ai limiti del power. Quasi speed teutonico per "Seize The Night", presumibilmente ideale per trascinare una volta eseguita dal vivo e dotata di un'interessante apertura centrale che ne dinamicizza ulteriormente lo sviluppo prima di riprendere l'andatura incalzante. Da paradiso dei defender "I Will Kill Again", in odore di power americano, difficilmente ascoltabile senza "scapocciare" brandendo magari al cielo la proverbiale mano con corna o lanciandosi in spericolate evoluzioni di air drum. Una bella campana introduce "Make Friends With Your Nightmares", dinamica e spigolosa, dall'incedere spedito e dal ritornello priestiano tanto quanto le twin guitars sono maideniane: come resistere ad un meltin' pot tanto nobile? Non mere scopiazzature, si badi bene, ma tributi ispirativi di tutto rispetto ed assolutamente validi e credibili. Brillante il mid tempo a cavalcata di "Demon", sostenuto da chitarre sempre in movimento e solisticamente di grande raffinatezza, dotata poi di una serie di cambi di tempo che permettono al cantato di muoversi su coordinate cangianti, mettendo in luce una enfasi interpretativa di tutto rispetto. A chiudere i giochi lo speed metal di "Steelwinged Savage Reaper", una piccola gemma di energico metal in odore di Germania old fashioned, diretta e vivace, che si pone come la proverbiale ciliegina su una torta da acquistare dal ferramenta più che in pasticceria. Vincenzo Barone

 
 

I Will Kill Again – 00:04:58
At The Graveyard – 00:04:25
Black Magic – 00:05:19
The Bite – 00:05:07
Make Friends With Your Nightmares – 00:05:09
Demon – 00:05:03
The Dead – 00:04:22
Seize The Night – 00:04:08
Steelwinged Savage Reaper – 00:03:08
Children of the Black Flame – 00:05:50