Sonymusic-Centurymedia

ACCEPT

 

ACCEPT

 

La Germania non è mai stata avara di bands metal e gli Accept sono probabilmente uno degli esempi migliori di longevità che l’heavy abbia espresso in tanti anni. Non è stata però una vita semplice e lineare quella della band di Udo Dirkschneider. Gli Accept infatti hanno subìto nel corso degli anni ripetute variazioni di line up e fortune alterne.

La band esiste non dalla metà degli anni 70, come si potrebbe pensare, ma addirittura dalla fine degli anni 60! La prima fase della loro storia discografica si staglia però dal 79 all’81 con tre albums interessanti: “ Accept”, “I’m a Rebe”l e “Breaker”.

Il vero salto di qualità arriva nel 1982 con “Restless & Wild”, l’album che li consacra nell’olimpo del metal europeo e li proietta agli occhi di media e fans come la vera grande alternativa agli Scorpions. E’ il disco di perle come “Princess of the dawn”, “Neon Nights”, “Fast as a shark” e la stessa title track, e segna una crescita compositiva tangibile. Gli assoli sono tutti opera di Wolf Hoffman. E’ l’inizio dell’epoca d’oro per la formazione di Solingen, che nel 1983 sforna” Balls To The Walls”, l’album della svolta, sia dal punto di vista del suono - che si proietta nettamente nei canoni dell’heavy internazionale di metà anni 80 , - sia dal punto di vista dei testi, con una presa di posizione netta, inequivocabile, su argomenti come la società, la religione, la guerra, le disparità sociali. “Balls To The Wall “ è l’exploit di cui avevano bisogno Udo & co, che bissano due anni dopo con “Metal Heart”, il loro disco in assoluto più famoso e venduto nel mondo. Un masterpiece dell’heavy anni 80 che gli apre le porte del mercato americano. La band tedesca va oltreoceano ad aprire tra gli altri i tour di Ac/Dc e Motley Crue, e conquista i favori dei fans statunitensi, un amore destinato a durare nel tempo, tutt’altro che effimero. Con il successo arrivano inevitabilmente anche i problemi e i primi cambi di line up. Esce “Kaizoku Ban,” un mini live giapponese che testimonia che gli Accapt ormai sono a tutti gli effetti una band internazionale. “Russian Roulette” del 1986 chiude idealmente la golden era del gruppo. E’ un disco potente, ma fortemente influenzato dalle produzioni americane e da soluzioni compositive a volte eccessivamente orecchiabili. Alcuni elementi della band si trasferiscono negli States, Udo decide di iniziare una carriera solista e la band perde i pezzi. Nel 1989 esce il deludente “Eat The Heat” alla voce David Reece . Gli Accept senza il loro leader carismatico perdono testa e cuore, il disco è un fallimento un po’ ovunque ed un segnale importante che la crisi sia inevitabile viene lanciato quando nel 1990 viene pubblicato “Staying A Life”. Un disco live ufficiale che sembra un epitaffio di quello che gli Accept erano stati nel corso di quel decennio abbondante di power metal. Ma il disco invece è lo spunto, la riflessione che porta i membri storici della band a tornare a lavorare insieme. Gli Accept sono inseparabili da Udo ed il successo mondiale di quel disco live consacra questo dogma. Riparte dunque una nuova fase della vita della band che torna con “Objection Overruled” nel 1993, “Death Row” un anno più tardi e “Predator” nel 96. Stefan Kauffmann lascia il posto di batterista a Stefan Schwarzmann da “Death Row” in poi, mentre gli Accept recuperano velocemente posizioni e mercati. Il Giappone in particolare torna ad essere terra di conquista, ma l’unione non sempre fa la forza e la band si scioglie di nuovo. Tornerà ufficialmente più o meno nel 2005 per una terza fase, che porterà ad un nuovo trittico discografico con gli album “Blood if the nations (2010), Stalingrad (12) e Blind Rage (14). La storia di questa band è molto movimentata, ma quello che conta è che Mr. Dirkschneider e soci hanno dimostrato una determinazione ed una perseveranza veramente notevoli. Il loro che è da sempre un power metal titanico e granitico ha resistito all’usura del tempo ed ha preservato negli anni una livello qualitativo di tutto rispetto.

Gli Accept sono affidabili, credibili, sostanziali. Il pubblico li ama per quello che sono e tutto sommato rappresentano una delle istantanee più iconografiche della scena heavy di sempre.