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AEROSMITH

 

AEROSMITH

 

A cavallo tra il 1986 ed il 1980 la rivista specializzata Metal Shock condusse un’indagine tra i principali protagonisti della scena heavy rock internazionale con lo scopo di determinare quali fossero gli albums  più iconici,che potessero essere considerati fonte di ispirazione per le generazioni successive. Al contrario di quello che si poteva aspettare non furono Back in Black degli Ac/Dc o Van Halen I a conquistare il gradino più alto di quella graduatoria, bensì Toys in The Attic, terzo album degli Aerosmith anno di pubblicazione 1974.

Gli Aerosmith rappresentano ormai da quasi 50 anni un esempio di movimentata longevità nel panorama rock mondiale. Si formarono in ambienti universitari della città di Boston nel nord est degli Stati Uniti intorno al 1970. La line up definitiva fu determinata abbastanza velocemente, eccezion fatta per il chitarrista ritmico Ray Tabano, cui si deve peraltro il fortunato logo del gruppo che nel 1971 fu rimpiazzato da Brad Whitford.

Gli esordi discografici della band non ottennero istantaneamente il favore di pubblico e critica, attestandosi su posizioni relativamente basse della classifica di Billboard, nonostante nei due dischi ci fossero già episodi degni di nota e che sarebbero in seguito divenuti classici del repertorio della band come “Mama Kin” e “Dream on” nel primo omonimo album del 1972 e “Same old song and dance” e “Train kept rolling” in Get Your Wings del 1973. Il rock americano  viveva un momento di confusione a metà tra l’invasione britannica, che aveva conquistato il mondo nella seconda metà degli anni 60 e la realtà hippie a stelle e strisce, che era sopravvissuta all’era dei grandi festival e viveva della popolarità di band come i Jefferson Airplane. Gli Aerosmith seppero inserirsi in questo spazio partendo dal blues e settando nuovi parametri per quello che sarebbe diventato l’hard rock, un genere destinato a durare per intere generazioni. La svolta per la band di Steven Tyler e Joe Perry arrivò peraltro con Toys in the attic nel 74, un album finalmente focalizzato dal punto di vista musicale che mostrò le reali potenzialità della band grazie a brani come “Walk this way”, “Sweet Emotion” e la stessa title track. Il disco sfiorò la Top Ten della classifica americana di Billboard attestandosi all’11° posizione, ma vendendo milioni di copie ed inaugurando una stagione infinita di tour mondiali che furono da sempre il tratto distintivo del gruppo di Boston. Come se il percorso discografico fosse in realtà una scusa per tornare costantemente a calcare i palchi americani e del pianeta, la vera dimensione degli Aerosmith. Questo periodo d’oro per la band fu confermato dal successivo album, Rocks pubblicato nel 1975 che consegnò a Tyler & co le chiavi dell’Olimpo dell’hard rock. Rocks è peraltro considerato da Slash il suo disco preferito in assoluto! Rocks entrò prepotentemente nella Top Ten arrivando sino alla 3° posizione, ma dal punto di vista delle vendite complessive registrò dati inferiori a Toys in the Attic. Draw The line del 1977 chiuse idealmente quel periodo fantastico per il gruppo americano. Cominciarono una sequenza di problemi legati alla dipendenza dei vari membri della band a droga ed alcool, che minarono la stabilità stessa della line up. Verso la fine degli anni 70 la band trascorse la maggior parte del tempo tra cliniche per la disintossicazione e progetti da solista di alcuni membri, con fortune peraltro molto alterne. Un senso di malessere che si trasferì presto ai rapporti con il management  prima e poi con la casa discografica. Cosi dopo l’anonimo Night on the ruts del 1979, la band pubblicò Rock in hard place nel 1982 prima di lasciare la Columbia per approdare alla Geffen. L’esordio discografico con la nuova label Done With Mirrors del 1985 lasciò presagire una fine piuttosto mesta per Perry e compagni, ma in realtà era l’alba di una nuova era straordinaria. Gli Aerosmith si ripresero lo scettro con due albums di straordinario successo commerciale come Permanent Vacation del 1985 e Pump del 1987, aiutati anche dall’incredibile supporto fornito loro da MTV, che sposò la causa e cavalcò l’onda di un heavy rock che improvvisamente era diventato un fenomeno non solo musicale ma anche di costume ed aveva abbracciato le nuove generazioni di teenagers. Fu naturalmente anche la scintilla che restitui agli Aerosmith posizioni di classifica e vendite milionarie più consone al loro status e la conseguente capacità di tornare a frequentare i palchi di mezzo mondo. Gli anni 80 riservarono poche novità dal punto di vista discografico con due soli dischi, distanziati  di 4 anni l’uno dall’altro come Get a grip del 93 e Nine Lives del 97. Di nuovo problemi di dipendenza misero a dura prova la stabilità della band, che in un modo o nell’altro invece ha saputo resistere all’usura del tempo ed è rimasta in sella. Quando nel 1986 i Run Dmc vollero realizzare un primo esempio di crossover tra la cultura musicale nera e quella bianca, interpretando “Walk this Way” in duetto con la band che aveva scritto e portato al successo quel brano fu un’iniziativa di stroardinaria portata che allargò clamorosamente la base del consenso per gli Aerosmith e contribuì in maniera sostanziale a ritrovare il successo che si era affievolito nei primi anni 80.