Sonymusic-Centurymedia

ALICE IN CHAINS

 

ALICE IN CHAINS

 

Sarebbe riduttivo riferirsi all’eredità lasciata dagli Alice In Chains facendo riferimento solo alle 35 milioni di copie di albums vendute in tutto il mondo, di cui oltre 15 nei soli Stati Uniti.

Quella della band di Layne Staley è una storia musicale ricca ed importante, che purtroppo è durata troppo poco e che comunque nel corso di meno di 10 anni ha contribuito in maniera sostanziale a cambiare la storia del rock a cavallo tra la fine degli anni 80 ed il decennio successivo.

Quando l’album d’esordio vide la luce nel 1990, arrivò in piena esplosione grunge, ma a differenza dei Nirvana e dei Soundgarden (solo per citarne altri due nomi prestigiosi del movimento nato a Seattle), gli Alice In Chains avevano radici musicali che affondavano nel rock dei seventies e nella psichedelica. Prima ancora di acquisire un nome definitvo ed esordire discograficamente, la band si cimentava in cover speed metal e sperimentava soluzioni acustiche suggestive in un’epoca totalmente fuori da ogni sospetto. In un mondo come quello del rock, da sempre caratterizzato da cloni e scopiazzature varie, gli Alice sono stati innovativi ed originali. “Facelift” fu un successo straordinario, aiutato dall’airplay concesso da MTV del videoclip di “Man in the box”, ma anche dalla violenza devastante di “We die young” e dalla profondità di brani come “Sea of sorrow” o “Bleed the freak”. Con un disco di debutto di questa portata, l’attenzione fu subito catalizzata verso il quartetto di Seattle, che affrontò un intenso tour americano ed internazionale, per tornare sul mercato nel 1992 con l’ep “Sap”, in qualche modo un segnale premonitore di come la band si sarebbe sviluppata, avvicinandosi sempre più ad una declinazione acustica. A qualche mese di distanza da “Sap” vide la luce “Dirt,” secondo album in studio e straordinaria conferma della capacita di Staley e Jerry Cantrell di descrivere un cosmo sonoro fortemente legato al rock psichedelico ma intriso di metal, che rappresentava sicuramente una novità assoluta. “Them Bones”, “God Smack” (da cui trasse ispirazione per la scelta del nome l’ominima band americana) e soprattutto “Would”, sono le chicche di quel lavoro. Nel 1994 uscì “Jar Of Flies”, un ep di 7 tracce, dichiarazione incondizionata e lampante di scelta di un approccio musicale evidentemente acustico. Nel frattempo era morto il basista Mime Starr (nel 1992), che venne rimpiazzato da Mike Inez . Staley aveva sempre più evidenti problemi di dipendenza dalla droga. Come è stato scritto da più parti è come se nella loro carriera, seppure breve, gli Alice In Chains ne avessero in realtà appaiate due distinte e separate: una elettrica rappresentata dagli albums, appunto Facelift, Dirt e l’album omonimo del 1995 e quella acustica con gli ep, da Sap a Jar Of Flies, sino ad arrivare al famoso live Unplugged per MTV che vide la luce nel 1996 e che suggellò idealmente la fine della carriera discografica della band della East Coast. O almeno di quella legata alla storia del gruppo con Layne Staley, che nel 2002 morì per una overdose di cocaina ed eroina, in un momento di estrema ed irrecuperabile devastazione seguita alla scomparsa della fidanzata. Per la cronaca, tra il 2004 ed il 2005 i membri superstiti si ritrovarono per un progetto benefit per le vittime dello tsunami. Fu il pretesto per tornare a suonare insieme poi in un tour. Un nuovo album vide la luce nel 2009, ma la saga degli Alice In Chains si chiuse con l’album omonimo del 1995 , con coda finale del live acustico di MTV. Proprio il loro ultimo album in studio, - che è rimasto celebre per la copertina che vedeva immortalato Tripod, il cane a tre zampe di Jerry Cantrell, - è un disco molto controverso. Un netto ritorno ad un grunge metal, come se la band volesse ribadire le proprie origini e mantenere la propria identità musicale, mentre come detto, affiancava alla produzione standard il crescente approccio unplugged.

Decine di bands si sono dichiarate fortemente ispirate da quello che gli Alice in Chains hanno realmente apportato di nuovo nel mondo del rock: i Tool, i Queens of The Stone Age, gli stessi Godsmack, gli Staind, i Drowning Pool.