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dirt

Il film di Cameron Crowe “Singles - L’amore è un gioco” del 1992, fu uno dei veicoli promozionali più potenti e funzionali per la diffusione del movimento grunge e della correlativa esperienza musicale. Grazie al film, il grunge, il suo ambiente di riferimento e le manifestazioni sonore espresse poterono beneficiare di una circolazione e diffusione ben più ampia, capillare e planetaria rispetto a quella fornita dalla semplice pubblicazione di album. La pellicola è ambientata a Seattle e racconta di rapporti sentimentali e di amicizia, tra un gruppo di giovani che si muovono e agiscono durante il fermento che prelude ed introduce al grunge. Nel momento in cui, nel 1992, fu pubblicata la colonna sonora del film, due degli album simbolo di questo genere musicale erano già stati pubblicati: “Ten” dei Pearl Jam nell’agosto del 1991 e “Nevermind” dei Nirvana il mese successivo. “Nevermind” sarà il disco destinato ad incarnare per sempre l’avvento del grunge, mentre la pellicola di Cameron Crowe avrebbe invece reso visibile, ed eternamente fissato,  il ritratto di una generazione e di una tendenza, non solo musicale, che destabilizzò soprattutto una distratta industria discografica incredula di fronte al successo di vendite di gruppi il cui sound non poteva che essere approssimativamente inquadrato nella multiforme etichetta ‘alternative rock’. E per l’industria del disco, il termine ‘alternative’ da sempre era stato sinonimo di ridotti segmenti di mercato, di prodotti di nicchia, di investimenti più che avventati da evitare con risolutezza. Gli Alice in Chains contribuirono alla soundtrack di  “Single - L’amore è un gioco”, con l’incantevole ‘Would?’. Il brano esprimeva e condensava, in 3 minuti e mezzo, gli orientamenti di una band che fondeva esperienze musicali diverse: la psichedelia anni ’60, stilemi del progressive primi ’70, una evidente tendenza e componente metal ed una apertura al grunge che era parte della loro proposta, anche se mai il segno distintivo. A settembre del 1992 ‘Would?’ riapparve come brano di chiusura nell’album “Dirt”, secondo LP degli Alice in Chains, band di Seattle molto apprezzata e già presente nelle posizioni di alta classifica con precedenti lavori. <h1>Grazie a “Dirt” il gruppo otterrà sorprendenti riconoscimenti: unanime la critica nel riconoscere lo spessore, l’intensità e la scontrosa gradevolezza del lavoro, compatta la reazione del pubblico che trasformò “Dirt” in un successo di dimensioni forse impreviste. La band guidata dal cantante Layne Staley e dal chitarrista Jerry Cantrell aveva all’attivo “Facelift”, un album che certo non era passato inosservato, e un EP pubblicato nel marzo del 1992 intitolato “Sap”. </h1>Le cinque tracce che lo compongono erano nate da alcune registrazioni del novembre 1991; gli Alice in Chains, dopo la fine del tour promozionale per “Facelift”, si erano infatti ritrovati in studio per assemblare brani che dovevano essere preliminari se non preparatori al progetto di un nuovo album. Uno dei brani chiave di “Dirt”, intitolato ‘Rooster’, dal nomignolo dato dai commilitoni al padre di Cantrell durante le sue due missioni in Vietnam, nascerà in queste session anche se in una versione leggermente diversa, reperibile oggi nella raccolta “Music in Bank”.  Da queste session, dominate da un sound semi acustico e caratterizzate da preoccupanti problemi di tossicodipendenza che coinvolgevano sia Layne Staley che il bassista Mike Starr, deriva l’idea e l’impervia indole di “Dirt”. L’umore sinistro e a volte sepolcrale che lo definirà era conseguenza diretta delle condizioni fisiche di Staley; non certo casualmente, nei testi di vari brani il cantante faceva diretto riferimento alla sua dipendenza dall’eroina. I critici adorano abitualmente categorizzare la musica allo scopo di offrire dei parametri interpretativi ai propri lettori: nel caso degli Alice in Chains questo esercizio diviene particolarmente complesso, e un brano come ‘Sickman’ sintetizza e rende manifesta questa difficoltà. La struttura prevede strofa, ritornello, bridge e special: musicalmente la strofa rientra appieno nella definizione ‘alternative metal’, mentre il ritornello è decisamente grunge poi, in pieno stile Alice in Chains, lo special, articolato e complesso, si muove tra psichedelia e progressive rimandando, in alcuni suoi frammenti, ad atmosfere care ai primissimi King Crimson. Il gruppo di Cantrell e Staley è sempre stato assimilato alla scena grunge eppure, definirlo con questo termine è perlomeno riduttivo. Gli Alice in Chains agivano già nel periodo in cui il grunge stava nascendo, lo facevano a Seattle, che del movimento era la città eletta, e la loro cerchia di amici erano musicisti che del grunge diverranno i motivatori, se non gli ideologi. Tra le infinite etichette che si possono offrire alla musica della band la più equilibrata e veritiera sarà alla fine quella che li vede essere un gruppo di alternative metal con non rare incursioni nel grunge. Per più di un anno la promozione dell’album “Dirt” coinvolgerà degli svogliati musicisti, noti per una forma di ritrosia verso i media. Dall’album furono tratti cinque singoli: ‘Would?’, che in realtà fu inizialmente pubblicato per promuovere la colonna sonora di “Single”, mentre ‘Them bones’ fu il primo vero singolo trainante. La convinzione estetica degli Alice in Chains scorre sotterranea durante l’intero brano e, sebbene offuscata da un impatto decisamente metal, la si intuisce in quelle aperture melodiche di beatlesiana memoria che sembrano voler svestire ‘Them bones’ dalla sua metallica intransigenza, notevole l’assolo di Cantrell. Terzo singolo ‘Angry chair’  altro brano che ad un attento ascolto chiarisce la concezione musicale della band, da segnalare una delle prove vocali più convincenti di Staley, ammirevole la costruzione melodica. ‘Rooster’ è il quarto singolo e uno dei più fortunati per quanto riguarda il posizionamento in classifica: raggiunse il settimo posto. ‘Down in the hole’ è la ballata perfetta di cui Cantrell è ancor oggi particolarmente orgoglioso, e chiude in effetti il periodo promozionale dell’album che aleggerà nelle classifiche per almeno un altro anno.  Se “Single - L’amore è un gioco” aveva inciso nella diffusione del grunge ed agevolato il percorso degli Alice in Chains, che nella pellicola apparivano in una esibizione live, un altro film farà di nuovo parlare della band. Diretto da Kevin Smith, “Clerks - Commessi”, non è incentrato sulla scena grunge, benché la colonna sonora sia invece una sorta di riuscita compilation della musica che dal movimento era nata. Gli Alice in Chains sono presenti con un brano tratto da “Sap”, progetto apparso in EP nel 1992 e da considerare propedeutico all’album “Dirt”. ‘Got me wrong’ è una stupenda ballata che a distanza di due anni dalla pubblicazione, viene proposta come singolo nel 1994 riuscendo a scalare le classifiche statunitensi dedicate al segmento alternative rock, posizionandosi in una eccellente settima posizione. Con la pubblicazione di  ‘Got me wrong’, si chiude emblematicamente il lungo, a volte travagliato, percorso che ha portato alla definizione del migliore album consegnatoci dagli Alice in Chains: “Dirt”.

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Them Bones – 00:02:29
Dam That River – 00:03:09
Rain When I Die – 00:06:02
Sickman – 00:05:30
Rooster – 00:06:14
Junkhead – 00:05:09
Dirt – 00:05:17
God Smack – 00:03:51
Iron Man – 00:00:43
Hate To Feel – 00:05:16
Angry Chair – 00:04:47
Down In A Hole – 00:05:38
Would? – 00:03:28