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ANATHEMA

 

ANATHEMA

 

Attivi dal 1990 e originari di Liverpool, gli Anathema sono da considerarsi, insieme a My Dying Bride e Paradise Lost, un po' l'emblema di quell'evoluzione che dalle radici death/doom metal ha portato la proposta musicale del gruppo fino ai confini del progressive, del rock cosiddetto alternativo, dell'ambient più etereo.

La band, da sempre gravitante attorno alle figure dei fratelli Cavanagh, ha agito inizialmente sotto la denominazione Pagan Angel, per poi scegliere, già nel 1991, di cambiare nome in quello attuale. Dopo la consueta gavetta fatta di promettenti demo ed una certa costante attività dal vivo, il gruppo , che aveva la forma del tipico quintetto metal con voce, due chitarre, basso e batteria, approda al suo esordio discografico nel 1992 con l'ep “Crestfallen”, seguito l'anno seguente dall'album “Serenades”, ottimamente accolto sia dal pubblico che dalla critica, al punto che il video del brano “Sweet Tears” fu mantenuto in rotazione a lungo, tanto da raggiungere la vetta della classifica di settore su MTV. “Pentecost III”, un ep di lunga durata, a tutti gli effetti considerabile un lp vero e proprio, esce nel 1995 e mette in mostra l'inizio del lento ma costante cambio di rotta stilistica da parte degli Anathema, che occhieggiano ad un certo profilo gothic e scelgono di dare spazio ad alcune tastiere, suonate dal bassista Duncan Patterson e dal chitarrista, Danny Cavanagh, e abbandonare il tono vocale gutturale growl, tipico del death/doom, per dare spazio ad un cantato più drammatico, intriso di nostalgica tristezza. Dopo la pubblicazione di questo ep, infatti, il cantante Darren White lascia la band che decide di non sostituirlo, impegnando nel doppio ruolo di chitarrista/cantante Vincent Cavanagh. Lo stesso anno esce l'album “The Silent Enigma”, dal piglio gothic ancora più accentuato, sebbene si noti un parziale ritorno dello stile canoro in growl. Si modificano anche i temi delle liriche, che passano dall'epico mitologico ad argomenti più “umani” e terreni, sebbene sempre intrisi di pathos meditativo ed evocazioni malinconiche e trasognate. Con “Eternity” del 1996 la mutazione di fa radicale e la proposta musicale degli Anathema si attesta su posizioni decisamente gothic, limando ancora di più i suoni e scegliendo una impostazione vocale pulita. Inizia un periodo di frequenti e radicali avvicendamenti a livello di formazione, che porteranno alla realizzazione nel 1998 di “Alternative 4”, dal profilo sensibilmente più melodico del predecessore, ma sempre riconoscibilmente nelle corde della band. L'evoluzione stilistica, il progredire mutante della proposta del gruppo, si incarna perfettamente nel successivo “Judgement” (1999) in cui i tempi si dilatano e la sperimentazione si impone senza mai snaturare la proposta, ma regalandole una malinconia giocata più su reminiscenze pinkfloydiane, dirottando il gothic su coordinate quasi psichedeliche e progressive. Nel frattempo il tastierista Martin Powell, già in forza nei My Dying Bride ed assunto in pianta stabile nel gruppo di Liverpool un paio d'anni prima, lascia il progetto per confluire nei Cradle Of Filth e viene sostituito, come in una vera e propria operazione di mercato, dal tastierista degli stessi Cradle Les Smith, mentre il terzo fratello Cavanagh, Jamie, gemello di Vincent, andrà a sostituire Dave Pybus, anche lui transfugo verso la band di Dani Filth, nel ruolo di bassista. Con “A Fine Day To Exit” (2001) e “A Natural Disaster” (2003), sempre orientati su derive psichedeliche e goth rock, si chiude la prima parte della carriera discografica degli Anathema che, dopo ulteriori vicissitudini a livello di formazione e di case discografiche, riprenderà solo sette anni dopo, nel 2010, con la pubblicazione di “We're Here Because We're Here”, mixato da Steven Wilson dei Porcupine Tree, che riprende il discorso da dove si era interrotto, accentuando la propensione per un alternative rock colto molto giocato sull'uso delle tastiere e ben coadiuvato dalla presenza della London Session Orchestra. Dopo “Weather Systems” del 2012, è con “Distant Satellites” (2014), pubblicato dopo il live ”Universal”, che gli Anathema si spingono ancora di più a livello di sperimentazione, pur non perdendo il loro trademark malinconico ed assorto, facendo proprio con maggior decisione l'uso di campionamenti e dell'elettronica. Divenuti un sestetto che, tra andate e ritorni conta oggi ben quattro membri della formazione originaria – il solo Vincent Cavanagh è sempre rimasto in forza nel gruppo – si avvale nel ruolo di seconda voce della cantante Lee Helen Douglas, gli Anathema guardano al futuro sulla scorta di un passato che non ha mai dato nulla per scontato. (Vincenzo Barone)