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BLUE OYSTER CULT

 

BLUE OYSTER CULT

 

I Blue Oyster Cult nascono musicalmente nella seconda metà degli anni 60 nella zona di Long Island, appena fuori New York come  gruppo universitario. I ll loro destino è indissolubilmente legato alla passione ed alla tenacia di Sandy Pearlman,  critico musicale che stravede per loro e che si offre di divenire il loro manager.È  proprio Lui ad affibbiargli  questo curioso nome, che era il titolo di un suo racconto di fantascienza; adoratori del culto dell’ostrica blu erano alieni decisi a conquistare la terra.

Come accade spesso in questi casi ed in quegli anni, fu proprio Pearlman a procurargli un contratto discografico con la Columbia Records. I loro esordi discografici si rifacevano ad un hard rock blues ricollegabile a bands come Canned Heate The Grateful Dead. Il primo trittico di albums venne pubblicato con regolarità certosina: il debutto omonimo del 1972, “Tyranny & Mutation” del 73, e “Secret Treaties” dell’anno successivo. Un’escalation di crescita compositiva e di esecuzione che attirò  alla band newyorkese la simpatia ed i favori di critica e pubblico. In particolare, “Secret Treaties” è un perfetto esempio di cio’  che il rock esprimeva negli States dal punto di vista stilistico a metà degli anni 70. “Career of Evil” e “Subhuman” in particolare sono due straordinari esempi del sound dei B.O.C.

Nel 1975 venne pubblicato un live e nel 1976 vide la luce “Agents of Fortune”, un disco  compositivamente  meno interessante del precedente, ma destinato a cambiare per sempre la storia ed il destino di questa band. E’ l’album di “Don’t Fear The Reaper” uno dei brani più famosi del rock americano di tutti i tempi.

Un super classico, come “Dont Stop Believing” dei Journey, o “More Than a Feeling” dei Boston, ma ancor di più legato agli albori di quello che possiamo considerare il concepimento dell’heavy metal americano. “Agents of Fortune”  è un disco piuttosto controverso, con qualche altro brano interessante, come “Tenderloin” o “The revenge of Vera Gemini”,  che si riferisce ad un’eroina della Marvel  celebre solo negli States  solo in quel periodo (mai dunque sdoganata oltre oceano). Nel brano in questione la voce femminile è affidata alla grande Patti Smith. Il resto di quel disco soffre inevitabilmente di un momento di conversione musicale da quelli che erano stati gli inizi a quello che i Blue Oyster Cult sarebbero diventati in seguito, abbracciando un hard rock più classico. Nel 1977 il successo di “Don t Fear the reaper “fu bissato solo parzialmente da “Godzilla”,  che si comportò molto bene nelle charts americane e proiettò l’album “Spectres” alto in classifica. Nel  79 usci “Mirrors”,  prodotto da Tom Worman (Cheap Trick, Ted Nugent) e nel 1981 vide la luce “Fire of unknown origin”,  che testimoniò  un importante avvicendamento in cabina di regia con Martin Birch, ex amanger dei Black Sabbath e futuro produttore degli Iron Maiden,  al posto di Pearlman. I l sound della band risulta decisamente cambiato, lo si evince dalla prime note della title track. Gli anni e gli albums successivi sono sicuramente quelli meno interessanti e corrispondono di fatto ad una crisi compositiva della band americana. Eppure il peso specifico dei Blue Oyster Cult sulla scena heavy rock a stelle e strisce è innegabile e non puo essere ridotta all’efficacia di un solo brano. I Metallica interpretarono "Astronomy“ tratta da Secret Treaties in Garage Days, il loro disco d’esordio, i Fu Munchu fecero lo stesso con “Godzilla” e di “Don’t Fear the reaper” esistono decine di versioni tra le quali segnaliamo quella degli Evanescence e quella degli europei Him del 1997.