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I Blue Oyster Cult sono destinati ad essere ricordati quasi esclusivamente per un brano, quel “Don’t Fear The Reaper” che contenuto in “Agents of Fortune “del 1976 ne decretò un successo incredibile, concretizzatosi nel disco d’oro per le oltre 500 mila copie vendute prima ed addirittura nel disco di Platino due anni più tardi col milione tondo tondo di vendite dell’album. La band dei fratelli Bouchard era in realtà già giunta ad una seconda fase della propria carriera artistica. “AOF” è in realtà il loro quarto album in studio. I primi tre, ossia l’omonimo del 72, Tyranny & Mutation del 73 e Secret Treaties del 74 , erano stati consolidati dalla pubblicazione di “On Your Feet & Your Knees”, un album dal vivo che suggellava in qualche modo quel primo step della loro produzione discografica. Con il quarto album i BOC tornarono sul mercato con la consapevolezza di essersi conquistati un posto al sole nel panorama rock nordamericano, ma anche con molti quesiti su quello che poteva essere il loro percorso di crescita da quel momento in avanti. L’exploit di “Don’t fear the reaper” e le devastanti polemiche sul fatto che il testo del brano fosse un’istigazione al suicidio gli diedero un focus decisamente più ampio e li fecero diventare una cult band anche a livello internazionale. “Agents of Fortune” è un disco controverso a partire dalla copertina che ritrae un prestigiatore che ammalia il suo pubblico. La tracklist varia da brani di blues rock anche leggerini, come “This ain’t the summer of love”, a mid tempos decisamente più interessanti come “E.T.”, e vive un momento di assoluta ispirazione proprio con “Reaper”, dove il contrasto tra il cantato lieve ed armonioso stride fortemente rispetto alla pesantezza dell’argomento trattato. Una vera chicca è rappresentata da “The Revenge of Vera Gemini” dove la protagonista è un’eroina della Marvel, molto famosa negli States agli inizi degli anni 70, ma praticamente sconosciuta oltreoceano, che nel brano in questione vive di una sua identità attraverso un intervento vocale di Patti Smith. L’album è prodotto dalla band con David Lucas, un team decisamente collaudato e consolidato, mentre l’ingegnere del suono è Andy Abrams che un paio d’anni prima aveva collaborato con Springsteen al capolavoro “Born To Run”. “Don’t Fear” scalò la classifica dei singoli piazzandosi alla 21° posizione e trascinando l’album alla 29°. Una versione arricchita dell’album uscita nel 2001, presente anche su Spotify in streaming vede 4 bonus tracks, di cui due inediti, “Sally” e soprattutto “Fire of unknown origin” che poi sarebbe diventata la title track di un album uscito nel 1981. Pazzesca la versione demo di “Don’t Fear The Reaper” più lenta di quella contenuta nel disco e decisamente più “mellow” , con un momento centrale ancora in una forma embrionale. “Dance the night away” versione demo chiude la tracklist di un disco comunque importante nella formazione hard rock americano di metà anni 70. Tra i brani meno conosciuti che invece andrebbero riscoperti segnaliamo “Morning Final”. Da annotare anche una collaborazione alla realizzazione del disco dei fratelli Brecker, Michael e Randy al corno.

Paolo Maiorino

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This Ain't the Summer of Love – 00:02:20
True Confessions – 00:02:57
(Don't Fear) The Reaper – 00:05:08
E.T.I. (Extra Terrestrial Intelligence) – 00:03:43
The Revenge of Vera Gemini – 00:03:53
Sinful Love – 00:03:29
Tattoo Vampire – 00:02:41
Morning Final – 00:04:30
Tenderloin – 00:03:40
Debbie Denise – 00:04:12
Fire of Unknown Origin – 00:03:30
Sally – 00:02:40
(Don't Fear) The Reaper – 00:06:20
Dance the Night Away – 00:02:37