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BOSTON

 

BOSTON

 

Tutta la storia, anzi la leggenda che ruota intorno ai Boston ruota inevitabilmente intorno al carattere deciso ed al talento di Tom Scholze, ledaer e fondatore della band, che una volta laureatosi in ingegneria al MIT, Massachusets Institute of Technology, iniziò ad esibirsi nei locali di Boston, sua città natale.

La storia si ripete all’infinito; una sequenza drammatica di rifiuti e disinteresse che da una parte non fiaccarono l’ostinata determinazione di Scholze e dall’altra aumentarono a dismisura il suo senso di diffidenza nei confronti della discografia. Cosi quando la Epic decise di investire su di loro a cavallo tra il 1975 e l’inizio del 1976 i rapporti sin dall’inizio furono alquanto tesi e sospettosi. Non aiutò in tal senso la richiesta di re incidere tutto il materiale ascoltato sui demos in uno studio della California, clausola che Scholze accettò suo malgrado che che costituì l’inizio di un rapporto molto tormentato con la sua casa discografica, per ironia proprio quella che invece aveva deciso di puntare su lui e la sua band. Il primo album omonimo vide la luce appunto nel 76 e divenne l’album d’esordio più di successo nella storia del rock e pop americano. Sei milioni di copie alla fine del 1977, disco di Platino nel 1990, 17 milioni di copie vendute ad oggi. L’album d’esordio dei Boston è davvero un disco iconico su cui spicca “More than a feeling” divenuto uno dei classici del rock americano di tutti tempi, un brano molto melodico ma con la base aor che di lì a poco avrebbe stabilito un nuovo parametro di intendere il rock negli States.  Incredibile il clamore suscitato da quel primo disco, al punto che la band venne invitata ad aprire il tour americano dei Black Sabbath. Don’t look back vide la luce due anni più tardi, nel 1978 frutto di rapporti sempre più tesi di Scholze col management della Epic. Dal punto di vista musicale l’album esprime una crescita compositiva abbastanza fisiologica rispetto al primo disco. C’è una una cura evidente nell’approccio compositivo. La title track e “A man I’ll never be” gli episodi più fortunati di un disco che ribadì il concetto fortunato del primo e conquistò la vetta assoluta della classifica americana quando Boston era arrivato al massimo alla terza posizione. Primo anche in Canada e oltre 10 milioni di copie vendute nel Nord America. Ma la carriera dei Boston era destinata ad essere travagliata e caratterizzata da questi continui scontri tra il loro leader ed i professionisti che seguivano la carriera della band americana. Iniziarono  beghe legali molto serie, e la band rimase lontana dalle scene per oltre 8 anni, allorchè nonostante la diatriba fosse tutt’altro che risolta, la Epic pubblicò Third Stage, il terzo capitolo della saga, che andò comunque primo in classifica negli States ed in Canada e superò in battuta le 4 milioni di copie nel Nordamerica( che diventarono poi 7 milioni anni dopo). La vita artistica dei Boston è idealmente racchiusa in questi tre ottimi albums di illuminato ed orecchiabile hard rock americano. Successivamente Scholze ci riprovò con Walk on nel 1994 e con Corporate America nel 2002 ma allontanandosi sempre più dal cuore dei fans e dall’attenzione dei media. Essere stati comunque in grado di realizzare brani come “More than a feeling”, “Don’t look back” ed “Amanda” e non a caso ne citiamo uno per ognuno dei primi tre albums è stato un obiettivo che è valso alla band vendite per oltre 50 milioni di copie in tutto  il mondo.