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LA RECENSIONE DI CRUELTY AND THE BEAST

Giunti al terzo album, i vampiri britannici si lanciano con “Cruelty And The Beast”, pubblicato nel 1998, nella realizzazione del primo concept della loro discografia, incentrato sulla inquietante figura della contessa ungherese Erzsébet Bathory, personaggio realmente esistito nella seconda metà del XVI secolo, le cui vicende, tramandate tra storia e leggenda, grondano sangue, lussuria e morte. Un tema adatto alla perfezione alla proposta sonora dei Cradle Of Filth, un intenso mélange tra black metal, gothic, dark e soluzioni sinfoniche al limite della vera e propria colonna sonora di film horror.

Nella nutrita discografia del gruppo capitanato dal cantante Dani Filth, questo disco si pone tra le realizzazioni a suo modo più di impatto, in parte spiazzando chi aveva apprezzato il precedente “Dusk Aand Her Embrace”, decisamente più volto sul fronte sinfonico e, diciamo così, ambientale dell'universo musicale propugnato dagli inglesi. “Cruelty And The Beast” mostra quindi una irruenza più accentuata, dipanandosi sì sulle variabili tipiche di un genere come quello tipico dei Cradle, ma scegliendo spesso soluzioni immediate e d'impatto, mettendo in luce maggiormente il lato black della proposta dei nostri. L'innamoramento per le atmosfere gotiche non si fa desiderare, ma l'impronta generale risulta decisamente più diretta e violenta che nell'immediato passato.

La terribile storia di omicidi di massa e di credenze occulte che vide protagonista la crudele Contessa, trova la sua concretizzazione sonora nella proposta del sestetto britannico che alterna tempi sparatissimi ad aperture tastieristiche di grande atmosfera, rallentamenti improvvisi ad urla disperate, ritmiche ai limiti del thrash ad arrangiamenti dal retrogusto dark, in un melting pot intenso e trascinante, con la voce stridula e strillata di Dani Filth a condurre l'ascoltatore nei meandri oscuri di una storia che fa accapponare la pelle.

Dopo la doverosa intro di grande atmosfera “Once Upon Atrocity” - una sorta di sigla iniziale del film horror che ci si appresta ad ascoltare - “Thirteen Autumns And A Widow” esplode nella sua possanza a metà tra black e gothic mettendo subito le cose in chiaro in quanto a durezza ed impatto. La capacità dei Cradle Of Filth di cucire insieme trame stilisticamente così cangianti è in fondo la forza che ha reso la band al contempo così amata e così odiata in ambito metal: in uno stesso brano, che ha sempre durate medie oltre i sei minuti, trovano posto sonorità estreme, passaggi epici, strappi thrash, aperture darkeggianti, cori femminili, tristi melodie e molto altro. Ciò può essere considerato il punto di forza del gruppo e “Thirteen...” ne è un esempio di livello ottimale, che concretizza una stile difficilmente etichettabile in maniera davvero perfetta. “Cruelty Brought Thee Orchids” deflagra impetuosa e diretta, trascinando l'ascoltatore attraverso paesaggi da incubo, nascondendo dietro ogni cambio di tempo nuovi scenari e nuove atmosfere, restando ancorata ad un incedere alle soglie del thrash, se non fosse per la voce, sempre così maledettamente (in senso positivo) black oriented. L'uso sapiente delle tastiere tiene ottimamente insieme la proposta dei Cradle, ammantandola di un tono generale cupo e teatrale, regalando magniloquenza sinfonica anche ai passaggi più tirati ed ostici. Il black metal d'atmosfera la fa da padrone, mantenendo costantemente un credibile equilibrio tra estremismo sonoro e teatralità, anche in “Beneath The Howling Stars”, ricca di accelerazioni diversificate e contaminata da aperture e sospensioni di grande atmosfera, voci femminili da brivido ed una dinamica generale davvero ottimamente congegnata. Soluzioni brividose si fanno così strada tra “strappi” a velocità sostenuta ed aperture sinfoniche tanto spiazzanti quanto efficaci. Il “film fonico” prende credibilmente forma, non lasciando all'ascoltatore la possibilità di distrarsi o di tirare il fiato ma, anzi, rendendo la tensione generale sempre tangibile. Dopo l'interludio “Venus In Fear”, atmosfera e incedere da brivido, tra sospiri ed urla che mettono addosso una certa inquietudine, tra sensualità e dolore, parte la “randellata” di “Desire In Violent Overture”, brano sparato a velocità folle smorzata da variazioni ritmiche lineari e ottimamente cucite insieme, fino a sconfinare nel gothic vero e proprio. 

“The Twisted Nails Of Faith” è horror/black'n'roll infacrcito di tastiere evocative e soluzioni cinematografiche oscure e cattive, con in più un profilo degno a suo modo di quanto i Venom erano riusciti a fare in “At War With Satan”, la impegnativa suite messa su dallo storico trio di Newcastle. Ovviamente con le dovute proporzioni e con una padronanza degli strumenti di gran lunga maggiore da parte di Dani Filth & Soci.

Gli oltre 10 minuti della “Bathory Aria”, divisa in tre movimenti, è una lunga cavalcata attraverso i variegarti e lugubri territori dominati dal combo inglese che, partendo da atmosfere evocative sognati e drammatiche, compie un viaggio articolato e trascinante fatto di quadri sonori che si alternano, sovrappongono e fondono con grande mestiere. Un caleidoscopio estremo che crea visioni grondati sangue e orrore, senza nulla concedere al caos fine a se stesso ma, anzi, tirando su il sipario sulle oscene e terribili vicende che il concept racconta, con grande ordine e con una regia assolutamente all'altezza. Metal estremo, ma ricco di gusto e classe, capace senza alcuna apparente contraddizione di passare dal black più cruento e selvaggio ai suoni di un delicato e fragile carillon.

Un “ponte” di grande atmosfera (“Portrait Of The Dead Countess”) prima di chiudere con “Lustmord And Wargasm (The Lick Of Carnivorous Winds)”, di scuola puramente black sinfonico, per far scorrere i titoli di coda nella maniera più tirata possibile. Il respiro del brano richiama lo stile di tutto l'album con pienezza e credibilità, regalando un'ultima gemma, una serie di fotogrammi capaci di rendere la narrazione completa, di chiudere questo concept nella maniera più coerente e riuscita possibile.

Vincenzo Barone

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Once Upon Atrocity – 00:01:46
Thirteen Autumns And A Widow – 00:07:14
Cruelty Brought Thee Orchids – 00:07:16
Beneath the Howling Stars – 00:07:37
Venus In Fear – 00:02:20
Desire In Violent Overture – 00:04:16
The Twisted Nails of Faith – 00:06:49
Bathory Aria – 00:11:00
Portrait Of The Dead Countess – 00:02:54
Lustmord And Wargasm – 00:07:31