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ENGEL

 

ENGEL

 

Gli Engel sono una band attiva dal 2004 e proveniente da Goteborg, città divenuta suo malgrado famosa per aver partorito buona parte delle band che hanno dato vita al fenomeno death metal svedese.

Ed infatti il gruppo non è certo immune da certe influenze "ambientali", sebbene le coordinate sonore dei nostri attingano a piene mani anche da certo indistrial più metallico con derive vocali spesso anche molto melodiche. Con al timone quel Niclas Engelin già chitarrista dei celebrati In Flames, gli Engel rappresentano probabilmente lo sfogo compositivo del musicista, che in questa sede può esprimere il suo talento senza limitazioni stilistiche di sorta. Potremmo definire gli Engel una specie di supergruppo, visto che nelle sue fila sono passati a più riprese o stazionano attualmente componenti di band come Saint Demon, Evergrey, Amon Amarth, Embraced, Amaranthe, Gardenian, Katatonia, Duskfall, Marionette, Lord Belial, The Crown e Degradead: una bella compagine, non c'è che dire. Ovviamente il tutto eseguito sempre con grande cura e precisione tecnica, quanto proposto dal gruppo mette in luce un costante amore per le melodie vocali, per gli arrangiamenti ricchi di grandeur epica, doppia cassa ad elicottero e venature industrial nell'incedere marziale e per la scelta di alcuni suoni. Più potenti che tirati, gli Engel interpretano la loro visione di death metal melodico senza indulgere in durezza, ma dando anzi spazio ad aperture di ampio respiro, ben giostrate da un costante tappeto di tastiere, che dona al tutto una tensione ricca di gusto e spessore. L'alternarsi dello screaming e del cantato melodico, tutto però per lo più in salsa maschile, non risulta così innovativo e non fa certo urlare al miracolo, ma una produzione piena e cristallina ed un songwriting dinamico e diversificato sanno rendere giustizia a materiale che, non ci sono remore ad ammetterlo, difficilmente potrebbe trovare posto fra le composizioni della band madre del buon Engelin. Il gruppo esordisce nel 2005 con l'album omonimo, realizzato per il circuito indipendente e quindi di difficile reperibilità fuori dal circuito nazionale. Il debutto internazionale avviene invece due anni dopo con "Absolute Design", un lavoro forse prevedibile e ancora privo di un profilo preciso, probabilmente troppo debitore al lato melodico della proposta, ma nel quale emergono delle buone idee e per tre brani del quale vengono anche realizzati dei videoclip ("Casket Closing", "Next Closed Door" e "Calling Out"). "Threnody" vede la luce nel 2007 e mette in luce un sempre più accentuato gusto per le melodie anche catchy e di facile presa, ma filtrate dalla indubbia classe del quintetto, che riesce a mantenersi lontano dal melenso o addirittura dal pacchiano regalando una serie di brani sempre comunque credibili ed abbastanza aggressivi. Composto per piacere agli estimatori anche di un certo pop intriso di durezza, specie nei suoni delle chitarre, si tratta di un album che conferma quanto di buono ascoltato sull'esordio e che lancia un ponte ideale con le produzioni recenti degli stessi In Flames, o dei Soilwork, tanto per fare dei nomi che siano indicativi. Il death melodico in salsa industrial cavalca ora parti vocali che vedono ridursi sensibilmente le sezioni urlate per dare spazio a ritornelli ed aperture melodiche di gran impatto e a loro modo anche memorizzabili. "Blood Of Saints" del 2012 ribadisce la passione per i ritornelli puliti e di grande presa serviti in salsa death melodico o pop/industrial, con il singer Magnus Klavborn autore di una prova canora molto varia e diversificata, che ne fa apprezzare senza alcun dubbio l'ampio range vocale e i traformismi interpretativi di tutto rispetto. Probabilmente accostare il termine death allo stile propugnato dagli Engel è divenuto via via fuori luogo, in quanto, pur trattandosi di una musica di una certa durezza, ben poco ha a che vedere con gli estremismi che i puristi, ed il sottoscritto, tendono ad associare a quell'etichetta stilistica. Resta ad ogni modo il fatto che gli svedesi in oggetto, capitanati da un Engelin evidentemente sempre più a caccia di un pubblico giovane, sappiano asservire le proprie capacità tecniche al fine di raggiungere un lusinghiero riscontro commerciale. Nel 2014 è la volta di "Raven Kings", tanto orecchiabile quanto potente, che rimette gli Engel su una carreggiata non tanto devota all'originalità ed alla sperimentazione, ma ottimamente impostata sui binari del mestiere e dell'esperienza, che rendono questo capitolo certamente il migliore dell'intera produzione degli svedesi.

 

Vincenzo Barone