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FOO FIGHTERS

 

FOO FIGHTERS

 

Velleità di progetti artistici Dave Grohl ne aveva avuti quando ancora i Nirvana erano insieme; fu infatti nel 1992 quando sotto il nomignolo di Late! Grohl pubblicò dei demos che in qualche modo possono rappresentare l’esperimento embrionale del progetto Foo Fighters.

Dopo la morte di Cobain ed il relativo conseguente scioglimento dei Nirvana, l’idea di mettere insieme una band fu la priorità del talentuoso batterista, ma in quel periodo prevalse il timore di quello che avrebbe potuto rappresentare un disco ed una band subito dopo un colosso come quello rappresentato dai Nirvana. Grohl peraltro voleva prima focalizzare il suo discorso musicale e ricercare una dimensione che lo rappresentasse degnamente. Per questo il motivo l’album di debutto dei Foo Fighters in realtà fu quasi interamente suonato dallo stesso Grohl e pubblicato dalla Capitol. C’era un’incredibile buzz intorno a quella release e sin da subito si comprese come e quanto i Foo Fighters avessero potuto fare. Un concetto di band finalmente prese piede subito dopo la pubblicazione di quel primo album e già nel 96 Grohl individuò in Nate Mendel al basso e William Goldsmith alla batteria la sua sezione ritmica, mentre per la chitarra ripescò Pat Smear che aveva lavorato con lui alle registrazioni di In Utero. Le cronache dell’epoca riportano che per un breve lasso di tempo l’ex batterista aveva contemplato l’ipotesi di assoldare Chris Novoselic al basso, ma fu troppo forte la paura che questa decisione avrebbe determinato il considerare i Foos come una conseguenza logica e diretta dei Nirvana. Durante le session di The Colour and the shape che sarebbe poi uscito nel 97 nacquero dei dissidi tra Grohl e Goldsmith che il produttore Gil Norton non seppe ricomporre. La conseguenza fu che nel disco ci sono un paio di tracce accreditate a Goldsmith ma di fatto la batteria è suonata dallo stesso Grohl. Una volta pubblicato l’album però l’ex Nirvana non volle per necessità pensare di doversi sedere di nuovo dietro lo strumento e chiamò Taylor Hawkins per quel ruolo. Certo Grohl non è mai stato un tipo semplice nei rapporti interpersonali. Durante il tour di The Colour of the shape ci furono motivi di conflitto anche con Pat Smear, che però a differenza di Goldsmith decise una separazione morbida dalla band ed anzi annunciò lui stesso il suo sostituto in Frank Stahl degli Scream…. Problema risolto? Macchè! Stahl non arrivò neanche fino allo studio di registrazione e lasciò a sua volta i Foo Fighters per divergenze con Grohl, sostituito a sua volta a Chris Shifflet. Fu un periodo burrascoso anche dal punto di vista legale, visto che una clausola del contratto che legava la formazione americana alla Capitol recitava che in caso di licenziamento di Gary Gersh (colui che per primo aveva creduto in loro e li aveva firmati) i Foo potevano semplicemente annullare il deal. Cosa che accadde regolarmente e la band approdò alla RCA in tempo per la realizzazione di There is nothing left to lose. Nel frattempo, musicalmente parlando la band aveva consolidato un proprio stile divenendo sempre più matura e consapevole dei propri mezzi. L’ascesa compositiva era evidente, testimoniata peraltro dal crescente consenso e successo commerciale. Con tutti e tre i primi albums i Foos erano divenuti di Platino (un miolione di copie) in tutti i paesi anglosassoni, Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna ed Australia e per ben due volte si erano attestati in decima posizione nella classifica di Billboard, con The Colour and The Shape prima e There is nothing left poi.

All’inizio del nuovo millennio i Foo Fighters fecero il salto di qualità. Grohl era ormai un musicista riconosciuto ed apprezzato, cui si rivolgevano anche altre bands per farsi produrre o collaborare con lui.

Come i Queen of the stone age ad esempio. One By One usci nel 2002 e raggiunse la terza posizione in classifica negli States. E’ l’album della maturità e della consapevolezza per i Foos. Il suono torna alle origini ma in un contesto decisamente attuale per quell’epoca. Picchiano quando c’è da picchiare sfiorando un heavy rock che affonda le sue radici nel punk, rallentano e colpiscono con bellissimi pezzi acustici quando è il caso di farlo. In Your Honour pubblicato 3 anni più tardi esalta ancor di più questo concetto. I Foo Fighters ormai dominano la scena e la loro presenza in classifica è stabile nei primi tre posti praticamente ovunque. Nel 2008 viene pubblicato Echoes, Silence, Patience & Grace, incastrato tra il live Skin & Bones del 2006 ed un Greatest Hits pubblicato nel 2009. Echoes è il disco della consacrazione e dell’allargamento della base. Con la ciliegina sulla torta di ben 2 Grammy Awards vinti. Già nel 2006 Pat Smear era tornato nella line up a testimonianza dei buoni rapporti con Grohl. Nel 2011 venne pubblicato Wasting Lights ed una pioggia di 5 Grammy Awards investi la band mentre erano impegnati sui palchi di mezzo mondo come headliners dei principali Festivals. E nel 2014 Sonic Highways registrato in giro per gli States utilizzando gli studi di registrazione storici del paese. I Foo Fighters rappresentano una realtà dominante del panorama heavy rock.