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JOURNEY

 

JOURNEY

 

Come sarebbe stato Van Halen I senza la voce di David Lee Roth o i primi dischi degli Ac/Dc senza quella di Bon Scott? E’ un ipotesi surreale, che trova una sorta di plausibile spiegazione quando si pensa alla carriera dei Journey, che oggi tendiamo a considerare di Neal Schon e Steve Perry, come se il chitarrista e vocalist della band avessero sempre fatto parte della formazione in questione.E’ vero per Neal Schon ,ex allievo della scuola Santana già alla fine degli anni 60, mentre Steve Perry fece la sua comparsa nei Journey solo a partire dal 1977. Sino ad allora nei primi 3 albums in studio, la voce della band americana era quella di Gregg Rollie che suonava anche le tastiere, con Aynsley Dunbar alla batteria e Ross Valory al basso. Tre dischi in tre anni dal 1975 al 1977, il primo omonimo, Look into the future e Next, tre albums più che interessanti, con alcune chicche come “To play some music”, destinate comunque ad entrare nella lista di greatest hits dei Journey anche negli anni a venire. Ma quando all’indomani del deludente risultato di classifica e vendite complessive, la band decise di sostituire Rollie con Perry e  si fece improvvisamente giorno!  La voce calda e suadente di Steve Perry divenne immediatamente marchio di fabbrica e regalò alla band finalmente il consenso di media e pubblico tanto agognato. E’ pur vero che in sequenza la band aveva fatto registrare una crescita costante di presenza nella chart americana: 130 il primo, 100 il secondo, 85 il terzo. Infinity arrivò alle soglie della Top 20 attestandosi alla 21° posizione. Ma soprattutto stabilí un nuovo parametro in fatto di vendite con la band statunitense da quel momento in avanti con una solida base di almeno 3 milioni di copie vendute solo in madrepatria. Da Evolution in poi sempre con Rollie confinato al ruolo di tastierista, Steve Smith prese il posto di Dunbar dietro la batteria.

La band individuò un suo filone compositivo e divenne sempre più protagonista di quel genere musicale che viene definito AOR e che a seconda delle versioni viene tradotto come Adult Oriented Rock, Album Oriented Rock o American oriented rock.

Ancora un album con quella formazione Departure nel 1980 e poi un altro cambio destinato a perfezionare ulteriormente la line up con Jonahtan Cain alle tastiere al posto di Rollie ed Escape un disco che triplico nei soli States il potenziale di vendita dei Journey. E’ l’album che si apre con “Don’t Stop Believin” il brano certificato come il singolo più venduto digitalmente nella storia di I Tunes! E’ anche il disco di “Still they ride” e “Who’s crying now”, un vero chartbuster e capostipite di un certo sound propriamente americano che aveva trovato spazio nell’airplay radiofonico delle emittenti americane. Trovata la quadra nella line up la band sfodera il meglio con due album destinati ad entrare nella storia: Frontiers nel 1983 e Raised on radio nel 1986. Escape aveva conquistato la posizione numero uno di Billboard, Frontiers arrivò alla 2, Raised alla 4. Un dominio incredibile, gli anni migliori per i Journey che improvvisamente sul più bello si lasciarono tentare dal diavolo pensando di poter ognuno fare di più e meglio da solista piuttosto che con il gruppo. La band si sciolse ed ognuno di loro tentò strade diverse , salvo poi tornare insieme a 10 anni di distanza. Dopo che voci di corridoio si erano propagate anche ad arte su questa probabile reunion. Trial by Fire vide la luce solo nel 1996 e pur essendo un discreto album sembrò più uno show off di virtuosismi chitarristi e vocali delle due primedonne intente ognuna a rivendicare il proprio status nei confronti dell’altro. Forse anche complice un numero eccessivo di ballads, come alla ricerca di un pubblico più ampio, che comunque riconobbe alla band il giusto tributo portando l’album alla terza posizione in classifica negli States per un milione di copie vendute e disco d’oro anche in Giappone e Canada. Arrival nel 2001, la teorica risposta a Departure con Steve Augeri al posto di Perry e Dean Castronovo che aveva militato nei Bad English al fianco di Schon, Cain e Phillips al posto di Steve Smith. E la storia più recente ancora, quella a partire dal 2005 vede un ulteriore nuovo vocalist, Amel Pineda, filippino con un timbro vocale straordinariamente simile a quello del grande Steve Perry.