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JUDAS PRIEST

 

JUDAS PRIEST

 

Nell’iconografia delle metal bands, i Judas Priest di Rob Halford occupano sicuramente un posto d’onore, ed insieme agli Iron Maiden possono essere considerati la massima espressione dell’heavy inglese di sempre.

La loro longeva storia musicale inizia alla fine degli anni 60, ma prende corpo definitivamente solo nei primi 70 quando Rob Halford ne diventa il carismatico leader, prendendo come vocalist il posto di Al Atkins.

E’ indiscutibile che “British Steel “,pubblicato nel 1980, sia da considerarsi l’album della svolta per i Priest, ma è altrettanto indiscutibile che la loro storia discografica all’inizio è stata caratterizzata da albums di assoluto interesse.

In qualche modo la band si ricollega infatti quello che stavano facendo i Black Sabbath,- peraltro concittadini dei Judas (Birmingham), - per poi affrontare una vera e propria evoluzione, creando quelle basi che oggi consideriamo le fondamenta dell’heavy metal. “ Rocka Rolla” del 1974 è sicuramente un disco embrionale, nel quale riecheggiano echi di “Canned Heath” e dell’era psichedelica inglese. “ Sad Wings of Destiny” invece, uscito appena due anni più tardi, nel 1976, è già da considerarsi vero capolavoro della cosiddetta NWOBHM (New Wave of British Heavy Metal), grazie a brani come “Victims of changes”, “The ripper”, “Tyrant” e “Genocide”. Il processo di trasformazione dei Judas era ancora incompleto e “Sin After Sin” del 77 ed il successivo “Stained Class”, del 78, furono un’alternanza di luci ed ombre. Ancora non c’era quella velocità d’esecuzione che poi sarebbe diventata la caratteristica principale del gruppo, spesso i brani erano molto pesanti, lenti e monolitici, una sorta di radici del power metal più che una proiezione dello speed. “Killing Machine” del 1979 è l’ultimo episodio che può definirsi sperimentale prima del netto salto di qualità di “British Steel”, un disco manifesto di tutta la cultura metal, un capolavoro assoluto e cristallino. Il disco ha capolavori come l’anthemica “Breaking The Law”, destinata a diventare il pezzo più universalmente riconosciuto dai fans di tutto il mondo, ma anche “Metal Gods”, “Rapid Fire”, “Grinder” . La devastante “Steeler”, il brano conclusivo, spesso bistrattato dalla stessa band, che raramente lo esegue dal vivo, è un crescendo impetuoso e metallico che perfettamente descrive il sound della formazione di K K Downing e Glen Tipton. Questa è indubbiamente la golden era dei Priest, che un anno dopo tornano con “Point Of Entry”, considerato ingenerosamente un disco minore rispetto al precedente, ma che invece è un album di tutto rispetto che forse testimonia un’apertura dei Priest al mercato americano, conquistato definitivamente con British Steel. Sono gli anni 80 a sancire la conquista dello scettro metal da parte di Halford e soci con “Screaming For Vengeance “ nel 1982 e “Defenders of The Faith” due anni più tardi, due best sellers capaci di imporre il loro stile a 360°. “Turbo”, del 1986, testimonia la novità delle tastiere e di soluzioni melodiche più orecchiabili, ma i Judas restano naturalmente i veri difensori della fede. Sono protagonisti di brani anthemici come “United” che tendono all’autocelebrazione, ma che rendono perfettamente l’idea delle loro potenzialità. La discografia dei Judas Priest prosegue con “Rami t down” dell’88, “Painkiller” del 1990 e si dirada nel tempo, mentre Halford inizia una carriera da solista con una sua band. Gli anni 90 ci regalano un solo album in studio, nel 1997 dal titolo” Jugulator.” Poi pubblicazioni sparse qua e là, sino ad arrivare a “Redemeer of Souls” del 2014.

Quello che è certo è che i Priest sono rimasti integri ed hanno mantenuto una popolarità indiscutibile nei confronti di milioni di fans in tutto il mondo. I loro live sono esplosivi e pirotecnici e rivelano una carrellata di greatest hits di oltre 40 anni di albums . Particolarmente preziose le ristampe di alcuni dei loro album più iconici , da British Steel a Screaming For Vengeanche con bonus material di ogni tipo, inediti, versioni live e molto di più.