Sonymusic-Centurymedia

british-steel

LA RECENSIONE DI BRITISH STEEL

Il capolavoro, l’album più iconico della longeva discografia degli inglesi Judas Priest. Pubblicato ad un anno di distanza da “Killing Machine” del 1979, “British Steel” è un vero manifesto dell’heavy metal, a partire dall’incredibile copertina che raffigura una mano che tiene una lametta. “British Steel”, scritta da una band originaria di Birmingham, citta capitale della siderurgia in gran Bretagna è uno slogan ancora più forte! Questo è l’album di “Breaking the law” il più grande successo dei Judas, il loro inno insuperabile, il brano più atteso durante i concerti. Ogni singolo aspetto, ogni particolare, ogni brano di questo disco rappresenta uno strumento di autodeterminazione, di rivendicazione. Questa è la Bibbia del perfetto metallaro! “Rapid Fire” apre l’album con le sue chitarre taglienti e lancia il grido di battaglia che arriva puntuale con “Metal Gods”, un altro brano destinato ad entrare nell’Olimpo dei più grandi successi della band, col suo incedere implacabile, un mid tempo davvero rappresentativo del sound della formazione capitanata da Rob Halford. Si narra di marce dimostrative, di regole divine, di dominazione del mondo. La terminologia dei testi di Halford sintetizza l’immaginario del mondo metallico, i suoi miti, le sue leggende. “Breaking the law” stabilisce uno stand nuovo in 2 minuti primi e 34 secondi! E la “Ace of spades” dei Priest precede “Grinder” un altro mid tempo devastante. “United” è il vessillo sotto il quale Halford chiama a raccolta gli adepti di un crescente movimento metal mondiale. “You don’t have to be old to be wise” è l’ennesimo mid tempo che rivela più specificatamente la natura sociale di un testo che vuole essere di rottura come “Breaking”, ma da una prospettiva diversa. Ed improvvisamente si riparte con un’altra hit anthemica , “Living after midnight”, una vera party song headbangers style. Un mid tempo ancora una volta come se fosse l’indelebile marchio di fabbrica dei Judas. “The Rage” esce dagli schemi ,per poi chiudere la versione originale dell’album con “Steeler” uno dei brani più sottovalutati di tutta la discografia del gruppo.Una furiosa ed impetuosa cavalcata al galotto dove i 5 musicisti inglesi si muovono all’unisono come una sola inarrestabile corazzata. K K Downing e Glen Tipton imperversano con le loro chitarre in un finale spaventoso di aggressività e sostanza sonora. “British Steel” è un capolavoro di assoluto rilievo, che non esprime perle significative di virtuosismo, ma rende la nitida idea di una band finalmente matura con un sound particolarmente focalizzato. Se questa band, insieme agli Iron Maiden si può considerare massima esponente dell’Heavy metal mondiale di sempre, i Judas lo sono anche dal punto di vista iconografico. A produrre” British Stee”l fu confermato in cabina di regia Tom Allom, che aveva già guidato la band di Halford nei dischi immeditamente precedenti, e che in quegli anni era il deus ex machina in Inghilterra e stava iniziando a seguire i primi passi dei Def Leppard. Allom aveva iniziato come ingegnere del suono ed aveva lavorato ad albums epocali, come quelli dei primi Black Sabbath, compreso “Paranoid”, o “From Genesi To Revelation” dei Genesis. “British Steel” contribui in maniera definitiva all’affermazione dei Priest negli Stati Uniti dove divennero una spendida realtà dopo aver conquistato negli anni precedenti il mercato giapponese. Qualche anno fa è stata realizzata una versione deluxe dell’album che conteneva un live con l’intero album esibito dal vivo in concerto e bonus tracks varie. Imperdibile.

Paolo Maiorino

ITUNES BUTTON amazon button

 
 

Rapid Fire – 00:04:07
Metal Gods – 00:03:59
Breaking the Law – 00:02:33
Grinder – 00:03:57
United – 00:03:32
You Don't Have to Be Old to Be Wise – 00:05:04
Living After Midnight – 00:03:30
The Rage – 00:04:44
Steeler – 00:04:30
Red, White & Blue – 00:03:42
Grinder – 00:04:47